JONATHAN FRANZEN.
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PURITY.
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Parte 1.
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Titolo originale: Purity. 2015.
Traduzione di: Silvia Pareschi.
2016 Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Purity Tyler non sa quasi nulla del suo passato: non conosce l'identit di suo padre e non sa perch sua madre sia una persona fragile e un po' squinternata.
Andreas Wolf per dimenticare e far dimenticare il suo passato ha messo in piedi un colosso di informazioni illegalmente divulgate, il Sunlight Project.
Quando le loro strade si incrociano, i segreti minacciano di esplodere e la forza degli ideali comincia a vacillare.
Troppe responsabilit gravano sulle giovani spalle di Purity Tyler, per tutti Pip: un debito universitario di centotrentamila dollari che il suo pessimo lavoro da promotrice telefonica non potr mai ripagare, una madre lunatica, ipocondriaca e del tutto priva di senso pratico, e nessun padre con cui condividere i due carichi. L'incontro fortuito con una bellissima e indecifrabile attivista tedesca nella casa di Oakland che Pip occupa con altri squatter le offre un'inattesa possibilit di fuggire da tutto questo: uno stage (retribuito!) presso la sede sudamericana del Sunlight Project, l'organizzazione clandestina che divulga via rete notizie riservate sui traffici di mezzo mondo. Accettando, Purity potr contribuire alla pulizia del pianeta gettando luce sui misteri dei potenti, e allo stesso tempo, perch no, carpire informazioni sull'identit di suo padre, che la madre si rifiuta da sempre di rivelare, per indurlo a metter mano al portafogli.
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E poi potr conoscere il mitico Andreas Wolf, ispiratore e leader carismatico del Progetto. Wolf  finito sotto i riflettori durante l'attacco a Normannenstrae del 1990, che ha scoperchiato gli altarini della Stasi e di un intero sistema, e da quel momento la sua ascesa verso l'Olimpo dei leaker pi scomodi  stata inarrestabile. A differenza del collega e rivale Julian Assange, Wolf vorrebbe fare della purezza il suo marchio di fabbrica (Wiki era sporca: c' gente che  morta a causa di Wiki); come lui, tuttavia, esprime il rapporto instabile e complicato che lega potere e segreti. Oscuri e nefasti sono quelli che si nascondono nel passato di Andreas, in una Ddr pre-caduta del Muro; oscura e ambigua  la sua tensione verso la nuova arrivata Pip. Il contatto con il leader segner per lei l'inizio di un viaggio di formazione alla scoperta di suo padre e di sua madre, della stoffa morale di cui sono fatti quelli che ama, del lato oscuro dietro a ogni luce.
L'autore di Le correzioni e Libert dilata il tempo e lo spazio della sua narrazione - la Germania Est degli anni Ottanta, Philadelphia, Oakland, Denver, la Bolivia di oggi -, espande la galleria dei personaggi e moltiplica i protagonisti, diversifica le insidie con cui si devono misurare - dalla potenziale distruttivit del ruolo genitoriale alla schiavit dell'immagine, dalla corruttibilit delle idee forti alla guerra fra i sessi -, e restituisce una grande opera di inedita ambizione e irresistibile pathos.
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L'Autore.
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Jonathan Franzen ha scritto quattro romanzi (La ventisettesima citt, Forte movimento, Le correzioni e Libert), due raccolte di saggi (Come stare soli e Pi lontano ancora) e l'autobiografia Zona disagio. Ha annotato un compendio di saggi di Karl Kraus nel volume Il progetto Kraus. Inoltre ha pubblicato racconti e saggi su The New Yorker e su Harper's. In Italia tutte le sue opere sono pubblicate da Einaudi.
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a Elisabeth Robinson.
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... Die stets das Bse will und stets das Gute schafft.
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Purity a Oakland.
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LUNEDI'.
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- Oh, micetta, come sono contenta di sentire la tua voce, - disse la madre della ragazza al telefono. - Il corpo mi tradisce di nuovo. A volte penso che la mia vita sia solo una lunga serie di tradimenti corporali.
- Non  cos per tutti? - disse la ragazza, Pip. Ultimamente chiamava la madre a met della pausa pranzo alla Renewable Solutions. Ci le procurava un po' di sollievo dalla sensazione di non essere adatta a quell'impiego, di avere un impiego al quale nessuno poteva essere adatto, o di essere una persona inadatta a qualunque tipo di impiego; e poi, dopo venti minuti, poteva dire con sincerit di dover tornare al lavoro.
- La mia palpebra sinistra sta cadendo, - spieg sua madre. -  come se ci fosse un peso che la tira gi, tipo un piombino da pesca o qualcosa del genere.
- Proprio adesso?
- Va e viene. Chiss, forse ho la paralisi di Bell.
- Qualunque cosa sia la paralisi di Bell, sono sicura che non ce l'hai.
- Come fai a essere cos sicura, micetta, se non sai neanche cos'?
- Non saprei... forse perch non avevi neanche il morbo di Basedow? L'ipertiroidismo? Il melanoma?
Non che le piacesse prendere in giro sua madre. Ma i loro rapporti erano inquinati dall'azzardo morale, un'utile espressione che Pip aveva imparato al corso di economia del college. Nel sistema economico di sua madre, lei era una banca troppo grande per poter fallire, un'impiegata troppo indispensabile per poter essere licenziata per cattiva condotta. Anche alcuni suoi amici di Oakland avevano genitori problematici, ma riuscivano comunque a parlarci tutti i giorni senza eccessive manifestazioni di stranezza, perch persino i pi problematici avevano risorse che non si limitavano al loro unico discendente. Nel mondo di sua madre, invece, esisteva solo Pip.
- Be', oggi non credo di poter andare al lavoro, - disse sua madre. - Il mio Proponimento  l'unica cosa che mi permette di sopravvivere l dentro, e non posso sintonizzarmi sul Proponimento quando ho un piombino da pesca invisibile che mi tira gi la palpebra.
- Mamma, non puoi metterti ancora in malattia. Non siamo neanche a luglio. E se poi ti viene davvero l'influenza, o qualcos'altro?
- E intanto tutti si chiedono perch una vecchia con mezza faccia che le cade sulla spalla sta l a infilare la spesa nei sacchetti. Non hai idea di quanto invidi il tuo box in ufficio. La sua invisibilit.
- Non idealizziamo il box, - disse Pip.
-  questa la cosa terribile dei corpi. Sono visibili, troppo visibili.
La madre di Pip, bench cronicamente depressa, non era pazza. Era riuscita a conservare il posto di cassiera al New Leaf Community Market di Felton per pi di dieci anni, e bastava che Pip abbandonasse il proprio modo di pensare e si sottomettesse a quello materno per comprendere perfettamente ci che le stava dicendo. L'unica decorazione sulle pareti grigie del box di Pip era un adesivo da paraurti: ALMENO LA GUERRA CONTRO L'AMBIENTE STA ANDANDO BENE. I box dei suoi colleghi erano tappezzati di foto e ritagli, ma anche Pip capiva il fascino dell'invisibilit. Inoltre si aspettava che la licenziassero da un momento all'altro, perci non aveva senso cercare di ambientarsi.
- Hai pensato a come vuoi non-festeggiare il tuo non-compleanno? - chiese a sua madre.
- Francamente, mi piacerebbe starmene a letto tutto il giorno con la testa sotto le coperte. Non mi serve un non-compleanno per ricordarmi che sto invecchiando. Me lo ricorda gi la mia palpebra.
- Che ne dici se preparo una torta e vengo a portartela e ce la mangiamo? Mi sembri un po' pi depressa del solito.
- Quando sono con te non mi deprimo.
- Ah, peccato che non sono disponibile sotto forma di pillola. Ce la fai ad affrontare una torta alla stevia?
- Non saprei. La stevia mi fa una strana reazione chimica in bocca. Nella mia esperienza una papilla gustativa non la freghi.
- Anche lo zucchero ha un retrogusto, - disse Pip, malgrado sapesse che era inutile discutere.
- Lo zucchero ha un retrogusto acido che non crea problemi alla papilla gustativa, che  fatta per registrare l'acidit senza indugiarci sopra. La papilla gustativa non deve passare cinque ore a segnalare sapore strano, sapore strano!, come mi  successo l'unica volta che ho provato una bevanda alla stevia.
- Ma io sto dicendo che anche l'acidit persiste.
- Non va affatto bene che una papilla gustativa continui a segnalare un sapore strano cinque ore dopo che hai bevuto una bevanda dolcificata. Lo sai che se fumi metanfetamina anche solo una volta, tutte le propriet chimiche del tuo cervello si alterano per sempre? Ecco, questo  l'effetto che mi fa la stevia.
- Guarda che non sono qui che mi ciuccio una pipetta da crack, se  quello che stai cercando di dire.
- Sto dicendo che non mi serve una torta.
- No, trover un altro tipo di torta. Scusa se ne ho proposta una che per te  veleno.
- Non ho detto che  veleno. Solo che la stevia mi fa una strana...
- Reazione chimica in bocca, s.
- Micetta, manger qualunque torta mi porterai, non morir per un po' di zucchero raffinato, non volevo farti arrabbiare. Tesoro, ti prego.
Nessuna telefonata era completa prima che ciascuna delle due avesse reso infelice l'altra. Il problema, agli occhi di Pip - l'essenza dello svantaggio che si portava dietro; la presumibile causa della sua incapacit di riuscire in qualunque cosa -, era che lei amava sua madre. La compativa; soffriva con lei; gioiva nel sentire la sua voce; provava un'inquietante attrazione asessuata per il suo corpo; era attenta persino all'equilibrio chimico della sua bocca; desiderava che fosse pi felice; detestava farla arrabbiare; la sentiva cara. Quello era l'enorme blocco di granito al centro della sua vita, la fonte della rabbia e del sarcasmo che rivolgeva non solo contro sua madre, ma anche, in maniera sempre pi controproducente, contro oggetti meno appropriati. Quando Pip si arrabbiava, non ce l'aveva davvero con sua madre, ma con il blocco di granito.
Aveva otto o nove anni quando le era venuto di chiedere perch nella loro casetta, tra i boschi di sequoie vicino a Felton, si festeggiasse solo il suo compleanno. Sua madre le aveva risposto di non avere un compleanno: per lei l'unico che contava era quello di Pip. Ma Pip aveva continuato a insistere, finch sua madre aveva acconsentito a festeggiare il solstizio d'estate con una torta che avrebbero chiamato di non-compleanno. Questo aveva poi sollevato la questione dell'et che sua madre si rifiutava di rivelare, dicendo solo, con un sorriso adatto alla formulazione di un koan: - Sono abbastanza vecchia per essere tua madre.
- No, ma quanti anni hai davvero?
- Guarda le mie mani, - aveva risposto sua madre. - Se ti eserciti, puoi imparare a indovinare l'et di una donna dalle mani.
E cos - per la prima volta, apparentemente - Pip aveva guardato le mani di sua madre. La pelle del dorso non era rosea e opaca come la sua. Era come se le ossa e le vene stessero risalendo verso la superficie; come se la pelle fosse acqua che si ritirava, rivelando sagome sommerse sul fondale di un porto. La sua chioma, bench folta e lunghissima, conteneva ciocche di capelli grigi e secchi, mentre la pelle alla base della gola sembrava una pesca un po' troppo matura. Quella notte Pip non era riuscita a dormire per la paura che sua madre morisse presto. Era stato il primo presentimento del blocco di granito.
Da allora aveva cominciato a desiderare ardentemente che sua madre avesse un uomo, o in generale una qualunque altra persona che l'amasse. Nel corso degli anni la lista dei potenziali candidati aveva annoverato la vicina di casa Linda, anche lei madre single e anche lei studentessa di sanscrito; il macellaio del New Leaf, Ernie, anche lui vegano; la pediatra Vanessa Tong, che esprimeva la sua potente cotta per la madre di Pip tentando di interessarla al birdwatching; e Sonny, il tuttofare con la barba da montanaro che approfittava di qualunque lavoro di manutenzione per dissertare sullo stile di vita degli antichi indiani Pueblo. Tutte quelle brave persone della San Lorenzo Valley avevano scorto nella madre di Pip ci che Pip stessa, da ragazzina, aveva visto con orgoglio: una sorta di ineffabile grandezza. Non occorre scrivere per essere poeti, non occorre creare qualcosa per essere artisti. Il Proponimento spirituale di sua madre era in s una specie di arte: un'arte dell'invisibilit. Prima che Pip compisse dodici anni, in casa loro non c'era mai stato un televisore n un computer; la principale fonte d'informazioni di sua madre era il Santa Cruz Sentinel, che leggeva per il piccolo piacere quotidiano di farsi sconcertare dal mondo. Tutto questo, di per s, non era cos insolito per la San Lorenzo Valley. Il problema era che la madre di Pip trasudava la timida convinzione della propria grandezza, o quantomeno si comportava come se un tempo fosse stata davvero una persona speciale, in un passato pre-Pip di cui si rifiutava categoricamente di parlare. Non era tanto offesa quanto mortificata dal fatto che la vicina Linda potesse paragonare suo figlio Damian, quel cacciatore di rane adenoideo, alla sua unica e perfetta Pip. Immaginava che il macellaio ci sarebbe rimasto malissimo se gli avesse detto che per lei puzzava di carne anche dopo essersi lavato; si rendeva la vita difficile cercando di schivare gli inviti di Vanessa Tong, anzich ammettere semplicemente di avere paura degli uccelli; e ogni volta che l'alto pick-up di Sonny imboccava il loro vialetto, mandava Pip ad aprirgli mentre lei usciva dal retro e scappava nel bosco. Se poteva concedersi il lusso di fare tanto la schizzinosa era solo grazie a Pip. Lo aveva ribadito molte volte, senza mezzi termini: Pip era l'unica persona che superava l'esame, l'unica che lei amava.
Tutto questo, naturalmente, era diventato fonte di violento imbarazzo quando Pip era entrata nell'adolescenza. Ma ormai era troppo impegnata a odiare e punire sua madre per valutare i danni che la sprovvedutezza materna stava infliggendo alle sue prospettive future. Nessuno le aveva detto che, se voleva fare qualcosa di buono nel mondo, forse non era un'ottima idea laurearsi con un debito studentesco di centotrentamila dollari. Nessuno l'aveva avvertita che la cifra a cui prestare attenzione durante il colloquio con Igor, il responsabile della promozione alla Renewable Solutions, non erano i trenta o quarantamila dollari di provvigioni che Pip, a sentir lui, avrebbe guadagnato nel primo anno, bens lo stipendio base di ventunmila dollari che le veniva offerto; o che un venditore persuasivo come Igor poteva anche essere bravo a vendere lavori di merda a ventunenni ignare.
- A proposito del fine settimana, - disse Pip con voce dura. - Devo avvisarti che voglio parlare di una cosa di cui non ti piace parlare.
Sua madre fece una risatina che voleva essere accattivante, per mostrarsi indifesa. - C' solo una cosa di cui non mi piace parlare con te.
- Bene, e io voglio parlare proprio di quella. Perci ritieniti avvisata.
Sua madre non rispose. A Felton la nebbia doveva essersi ormai dissolta, quella nebbia che ogni giorno sua madre vedeva scomparire con rammarico, perch rivelava un mondo luminoso al quale lei non voleva appartenere. Preferiva praticare il suo Proponimento al riparo delle mattine grigie. Ora invece la luce del sole filtrava tra i minuscoli aghi delle sequoie tingendosi di verde e oro, e il caldo estivo s'insinuava oltre le finestre a zanzariera della veranda e raggiungeva il letto che Pip aveva requisito per proteggere la sua privacy adolescenziale, relegando sua madre su una brandina nella stanza principale finch, quando lei era partita per il college, sua madre non se lo era ripreso. Probabilmente in quel momento era sul letto a praticare il suo Proponimento. In tal caso non avrebbe pi parlato se non direttamente interpellata; non avrebbe fatto altro che respirare.
- Non ce l'ho con te, - disse Pip. - Non ho intenzione di andarmene. Ma ho bisogno di soldi, e tu non ne hai, e io non ne ho, e c' solo un posto dove posso andare a cercarli. C' solo una persona che almeno in teoria mi deve qualcosa. Perci ne parleremo.
- Micetta, - disse sua madre in tono triste, - tu sai che non lo far. Mi rincresce che tu abbia bisogno di soldi, per qui la questione non  se mi piace o non mi piace, ma se posso o non posso. E io non posso, perci dovremo pensare a qualcos'altro.
Pip si accigli. Di tanto in tanto sentiva il bisogno di divincolarsi dalla camicia di forza delle circostanze in cui si trovava da due anni, per vedere se magari le maniche cedevano un po'. E ogni volta la ritrovava stretta come prima. Sempre in debito di centotrentamila dollari, sempre l'unica consolazione di sua madre. Il modo immediato e totale in cui era rimasta intrappolata, nell'istante stesso in cui erano terminati i quattro anni di libert del college, era piuttosto notevole; lo avrebbe trovato deprimente, se si fosse potuta permettere di deprimersi.
- Okay, ora metto gi, - disse nel telefono. - Tu preparati per andare al lavoro. Probabilmente l'occhio ti d fastidio perch dormi poco. A volte succede anche a me, quando non dormo.
- Davvero? - disse sua madre in tono ansioso. - Ce l'hai anche tu?
Pur sapendo che avrebbe prolungato la telefonata, e forse reso necessario estendere la discussione alle malattie ereditarie, e sicuramente richiesto una grande quantit di bugie, Pip decise che per sua madre era meglio pensare all'insonnia che alla paralisi di Bell, se non altro perch, come Pip le faceva presente da anni senza alcun esito, per l'insonnia esistevano delle medicine. Ma il risultato fu che quando Igor fece capolino nel suo box, all'1,22, Pip era ancora al telefono.
- Mamma, scusami, devo andare, ciao, - disse, e riagganci.
Igor le puntava addosso lo Sguardo. Era un russo biondo e ingiustamente bello, con una barba che attirava le carezze, e secondo Pip l'unico motivo plausibile per cui non l'aveva ancora licenziata era che gli piaceva pensare di scoparsela, e tuttavia era sicura che, se mai fossero arrivati a quel punto, lei si sarebbe sentita immediatamente umiliata, perch Igor non era solo bello, ma aveva anche un bellissimo stipendio, mentre lei non aveva altro che problemi. Ed era sicura che lo sapeva anche lui.
- Scusa, - gli disse. - Scusa, ho sforato di sette minuti. Mia madre ha un problema di salute -. Riflett per un istante. - Anzi, no, ritiro le scuse. Quante possibilit avrei avuto di ottenere una risposta positiva in un lasso di tempo di sette minuti?
- Ho l'aria di volerti rimproverare? - disse Igor, battendo le ciglia.
- Be', allora cosa ci fai qui? Perch mi fissi?
- Ho pensato che magari ti piacerebbe giocare a Venti Domande.
- Penso di no.
- Tu cerchi di indovinare cosa voglio da te, e io limiter le mie risposte a un innocuo s o no. Sia messo a verbale: se non  s o no non vale.
- Vuoi che ti faccia causa per molestie sessuali?
Igor scoppi in una risata gongolante. - Questo  un no! Ti restano diciannove domande.
- Non sto scherzando. Secondo una mia amica che studia giurisprudenza, potrei farti causa semplicemente per aver creato una certa atmosfera.
- Questa non  una domanda.
- Come faccio a spiegarti che non lo trovo affatto divertente?
- Solo domande s/no, per favore.
- Ges Cristo. Vattene.
- Preferisci parlare dei tuoi risultati di maggio?
- Vattene! Ora mi metto al telefono.
Quando Igor se ne and, Pip apr l'elenco delle chiamate sul computer, gli lanci un'occhiata disgustata e lo ridusse di nuovo a icona. In quattro dei ventidue mesi in cui aveva lavorato per la Renewable Solutions era riuscita ad arrivare penultima anzich ultima sulla lavagna dove venivano annotati i punti promozione suoi e dei colleghi. Forse non a caso, quattro su ventidue erano pi o meno le volte in cui si guardava allo specchio e vedeva una persona carina, invece di una persona che se fosse stata un'altra sarebbe anche stata carina, ma che, siccome era lei, non lo era. Aveva decisamente ereditato alcuni dei difetti fisici di sua madre, ma almeno poteva addurre a conferma la sua esperienza con i ragazzi. Molti erano attratti da lei, ma alla fine erano pochi quelli che non pensavano di aver commesso un errore. Igor cercava di risolvere quel mistero ormai da due anni. La osservava in continuazione, proprio come lei si osservava allo specchio: Ieri sembrava bella, eppure...
Da qualche parte, al college, Pip aveva raccattato l'idea - la sua mente era come un palloncino carico di elettricit statica, che attirava qualunque idea gli fluttuasse accanto - che il massimo della civilizzazione fosse trascorrere la domenica mattina in un caff a leggere una copia cartacea dell'edizione domenicale del New York Times. Era diventato il suo rito settimanale, e in effetti, quale che fosse l'origine dell'idea, la domenica mattina era il momento in cui si sentiva pi civilizzata. Non importava se era rimasta fuori a bere fino a tardi: alle otto comprava il NYT, andava da Peet's Coffee, ordinava uno scone e un cappuccino doppio, occupava il suo tavolo preferito nell'angolo e si dimenticava felicemente di se stessa per qualche ora.
L'inverno precedente, da Peet's, aveva notato un bel ragazzo magrolino che aveva il suo stesso rito domenicale. Nel giro di qualche settimana, invece di leggere le notizie, aveva cominciato a domandarsi che impressione gli facesse mentre leggeva, e se fosse il caso di alzare lo sguardo e sorprenderlo a osservarla, finch non si era resa conto che doveva trovare un nuovo caff oppure rivolgergli la parola. Quando aveva incrociato di nuovo il suo sguardo aveva azzardato un cenno d'invito, cos stridente e affettato che la sua immediata efficacia l'aveva sconcertata. Il ragazzo era andato dritto da lei con una proposta audace: visto che erano l contemporaneamente tutte le settimane, potevano condividere lo stesso giornale e salvare un albero.
- E se entrambi volessimo leggere la stessa sezione? - disse Pip, con una certa ostilit.
- Tu eri qui prima di me, - rispose il ragazzo, - perci avresti la precedenza -. Poi era passato a lamentarsi del fatto che i suoi genitori, residenti a College Station, in Texas, avevano la dispendiosa abitudine di comprare due copie del NYT della domenica per evitare di disputarsi le sezioni.
Pip, come un cane che conosce esclusivamente il proprio nome e cinque semplici parole del linguaggio umano, sent solo che il ragazzo veniva da una normale famiglia con due genitori e soldi da sprecare. - Ma questo  l'unico momento della settimana che dedico interamente a me stessa, - disse.
- Scusa, - rispose il ragazzo, indietreggiando. - Mi era sembrato che volessi dirmi qualcosa.
Pip non riusciva a non essere ostile con i ragazzi della sua et che si interessavano a lei. In parte perch l'unica persona al mondo di cui si fidava era sua madre. Dalle esperienze delle superiori e del college aveva gi imparato che pi il ragazzo era gentile, e pi entrambi avrebbero sofferto quando si fosse reso conto che Pip era molto pi incasinata di quanto la sua gentilezza gli aveva fatto credere. Per non aveva ancora imparato a non desiderare che qualcuno fosse gentile con lei. I ragazzi meno gentili erano particolarmente abili a percepire quel desiderio e ad approfittarsene. Di conseguenza non poteva fidarsi n di quelli gentili n di quelli meno gentili, e per giunta non era molto brava a distinguere gli uni dagli altri finch non ci si trovava a letto.
- Magari possiamo prendere un caff un altro giorno, - disse al ragazzo. - Che non sia la domenica mattina.
- Certo, - rispose lui, dubbioso.
- Perch adesso che abbiamo parlato non serve che continuiamo a guardarci. Possiamo leggere ciascuno il proprio giornale, come i tuoi genitori.
- A proposito, mi chiamo Jason.
- E io Pip. E adesso che ci siamo presentati, non serve davvero pi che continuiamo a guardarci. Io potr pensare, oh,  solo Jason, e tu potrai pensare, oh,  solo Pip.
Lui aveva riso. Salt fuori che si era laureato in matematica a Stanford e stava vivendo il sogno di ogni studente di matematica: lavorava per una fondazione che promuoveva la conoscenza dell'aritmetica sul territorio nazionale, e nel frattempo cercava di scrivere un manuale che sperava rivoluzionasse l'insegnamento della statistica. Pip usc due volte con lui, e si trov tanto bene da pensare che fosse meglio portarselo a letto prima che uno dei due soffrisse. Se avesse aspettato troppo, Jason avrebbe scoperto che lei era un guazzabuglio di debiti e obblighi e sarebbe scappato a gambe levate. Oppure sarebbe stata costretta a dirgli che i suoi sentimenti pi profondi erano riservati a un uomo maturo, che non solo non credeva nel denaro - nel senso della valuta statunitense e del suo possesso - ma aveva anche una moglie.
Cos, per non essere del tutto reticente, raccont a Jason del suo lavoro extra come volontaria per il disarmo nucleare, un argomento sul quale lui, bench non facesse quel lavoro, sembrava molto pi ferrato di lei, tanto che Pip divent leggermente ostile. Per fortuna Jason era un gran chiacchierone, un entusiasta di Philip K. Dick, di Breaking Bad, delle lontre marine e dei puma, della matematica applicata alla vita quotidiana e soprattutto del suo metodo geometrico di statistica pedagogica, che sapeva spiegare talmente bene da renderlo quasi comprensibile a Pip. La terza volta che si videro, in un ristorantino asiatico dove le era toccato fingere di non avere fame perch lo stipendio di quel mese non le era ancora stato accreditato, Pip si trov a un bivio: rischiare l'amicizia oppure rifugiarsi nella sicurezza del sesso occasionale.
Fuori dal ristorante, circondata dalla nebbiolina e dal silenzio della domenica sera in Telegraph Avenue, Pip si fece avanti e Jason rispose con fervore. Mentre gli si stringeva contro avvert i gorgoglii del proprio stomaco; sper che lui non li sentisse.
- Vuoi che andiamo a casa tua? - gli mormor all'orecchio.
Jason disse di no, purtroppo c'era sua sorella in visita.
Alla parola sorella, il cuore di Pip si strinse per l'ostilit. Non avendo fratelli n sorelle propri, mal sopportava le esigenze e la potenziale solidariet di quelli altrui; la loro normalit di famiglia nucleare, il loro patrimonio ereditario di intimit.
- Possiamo andare a casa mia, - disse, un po' contrariata. Ed era cos intenta a pensare male della sorella che l'aveva soppiantata nella camera da letto di Jason (e per estensione anche nel suo cuore, bench Pip non morisse dalla voglia di entrarci), cos irritata da quella situazione mentre camminava mano nella mano con lui lungo Telegraph Avenue, che solo quando si trov davanti alla porta si ricord che non potevano andare a casa sua.
- Oh, - disse. - Oh. Puoi aspettare un secondo fuori mentre sistemo una faccenda?
- Um, certo, - rispose Jason.
Gli diede un bacio riconoscente, seguito da dieci minuti di strusciate e pomiciate davanti alla porta, e mentre sprofondava nel piacere di farsi toccare da un ragazzo pulito ed estremamente abile, un sonoro brontolio di stomaco intervenne a distoglierla.
- Un secondo, okay? - disse.
- Hai fame?
- No! Anzi, forse all'improvviso s, un pochino. Ma al ristorante non l'avevo.
Infil la chiave nella serratura ed entr. Il coinquilino schizofrenico, Dreyfuss, stava guardando una partita di pallacanestro in soggiorno insieme al coinquilino disabile, Ramn, su un televisore recuperato tra i rifiuti e dotato di un convertitore analogico-digitale che un terzo coinquilino, Stephen, quello di cui Pip era pi o meno innamorata, aveva ottenuto con un baratto concluso in strada. Il corpo di Dreyfuss, gonfio per i farmaci che fino a quel momento aveva preso diligentemente, riempiva una poltrona bassa recuperata tra i rifiuti.
- Pip, Pip, - grid Ramn, - Pip, cosa fai adesso, hai detto che mi aiutavi con il voccabilario, vuoi aiutarmi adesso?
Pip si port un dito alle labbra, e Ramn si tapp la bocca con le mani.
- Eh, gi, - disse piano Dreyfuss. - Non vuole far sapere a nessuno che  qui. E perch mai? Non sar perch in cucina ci sono le spie tedesche? Uso la parola spie in senso lato, naturalmente, anche se forse non del tutto improprio, visto che il gruppo di studio sul disarmo nucleare di Oakland conta circa trentacinque membri, dei quali Pip e Stephen non sono certo i pi essenziali, eppure la casa che i tedeschi hanno scelto di onorare con coscienziosit e invadenza fin troppo germaniche, da quasi una settimana ormai,  la nostra. Un fatto curioso, degno di considerazione.
- Dreyfuss, - sibil Pip, avvicinandoglisi per non dover alzare la voce.
Dreyfuss intrecci placidamente le dita grasse sopra la pancia e continu a parlare con Ramn, che non si stancava mai di ascoltarlo. - Pu essere che Pip voglia evitare di parlare con le spie tedesche? Forse soprattutto stasera? Visto che ha portato a casa un giovanotto con il quale  rimasta a osculare sulla veranda per circa un quarto d'ora?
- Sei tu la spia, - sussurr Pip, furiosa. - Detesto quando mi spii.
- Lei detesta quando osservo cose che nessuna persona intelligente potrebbe fare a meno di notare, - spieg Dreyfuss a Ramn. - Osservare ci che  sotto gli occhi di tutti non  spiare, Ramn. E forse  quello che stanno facendo anche i tedeschi. Ci che caratterizza una spia, per,  il movente, e qui, Pip... - Si gir verso di lei. - Qui ti consiglierei di chiederti cosa ci fanno in casa nostra quegli invadenti e coscienziosi tedeschi.
- Non hai smesso di prendere le medicine, vero? - sussurr Pip.
- Osculare, Ramn. Ecco una bella parola per te.
- Chevvuol dire?
- Diamine, vuol dire pomiciare. Avvinghiare le labbra. Cogliere i baci alla radice.
- Pip, mi aiuti con il voccabilario?
- Credo che stasera abbia altri programmi, amico mio.
- Tesoro, no, non adesso, - sussurr Pip a Ramn, e poi aggiunse, rivolta a Dreyfuss: - I tedeschi sono qui perch li abbiamo invitati, perch avevamo spazio. Per hai ragione, non dovete dirgli che sono tornata.
- Cosa ne pensi, Ramn? - disse Dreyfuss. - L'aiutiamo? Lei non intende aiutarti con il vocabolario.
- Oh, Cristo santo. Aiutalo tu. Sei tu che hai un vocabolario enorme.
Dreyfuss si gir di nuovo verso Pip, fissandola con uno sguardo tutto intelletto e niente sentimento. Era come se i farmaci riuscissero a controllare il suo disturbo tanto da impedirgli di massacrare la gente per strada con uno spadone, ma non tanto da cancellargli quel pensiero dagli occhi. Stephen le aveva assicurato che guardava tutti nello stesso modo, ma Pip continuava a pensare che, se un giorno Dreyfuss avesse smesso di prendere le medicine, sarebbe stata lei quella che avrebbe rincorso con lo spadone o chiss che altro, quella che avrebbe incolpato dei problemi del mondo, del complotto contro di lui; e per giunta era convinta che non fosse del tutto fuori strada a proposito della sua falsit.
- Questi tedeschi e il loro spionaggio mi disgustano, - disse Dreyfuss. - Il loro primo pensiero quando entrano in una casa  come fare a impadronirsene.
- Sono attivisti per la pace, Dreyfuss. Hanno smesso di voler conquistare il mondo tipo settant'anni fa.
- Voglio che tu e Stephen li mandiate via.
- Okay! Lo faremo! Pi tardi. Domani.
- I tedeschi non ci piacciono, vero Ramn?
- Ci piace quando siamo solo noi cinque, tipo famiiia, - disse Ramn.
- Be'... non come una famiglia. Non proprio. No. Ciascuno di noi ha la propria famiglia, vero Pip?
Dreyfuss la guard di nuovo negli occhi, uno sguardo eloquente, astuto, senza alcun calore umano: o forse era semplicemente privo di desiderio? Forse, se non fosse stato per il sesso, ogni uomo l'avrebbe guardata con la stessa insensibilit? Si avvicin a Ramn e gli appoggi le mani sulle spalle grasse e cadenti. - Ramn, tesoro, stasera ho da fare, - gli disse. - Ma domani sar a casa tutta la sera. Okay?
- Okay, - rispose Ramn, fidandosi totalmente di lei.
Pip torn di corsa all'ingresso per far entrare Jason, che si stava soffiando nelle mani a coppa. Mentre passavano per il soggiorno, Ramn si tapp di nuovo la bocca con le mani, mimando il suo impegno al silenzio, mentre Dreyfuss guardava imperturbabile la pallacanestro. In quella casa erano tantissime le cose che Jason poteva vedere e pochissime quelle che Pip voleva che vedesse, e Dreyfuss e Ramn avevano entrambi un odore, Dreyfuss di lievito, Ramn di urina, a cui gli ospiti, a differenza di Pip, non erano abituati. Sal le scale rapidamente, in punta di piedi, sperando che Jason capisse che doveva sbrigarsi e non fare rumore. Da dietro una porta chiusa al primo piano le giunsero le cadenze familiari di Stephen e sua moglie che si criticavano a vicenda.
Nella sua cameretta al secondo piano guid Jason verso il materasso senza accendere la luce, perch non voleva che vedesse quanto era povera. Era spaventosamente povera, per aveva le lenzuola pulite; era ricca di pulizia. Quando aveva traslocato in quella stanza, un anno prima, aveva strofinato ogni centimetro di pavimento e davanzale con un detersivo disinfettante spray, e quando i topi erano venuti a trovarla aveva imparato da Stephen che per tenerli lontani occorreva chiudere ogni possibile punto di accesso con lana d'acciaio, e poi aveva di nuovo pulito il pavimento. Ma quando, dopo aver sfilato la maglietta dalle spalle ossute di Jason ed essersi lasciata svestire e coinvolgere in diversi piacevoli preliminari, si ricord che i preservativi erano nel beauty case che prima di uscire aveva lasciato nel bagno al pianterreno perch i tedeschi avevano occupato quello che usava di solito, la sua pulizia divent un altro svantaggio. Diede un bacetto all'erezione nettamente circoncisa di Jason, mormorando: Scusa un secondo, torno subito, poi afferr un accappatoio che fin di sistemarsi addosso solo a met dell'ultima rampa di scale, quando si rese conto di non aver spiegato a Jason dove stava andando.
- Cazzo, - disse, fermandosi sulle scale. Non c'era niente in Jason che facesse pensare a una promiscuit sfrenata, e lei possedeva una ricetta ancora valida per la pillola del giorno dopo, e in quel momento le sembrava che il sesso fosse l'unica cosa della sua vita che le riusciva discretamente bene; tuttavia doveva tentare di mantenersi pulita. Si sent invadere dall'autocommiserazione, dalla convinzione che solo per lei il sesso si rivelasse pieno di impicci logistici, un pesce saporito con un mucchio di piccole spine. Dietro di lei, dietro la porta della camera matrimoniale, la moglie di Stephen stava alzando la voce sull'argomento della vanit morale.
- Accetto il rischio della vanit morale, - la interruppe Stephen, - quando l'alternativa  sottoscrivere un piano divino che immiserisce quattro miliardi di persone.
- Questa  l'essenza della vanit morale! - esult la moglie.
La voce di Stephen scaten in Pip un desiderio pi profondo di quello che provava per Jason, facendole rapidamente concludere che nel suo caso non si trattava di vanit morale, quanto piuttosto di scarsa autostima morale, visto che l'uomo che voleva davvero non era quello che era decisa a scoparsi in quel momento. Scese al pianterreno in punta di piedi, superando il materiale da costruzione recuperato tra i rifiuti e ammassato in corridoio. In cucina la tedesca, Annagret, stava parlando in tedesco. Pip schizz in bagno, si cacci nella tasca dell'accappatoio un blister da tre preservativi, sbirci fuori dalla porta e subito ritir la testa. Annagret era ferma sulla soglia della cucina.
Annagret era una bellezza dagli occhi scuri e dalla voce gradevole, che contraddiceva i pregiudizi di Pip sulla bruttezza del tedesco e sugli occhi azzurri di chi lo parlava. Lei e il suo ragazzo, Martin, erano in vacanza negli slum americani, in teoria per promuovere la loro organizzazione internazionale per i diritti degli squatter e creare legami con il movimento antinucleare americano, ma soprattutto, a quanto pareva, per fotografarsi a vicenda nei ghetti davanti a ottimistici murales. Il marted precedente, durante una cena comunitaria alla quale Pip era stata costretta a partecipare perch era di turno ai fornelli, la moglie di Stephen aveva attaccato briga con Annagret sulla questione del programma nucleare di Israele. La moglie di Stephen era una di quelle donne che facevano pesare alle altre la loro bellezza (il fatto che non facesse pesare niente a Pip, e che con lei cercasse invece di essere materna, confermava l'opinione non grandiosa di Pip sul proprio aspetto), e la naturale avvenenza di Annagret, pi accentuata che rovinata dal barbaro taglio di capelli e dai numerosi piercing alle sopracciglia, la irritava a tal punto che aveva cominciato a dire cose palesemente false su Israele. Visto che quello era l'unico argomento legato al disarmo che Pip conosceva bene, perch ne aveva appena parlato in una relazione per il gruppo di studio, e visto che era anche gelosissima della moglie di Stephen, si era lanciata in un eloquente compendio di cinque minuti sulle prove della capacit nucleare di Israele.
Annagret era rimasta assurdamente affascinata. Dichiarandosi supercolpita da Pip, l'aveva allontanata dagli altri per condurla in soggiorno, dove si erano sedute sul divano per una lunga chiacchierata fra donne. C'era qualcosa di irresistibile in quelle attenzioni, e quando Annagret aveva cominciato a parlare del famoso fuorilegge del web Andreas Wolf, che lei conosceva di persona, e a dire che Pip era proprio il tipo di giovane di cui il Sunlight Project di Wolf aveva bisogno, e a insistere perch Pip lasciasse quel terribile lavoro sottopagato e facesse domanda per uno degli stage retribuiti offerti dal Sunlight Project, e a sostenere che molto probabilmente per ottenere uno di quegli stage le sarebbe bastato rispondere a un questionario formale che lei stessa poteva sottoporle prima di partire, Pip si era sentita cos lusingata - cos desiderata - che aveva promesso di rispondere al questionario. A quel punto stava bevendo vino scadente da quattro ore.
Il mattino dopo, da sobria, si era pentita della promessa. Andreas Wolf, colpito da svariati mandati di cattura europei e americani per reati informatici e spionaggio, gestiva il suo Progetto dal Sudamerica, e ovviamente era escluso che Pip abbandonasse sua madre per trasferirsi in Sudamerica. Inoltre, bench alcuni dei suoi amici considerassero Wolf un eroe e lei fosse moderatamente affascinata dall'idea che la segretezza era oppressione e la trasparenza libert, Pip non era una persona politicamente impegnata; pi che altro andava dietro a Stephen, cimentandosi nella politica con la stessa incostanza con cui si cimentava nell'esercizio fisico. Inoltre, il Sunlight Project e il fervore con cui Annagret ne aveva parlato le ricordavano un po' una setta. E poi, come sarebbe senz'altro emerso dal questionario, Pip non era affatto intelligente e informata come i suoi cinque minuti di discorso su Israele l'avevano fatta sembrare. Cos aveva evitato i tedeschi fino a quella mattina, quando, mentre usciva per andare a leggere il NYT della domenica insieme a Jason, aveva trovato un biglietto di Annagret, scritto in un tono cos ferito da indurla a lasciarle a sua volta un biglietto davanti alla porta, in cui le prometteva che quella sera avrebbe parlato con lei.
E adesso, con lo stomaco che continuava a segnalare il vuoto, aspettava che un'alterazione nel flusso delle parole in tedesco indicasse che Annagret non era pi sulla soglia della cucina. Due volte, come un cane che sorprende una conversazione tra umani, le sembr di sentire il proprio nome. Se fosse riuscita a connettere sarebbe entrata risolutamente in cucina, avrebbe annunciato che aveva compagnia e non poteva fare il questionario, e sarebbe tornata di sopra. Ma aveva una fame terribile, e il sesso stava diventando un'idea sempre pi astratta.
Finalmente sent dei passi, una sedia che sfregava sul pavimento della cucina. Si precipit fuori dal bagno, ma l'orlo dell'accappatoio si impigli in qualcosa. In un chiodo che spuntava da un pezzo di legno recuperato tra i rifiuti. Mentre si scansava saltellando dal mucchio di legna che le franava addosso, sent la voce di Annagret nel corridoio alle sue spalle.
- Pip? Pip, ti cercavo per tre giorni!
Pip, girandosi, la vide venire avanti.
- Ciao, s, scusa, - disse, riammucchiando in fretta la legna. - Ora non posso. Ho... Ti va bene domani?
- No, - rispose Annagret, sorridendo, - vieni ora. Vieni, vieni, come hai promesso.
- Um -. La sua mente non riusciva a stabilire le priorit. In cucina, dove c'erano i tedeschi, c'erano anche i cornflakes e il latte. Sarebbe stato cos terribile se avesse mandato gi qualcosa prima di tornare da Jason? Non sarebbe forse stata pi efficace, pi reattiva ed energica, se prima avesse mangiato un po' di cornflakes? - Aspetta, devo correre di sopra un secondo, - disse. - Un secondo, okay? Torno subito, promesso.
- No, vieni, vieni. Vieni ora. Ci vogliono solo pochi minuti, dieci minuti. Vedrai,  divertente,  solo una formalit che dobbiamo seguire. Vieni. Ti aspettavamo per tutta la sera. Tu vieni a farlo ora, ja?
Mentre la bella Annagret le faceva cenno di seguirla, Pip cap cosa intendeva Dreyfuss parlando dei tedeschi; eppure ricevere ordini le dava sollievo. E poi ormai era rimasta da basso cos a lungo che sarebbe stato sgradevole salire a implorare Jason di portare ancora pazienza, e la sua vita era gi cos piena di sgradevolezze che la strategia migliore era quella di ritardare il pi possibile il momento di incontrarle, anche quando il ritardo aumentava le probabilit che al momento dell'incontro fossero ancora pi sgradevoli.
- Cara Pip, - disse Annagret accarezzandole i capelli, quando Pip si sedette al tavolo della cucina davanti a una grande ciotola di cornflakes, non proprio dell'umore adatto a farsi toccare i capelli. - Grazie di fare questo per me.
- Basta che ci sbrighiamo, okay?
- S, vedrai.  solo una formalit che dobbiamo seguire. Mi ricordi tanto me stessa alla tua et, quando avevo bisogno di uno scopo nella vita.
A Pip non piacque quella frase. - Okay, - rispose. - Scusa la domanda, ma il Sunlight Project  una specie di culto?
- Culto? - Martin, seduto a capotavola, tutto barba lunga e kefiah palestinese al collo, scoppi a ridere. - Culto della personalit, magari.
- Ist doch Quatsch, du, - ribatt Annagret con un certo fervore. - Also wirklich.
- Come, scusa? - chiese Pip.
- Ho detto che sono tutte cazzate, quello che lui dice. Il Progetto  il contrario di un culto. Si basa su onest, verit, trasparenza, libert. I governi con il culto della personalit sono quelli che lo odiano.
- Ma il Progetto ha un leader molto carits-metico, - ribatt Martin.
- Carismatico? - disse Pip.
- Carismatico. L'ho pronunciato come aritsmetico. Andreas Wolf  molto carismatico -. Martin rise di nuovo. - Quasi da manuale: come usare la parola carismatico in una frase. Andreas Wolf  molto carismatico. La frase  chiarissima, il significato si capisce subito. Lui  la definizione stessa della parola.
Martin stava provocando Annagret, la quale sembrava infastidita; e Pip cap, o credette di capire, che in passato Annagret era andata a letto con Andreas Wolf. Aveva almeno dieci anni pi di Pip, forse quindici. Da una cartelletta di plastica semitrasparente, un articolo da ufficio di aspetto europeo, prese alcuni fogli leggermente pi lunghi e stretti di quelli americani.
- Allora sei una specie di selezionatrice? - chiese Pip. - Vai in giro con il questionario?
- S, ho l'autorit, - rispose Annagret. - Anzi, non autorit, noi rifiutiamo l'autorit. Sono una delle persone che fanno questo per il gruppo.
-  per questo che sei venuta negli Stati Uniti? Per reclutare personale?
- Annagret  un'esperta di multitasking, - disse Martin, con un sorriso ammirato e al contempo provocatorio.
Annagret gli disse di lasciarle sole, e Martin si diresse verso il soggiorno, ancora serenamente ignaro, a quanto pareva, del fatto che Dreyfuss non lo voleva tra i piedi. Pip colse l'occasione per versarsi un'altra ciotola di cereali; almeno il problema del sostentamento era risolto.
- Io e Martin abbiamo una buona relazione, a parte la sua gelosia, - spieg Annagret.
- Di cosa  geloso? - chiese Pip, mentre mangiava. - Di Andreas Wolf?
Annagret scosse la testa. - Io e Andreas siamo stati intimi per molto tempo, ma  stato alcuni anni prima che conoscessi Martin.
- Dovevi essere molto giovane.
- Martin  geloso delle mie amiche. Niente minaccia pi un uomo tedesco, anche un uomo bravo, di due donne che sono amiche alle sue spalle. Per lui  un grande turbamento, come un errore nell'ordine del mondo. Crede che possiamo scoprire tutti i suoi segreti e rubargli il potere, o non avere pi bisogno di lui. Anche tu hai questo problema?
- Io tendo a essere la parte gelosa della coppia, temo.
- Be',  per questo che Martin  geloso di internet, perch  cos che comunico con le amiche. Ho tante amiche che non conosco di persona, vere amiche. E-mail, social media, forum. So che ogni tanto Martin guarda roba pornografica, tra noi non ci sono segreti, e se non la guardasse sarebbe probabilmente l'unico in Germania; secondo me la pornografia online era studiata per gli uomini tedeschi, perch amano stare soli e controllare tutto e hanno fantasie di potere. Ma lui dice che la guarda solo perch io ho tante amiche su internet.
- Questa naturalmente potrebbe essere pornografia da donne, - disse Pip.
- No. Lo pensi solo perch sei giovane e magari non hai tanto bisogno di amicizia.
- E allora non ti viene mai in mente di andare con le ragazze?
- In Germania le cose vanno molto male fra uomini e donne, - fu la risposta di Annagret, che in qualche modo equivaleva a un no.
- Stavo solo cercando di dire che internet  perfetto per soddisfare bisogni a distanza. Maschili e femminili.
- Ma il bisogno di amicizia delle donne viene davvero soddisfatto da internet, non  una fantasia. E siccome Andreas capisce il potere di internet, la sua importanza per le donne, Martin  geloso anche di lui: per questo, non perch in passato eravamo intimi.
- D'accordo. Ma se Andreas  un leader carismatico, allora  un uomo di potere, perci dal tuo punto di vista dovrebbe essere uguale a tutti gli altri uomini.
Annagret scosse la testa. - La cosa fantastica di Andreas  che riconosce che internet  il pi grande strumento di verit. E cosa ci dice? Che tutto nella societ ruota intorno alle donne, non agli uomini. Tutti gli uomini guardano foto di donne, e tutte le donne comunicano con altre donne.
- Mi sembra che dimentichi il porno gay e i video di animali, - disse Pip. - Ma magari adesso possiamo fare il questionario? C' tipo un ragazzo di sopra che mi aspetta, ed  per questo che ho addosso solo un accappatoio senza niente sotto, casomai te lo stessi chiedendo.
- Adesso? Di sopra? - Annagret era allarmata.
- Credevo che fosse un questionario veloce.
- Non pu tornare un'altra sera?
- Vorrei proprio evitarlo, se possibile.
- Allora vai a dirgli che ti servono solo pochi minuti, dieci minuti, con un'amica. Cos per una volta non devi essere tu la parte gelosa.
A quel punto Annagret le fece l'occhiolino, cosa che a Pip sembr una vera prodezza, visto che a lei l'occhiolino, in quanto opposto del sarcasmo, non veniva bene.
- Ti conviene prendermi finch ci sono, - le disse.
Annagret le assicur che non c'erano risposte giuste o sbagliate, e questo secondo Pip non poteva essere vero, perch se non c'erano risposte sbagliate a cosa serviva il questionario? Ma la bellezza di Annagret era rassicurante. Seduta al tavolo di fronte a lei, Pip aveva la sensazione di sostenere un colloquio per diventare Annagret.
- Quale di questi superpoteri preferiresti avere? - lesse Annagret. - Volare, essere invisibile, leggere nel pensiero o fermare il tempo per tutti tranne che per te?
- Leggere nel pensiero, - rispose Pip.
- Questa  una buona risposta, anche se non ci sono risposte giuste.
Il sorriso di Annagret era caldo e avvolgente. Pip rimpiangeva ancora il college, dove era brava nei test.
- Per favore, giustifica la tua scelta, - lesse Annagret.
- Perch non mi fido della gente, - disse Pip. - Persino mia madre, di cui mi fido, non mi dice delle cose, cose molto importanti, e sarebbe bello avere un modo per scoprirle senza che lei debba rivelarmele. Cos saprei quello che voglio sapere, ma lei potrebbe stare tranquilla. E poi, con tutti gli altri, letteralmente tutti, non so mai cosa pensano di me, e non sono molto brava a indovinarlo. Perci sarebbe bello potermi tuffare nella loro testa, tipo per un paio di secondi, e controllare che sia tutto a posto, tanto per essere sicura che non stiano pensando malissimo di me a mia insaputa, e poi potrei fidarmi di loro. Non me ne approfitterei o roba del genere. Solo che  dura non fidarsi mai degli altri. Devo sempre sforzarmi di capire cosa vogliono da me. Alla lunga  molto faticoso.
- Oh, Pip,  quasi inutile continuare. Quello che stai dicendo  fantastico.
- Davvero? - rispose Pip, con un sorriso triste. - Vedi, per anche adesso mi sto chiedendo perch lo dici. Forse vuoi solo che continui a fare il questionario. Se  per questo, mi sto anche chiedendo perch ci tieni tanto che lo faccia.
- Di me ti puoi fidare.  solo perch ti trovo speciale.
- Vedi, ma neanche questo ha senso, perch io non ho proprio niente di speciale. Ne so ben poco di armi nucleari, sapevo di Israele solo per caso. Non mi fido di te proprio per niente. Non mi fido di te. Non mi fido della gente -. Si sentiva la faccia in fiamme. - Ora bisogna davvero che torni di sopra. Mi dispiace lasciare solo il mio amico.
Annagret avrebbe dovuto cogliere il segnale e lasciarla andare, o almeno scusarsi per averla trattenuta, ma a quanto pareva Annagret (forse era una caratteristica tedesca?) non era molto brava a cogliere i segnali. - Dobbiamo seguire la formalit, - disse. -  solo una formalit, ma dobbiamo seguirla -. Le diede un buffetto e una carezza sulla mano. - Faremo in fretta.
Pip si chiedeva perch Annagret continuasse a toccarla.
- I tuoi amici stanno scomparendo. Non rispondono al telefono, agli sms e ai messaggi su Facebook. Parli con i loro capi, che dicono di non averli visti al lavoro. Parli con i loro genitori, che si dicono molto preoccupati. Vai alla polizia, e l ti dicono che stanno indagando, e che i tuoi amici stanno bene ma ora abitano in altre citt. Dopo un po', tutti i tuoi amici sono spariti. Allora cosa fai? Aspetti di sparire a tua volta, cos potrai scoprire cosa  successo ai tuoi amici? Cerchi di indagare? Scappi?
- Spariscono solo i miei amici? - chiese Pip. - Le strade sono ancora piene di persone della mia et che non sono miei amici?
- S.
- Sinceramente, credo che se mi succedesse una cosa del genere andrei dallo psichiatra.
- Ma la psichiatra va alla polizia e scopre che  tutto vero.
- Be', almeno avrei un'amica: la psichiatra.
- Ma poi scompare anche lei.
- Questo  uno scenario assolutamente paranoico. Sembra uscito dalla testa di Dreyfuss.
- Aspetti, indaghi o scappi?
- Oppure mi uccido. Va bene se mi uccido?
- Non ci sono risposte sbagliate.
- Probabilmente andrei a vivere con mia madre. Non la perderei di vista un istante. E se scomparisse comunque, probabilmente mi ucciderei, perch a quel punto sarebbe ovvio che conoscermi non fa bene alla salute.
Annagret sorrise di nuovo. - Eccellente.
- Cosa?
- Stai andando benissimo, Pip -. Si sporse in avanti e le pos le mani caldissime sulle guance.
- Dire che mi ucciderei  la risposta giusta?
Annagret allontan le mani. - Non ci sono risposte sbagliate.
- Cos faccio un po' fatica a essere contenta di andare bene.
- Quale delle seguenti cose hai fatto senza il permesso del proprietario: entrare in un account e-mail, leggere messaggi su uno smartphone, rovistare tra i file di un computer, leggere un diario, esaminare documenti privati, ascoltare una conversazione privata quando qualcuno ti chiama per sbaglio al telefono, ottenere informazioni su una persona con l'inganno, appoggiare l'orecchio a una parete o una porta per ascoltare una conversazione, e cos via.
Pip si accigli. - Posso saltare una domanda?
- Puoi fidarti di me -. Annagret le tocc di nuovo la mano. -  meglio se rispondi.
Pip, dopo un momento di esitazione, confess: - Ho letto ogni foglio di carta che appartiene a mia madre. Se avesse un diario lo avrei letto, ma non ce l'ha. Se avesse un account e-mail ci sarei entrata. Ho frugato in tutti i database online che sono riuscita a trovare. Non sono contenta di averlo fatto, ma lei non vuole rivelarmi chi  mio padre, non vuole rivelarmi dove sono nata, non vuole neppure rivelarmi il suo vero nome. Dice che lo fa per proteggermi, ma io credo che il pericolo sia solo nella sua testa.
- Queste sono cose che devi sapere, - disse Annagret in tono grave.
- S.
- Hai il diritto di saperle.
- S.
- Capisci che il Sunlight Project potrebbe aiutarti a scoprirle?
Il cuore di Pip acceler i battiti, in parte perch effettivamente non ci aveva pensato, e quella possibilit le faceva paura, ma soprattutto perch sentiva che stava partendo una vera seduzione, di cui le carezze di Annagret erano state solo il preludio. Ritir la mano e si strinse le braccia intorno al corpo, nervosa.
- Credevo che il Progetto si occupasse di segreti aziendali e nazionali.
- S, certo. Ma il Progetto ha molte risorse.
- Allora potrei, tipo, scrivere al Progetto per chiedere le informazioni che cerco?
Annagret scosse la testa. - Non  un'agenzia d'investigazioni private.
- Per, se andassi laggi per uno stage...
- S, certo.
- Be', interessante.
- Qualcosa su cui riflettere, ja?
- Ja-ha, - rispose Pip.
- Stai viaggiando in un paese straniero, - lesse Annagret, - e una notte la polizia viene nella tua camera d'albergo e ti arresta per spionaggio, anche se non sei una spia. Ti portano al commissariato. Ti dicono che puoi fare una telefonata che loro ascolteranno. Ti avvertono che chiunque chiamerai sar automaticamente sospettato di spionaggio. Chi chiami?
- Stephen, - rispose Pip.
Sulla faccia di Annagret comparve un'ombra di delusione. - Questo Stephen? Questo qui?
- S, cosa c' di male?
- Perdonami, ma credevo che avresti detto tua madre. Finora l'hai nominata in tutte le tue risposte.  l'unica persona di cui ti fidi.
- Ma quella  fiducia in senso profondo, - disse Pip. - Mia madre impazzirebbe dalla preoccupazione, e poi non ha idea di come funziona il mondo e non saprebbe a chi rivolgersi per aiutarmi. Stephen lo saprebbe senz'altro.
- Io lo trovo un po' debole.
- Cosa?
- Lo trovo debole.  sposato con quella persona rabbiosa, dominatrice.
- S, lo so,  un matrimonio sfortunato... credimi, lo so.
- Provi qualcosa per lui! - disse Annagret, costernata.
- S, e allora?
- Be', non me l'hai detto. Noi ci dicevamo tutto, sul divano, e non mi hai detto questo.
- Tu non mi hai detto che andavi a letto con Andreas Wolf!
- Andreas  un personaggio pubblico. Devo stare attenta. Ed  stato molti anni fa.
- Da come parli di lui, sembra che ci torneresti in un batter d'occhio.
- Pip, ti prego, - disse Annagret, afferrandole le mani. - Non litighiamo. Non sapevo che provassi qualcosa per Stephen. Scusami.
Ma la ferita inflitta dalla parola debole faceva sempre pi male, e Pip inorridiva al pensiero di quante informazioni personali aveva gi regalato a una donna cos sicura della propria bellezza da riempirsi la faccia di metallo e tranciarsi i capelli (cos sembrava) con le forbici da giardino. Pip, che non aveva motivo di sentirsi cos sicura, sottrasse le mani alla presa di Annagret, si alz e sbatt la ciotola di cereali nel lavandino. - Adesso vado di sopra...
- No, abbiamo ancora sei domande...
- Perch  ovvio che non andr in Sudamerica, e non mi fido per niente di te, ma proprio per niente, e allora perch tu e il tuo ragazzo masturbatore non andate a L.A. a scroccare ospitalit a qualcun altro, cos potrai proporre il tuo questionario a qualcuno che ha una cotta per un uomo pi forte di Stephen? Non ti voglio pi in casa nostra, e non ti vogliono neppure gli altri. Se avessi un po' di rispetto per me, avresti capito che non volevo neanche venire qui adesso.
- Pip, per favore, aspetta, mi dispiace tanto -. Annagret sembrava sinceramente addolorata. - Non dobbiamo pi fare nessuna domanda...
- Credevo fosse una formalit che dovevamo seguire. Dovevamo, dovevamo. Dio, come sono stupida.
- No, sei molto intelligente. Per me sei fantastica. Forse la tua vita ruota un po' troppo intorno agli uomini, un pochino, in questo momento.
Pip sgran gli occhi, sbalordita da quel nuovo insulto.
- Forse hai bisogno di un'amica un po' pi grande, ma che una volta era come te.
- Tu non sei mai stata come me, - disse Pip.
- Invece s. Siediti, per favore, ja? Parla con me.
La voce di Annagret era cos suadente e autorevole, e il suo insulto aveva gettato una luce cos umiliante sulla presenza di Jason in camera sua, che Pip per poco non le ubbid. Ma quando era presa dalla sfiducia verso gli altri le diventava fisicamente intollerabile rimanere in loro presenza. Scapp in corridoio, sentendo lo stridio di una sedia alle sue spalle e la voce di Annagret che la chiamava.
Si ferm sul pianerottolo del primo piano, fremente di rabbia. Stephen era un debole? Lei pensava troppo agli uomini? Ma che bello. Questo s che mi fa sentire bene.
Dietro la porta di Stephen, la lite coniugale era cessata. Pip si avvicin quatta quatta, allontanandosi dal rumore della pallacanestro al piano di sotto, e si mise in ascolto. Poco dopo sent cigolare le molle del letto, e poi un inconfondibile sospiro mugolante, e cap che Annagret aveva ragione, che Stephen era un debole, era veramente un debole; eppure non c'era niente di male in una scopata fra marito e moglie. Sentirla e immaginarla e rimanerne esclusa la riemp di una desolazione che aveva un solo modo per alleviare.
Sal gli ultimi gradini a due per volta, come se risparmiando cinque secondi potesse compensare mezz'ora di assenza. Davanti alla porta assunse un'espressione di imbarazzato dispiacere, un'espressione che aveva usato mille volte con sua madre, sempre con ottimi risultati. Apr la porta e infil dentro la testa, calandosi nella parte.
Le luci erano accese e Jason era seduto sul bordo del letto, rivestito, concentrato a scrivere un messaggio.
- Psst, - gli fece Pip. - Sei arrabbiatissimo con me?
Lui scosse la testa. -  solo che ho detto a mia sorella che sarei tornato a casa alle undici.
La parola sorella cancell quasi del tutto il dispiacere dalla faccia di Pip, ma tanto Jason non la stava guardando. Entr nella stanza, gli si sedette accanto e lo tocc. - Non sono ancora le undici, no?
- Sono le undici e venti.
Gli mise la testa sulla spalla e le mani intorno al braccio. Sent i suoi muscoli contrarsi mentre digitava. - Scusami, - gli disse. - Non posso spiegarti cos' successo. Cio, potrei, ma non voglio.
- Non devi spiegarmi niente. Un po' lo sapevo, comunque.
- Cosa sapevi?
- Niente. Lascia perdere.
- No, ma cosa? Cosa sapevi?
Lui smise di digitare e fiss il pavimento. - Non sono del tutto normale neanch'io. Ma relativamente parlando...
- Voglio fare normalmente l'amore con te. Possiamo ancora farlo? Anche solo per mezz'ora? Puoi dire a tua sorella che arriverai un po' tardi.
- Ascolta. Pip -. Si accigli. - A proposito,  il tuo vero nome?
-  cos che mi faccio chiamare.
- Eppure quando lo pronuncio non mi sembra di parlare davvero con te. Non so... Pip. Pip. Non sembra... non so...
Pip, l'espressione ormai priva di qualunque traccia di dispiacere, stacc le mani da lui. Sapeva di dover evitare una scenata, ma non ce la fece. Riusc solo a tenere bassa la voce.
- Okay, - disse. - E cos non ti piace il mio nome. Cos'altro non ti piace di me?
- Oh, andiamo. Sei tu che mi hai lasciato quass per un'ora. Pi di un'ora.
- Giusto. Mentre tua sorella ti stava aspettando.
Ripetere la parola sorella fu come buttare un fiammifero dentro un forno pieno di gas, pieno di quella rabbia pronta a divampare che Pip si portava appresso tutti i giorni; sent una specie di sfrigolio dentro la testa.
- Sul serio, - disse, con il cuore che batteva all'impazzata, - gi che ci sei puoi dirmi tutto quello che non ti piace di me, visto che evidentemente non scoperemo, visto che non sono abbastanza normale, anche se magari potresti aiutarmi a capire cos'ho di tanto anormale.
- Ehi, andiamo, - disse Jason. - Avrei potuto andarmene.
Il suo tono di superiorit infiamm una sacca di gas pi ampia e diffusa, un combustibile politico che era filtrato in lei da sua madre, da alcune docenti del college, da certi film comici grossolani e ora anche da Annagret: la coscienza dell'ingiustizia di quella che una docente aveva chiamato l'anisotropia dei rapporti tra i sessi, per cui i ragazzi potevano mascherare i loro desideri oggettivanti con il linguaggio dei sentimenti, mentre le ragazze giocavano al gioco sessuale dei ragazzi a proprio rischio e pericolo, fesse se diventavano oggetti e vittime se non lo diventavano.
- Non mi sembrava di darti fastidio quando ti tenevo l'uccello in bocca, - disse Pip.
- Non ce l'ho messo io, - rispose Jason. - E non c' rimasto per molto.
- No, perch sono dovuta andare di sotto a prendere un preservativo, in modo che potessi mettermelo dentro.
- Wow. Allora  tutta colpa mia?
Attraverso una cortina di fiamme, o di sangue ribollente, le cadde lo sguardo sul dispositivo portatile di Jason.
- Ehi! - grid lui.
Pip salt in piedi e corse in fondo alla stanza con il dispositivo in mano.
- Ehi, non puoi leggere, - url Jason, rincorrendola.
- S che posso!
- No, non puoi, non  giusto. Ehi, ehi, fermati!
Pip s'incune sotto la scrivania da bambino che costituiva il suo unico pezzo d'arredamento, girandosi verso la parete e agganciando la sua gamba a quella della scrivania. Jason cerc di tirarla fuori prendendola per la cintura dell'accappatoio, ma non ci riusc, e sembrava restio a usare maniere pi forti. - Che razza di squilibrata sei? - disse. - Cosa stai facendo?
Pip sfior lo schermo con dita tremanti.
Vediamoci al sfmoma alle 4.
- Cazzo, cazzo, cazzo, - diceva Jason, camminando avanti e indietro alle spalle di Pip. - Cosa stai facendo?
Continuando a toccare lo schermo, Pip trov lo scambio precedente.
Coitus interruptus maximus! 62 min e continua!!
Almeno  fica?
Faccia carina corpo fantastico.
Definisci fantastico. Tette?
8+
Vale l'attesa direi.
Posso darti il suo num se ti piacciono strane.
68 min!
Si accasci su un fianco, appoggi a terra il dispositivo e lo spinse verso Jason. La rabbia si smorz bruscamente come era esplosa, lasciandosi dietro un dolore livido.
- Certi miei amici parlano cos, - disse Jason. - Non significa niente.
- Per favore, vattene, - gli rispose con voce flebile.
- Ricominciamo da capo. Non possiamo, tipo, riavviare il programma? Mi dispiace tanto.
Le mise una mano sulla spalla, ma Pip si ritrasse e lui la tolse.
- Okay, per sentiamoci domani, okay? - le disse. - Era chiaramente la serata sbagliata per entrambi.
- Adesso vattene, per favore.
La Renewable Solutions non produceva, non costruiva e non installava niente. Piuttosto, a seconda del tempo normativo (non clima ma tempo, perch, come il tempo atmosferico, cambiava da una stagione all'altra e a volte addirittura da un'ora all'altra), allegava, mediava, catturava, valutava, forniva al cliente. In teoria, era tutto molto encomiabile. L'America immetteva troppo carbonio nell'atmosfera, le energie rinnovabili potevano migliorare la situazione, il governo federale e quelli statali escogitavano sempre nuovi incentivi fiscali, le imprese di pubblici servizi avevano reazioni che andavano dall'indifferenza al moderato entusiasmo all'idea di rinverdire la propria immagine, una percentuale gradevolmente non trascurabile delle famiglie e delle aziende californiane era disposta a pagare un sovrapprezzo per un'elettricit pi pulita, e quel sovrapprezzo, moltiplicato per molte migliaia e sommato al denaro che affluiva da Washington e Sacramento, una volta sottratta la parte spettante alle aziende che effettivamente producevano o installavano roba, bastava per pagare quindici stipendi alla Renewable Solutions e placare i capitalisti di ventura che la finanziavano. Anche le parole in voga nell'azienda erano buone: collettivo, comunit, cooperativo. E Pip voleva fare qualcosa di buono, se non altro per mancanza di altre aspirazioni. Da sua madre aveva imparato l'importanza di dare un significato morale alla propria vita, e al college aveva imparato a sentirsi angosciata e colpevole per gli insostenibili modelli di consumo del paese. Il suo problema alla Renewable Solutions era che non riusciva mai a capire cosa stesse vendendo, anche quando trovava qualcuno disposto a comprare, e appena cominciava a capirlo veniva mandata a vendere qualcos'altro.
All'inizio - e quella, ripensandoci a posteriori, era stata la sua mansione pi comprensibile - aveva venduto contratti per l'acquisto di energia a piccole e medie imprese, finch una nuova legge statale non aveva abolito la scandalosa fettina di guadagno che andava in tasca alla Renewable Solutions. Poi aveva reclutato nuclei famigliari in distretti potenzialmente serviti da energie rinnovabili; ogni nucleo famigliare fruttava alla Renewable Solutions un premio, pagato da oscuri agenti terzi che avevano creato un mercato dei futures presumibilmente redditizio. Poi aveva condotto un'indagine fra gli abitanti di centri progressisti, per misurare il loro interesse in un aumento delle tasse o in un ritocco del bilancio municipale in vista di una conversione alle rinnovabili; quando Pip aveva fatto notare che i normali cittadini non avevano basi concrete per rispondere alle domande dell'indagine, Igor le aveva risposto che non doveva mai, in nessun caso, ammetterlo con gli intervistati, perch le risposte positive valevano soldi non solo per le aziende che producevano roba, ma anche per gli oscuri agenti terzi e il loro mercato dei futures. Pip era sul punto di licenziarsi quando il valore delle risposte era diminuito e lei era stata spostata ai certificati verdi. C'era rimasta per sei settimane relativamente piacevoli, finch non era stato scoperto un errore nel modello di business. Adesso era da aprile che cercava distretti amministrativi della South Bay disposti a fondare microcollettivi di recupero energetico.
I suoi colleghi del reparto promozione dovevano rifilare le stesse balle, naturalmente. Il motivo per cui ci riuscivano meglio di lei era che accettavano ogni nuovo prodotto senza tentare di comprenderlo. Pronunciavano il discorsetto promozionale con entusiasmo, anche se era ridicolo e/o senza senso, e poi, se un potenziale cliente aveva difficolt a capire il prodotto, non ammettevano esplicitamente che s, era difficile da capire, non si sforzavano in buonafede di spiegare il complicato ragionamento che ci stava dietro, ma continuavano semplicemente a ripetere il loro discorsetto scritto. Quella evidentemente era la via del successo, e ci per Pip rappresentava una doppia delusione, perch non solo si sentiva punita per aver usato il cervello, ma ogni mese riceveva la dimostrazione che in media i consumatori della Bay Area rispondevano meglio a un discorsetto meccanico e pressoch insensato che a una venditrice benintenzionata che cercava di aiutarli a comprendere l'offerta. Le sue doti sembravano meno sprecate solo quando le veniva permesso di lavorare sulla promozione diretta via e-mail e social media, perch, essendo cresciuta senza televisione, aveva buone competenze linguistiche.
Quel giorno, un luned, Pip stava molestando telefonicamente i numerosi ultrasessantacinquenni di una zona residenziale nella contea di Santa Clara chiamata Rancho Ancho, che non usavano i social media e non avevano risposto al bombardamento e-mail dell'azienda. I microcollettivi funzionavano solo se sostenuti dalla stragrande maggioranza della comunit, e non si poteva mandare un organizzatore comunitario finch non si otteneva un tasso di risposte del cinquanta per cento; fino a quel momento, malgrado il lavoro svolto, Pip non avrebbe guadagnato nessun punto promozione.
Si mise le cuffie e si costrinse a guardare di nuovo l'elenco delle chiamate, maledicendo la Pip che un'ora addietro, prima di pranzo, aveva scelto i nomi da chiamare lasciando GUTTENSCHWERDER, ALOYSIUS e BUTCAVAGE, DENNIS per dopo pranzo. Pip odiava i nomi difficili, perch un errore di pronuncia scatenava l'immediata ostilit del cliente, ma schiacci coraggiosamente il tasto Chiamata. In casa Butcavage, una voce maschile rispose con un brusco pronto.
- Saaalve, - disse Pip, con una pronuncia strascicata e sensuale in cui aveva imparato a introdurre un tono di scusa, di mutuo disagio sociale. - Sono Pip Tyler, della Renewable Solutions, e la chiamo a proposito di una mail che le abbiamo inviato qualche settimana fa. Parlo con il signor Butcavage?
- Bucavaj, - la corresse bruscamente l'uomo.
- Mi scusi tanto, signor Bucavaj.
- Di che si tratta?
- Si tratta di risparmiare sulla sua bolletta dell'elettricit, di aiutare il pianeta, e di ottenere la sua giusta quota di agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, - rispose Pip, anche se a dire il vero il risparmio sulla bolletta era ipotetico, l'energia di recupero era controversa dal punto di vista ambientale, e lei non avrebbe fatto quella telefonata se la Renewable Solutions e i suoi partner avessero avuto intenzione di elargire ai consumatori una grossa fetta delle agevolazioni fiscali.
- Non mi interessa, - disse il signor Butcavage.
- Be', sa, - insistette Pip, - parecchi suoi vicini sono molto interessati alla formazione di un collettivo. Potrebbe chiedere un po' in giro e sentire cosa ne pensano.
- Non parlo con i miei vicini.
- Be', no, certo, non sto dicendo che deve parlarci se non vuole. Ma il motivo del loro interesse  che oggi i membri della sua comunit possono collaborare per ottenere un'energia pi pulita e pi economica, oltre ad autentiche agevolazioni fiscali.
Uno dei precetti di Igor era che ogni telefonata in cui le parole pi pulita, pi economica e agevolazioni fiscali venivano ripetute almeno cinque volte si sarebbe conclusa con una risposta positiva.
- Cos' che vendete? - disse il signor Butcavage, in tono un po' meno brusco.
- Oh, non l'ho chiamata per venderle qualcosa, - ment Pip. - Stiamo cercando di organizzare il sostegno delle comunit per una cosa chiamata energia di recupero.  un modo pi pulito, pi economico e fiscalmente vantaggioso per risolvere due dei maggiori problemi della sua comunit. Sto parlando dell'alto costo dell'energia e dello smaltimento dei rifiuti solidi. Possiamo aiutarla a bruciare la sua spazzatura ad alte temperature e immettere l'elettricit direttamente nella rete, con un risparmio potenzialmente significativo per lei e con un autentico beneficio per il pianeta. Posso spiegarle meglio come funziona?
- Dove vuole andare a parare? - disse il signor Butcavage.
- Come, scusi?
- Qualcuno la paga per telefonarmi mentre tento di fare un pisolino. Cosa ci ricavano?
- Be', in pratica siamo dei facilitatori. Probabilmente lei e i suoi vicini non avete il tempo o le competenze per organizzare da soli un microcollettivo di recupero energetico, e potreste perdere l'occasione di ottenere elettricit pi pulita e pi economica oltre a certe agevolazioni fiscali. Noi e i nostri partner abbiamo l'esperienza e le capacit per garantirvi una maggiore indipendenza energetica.
- S, ma lei chi la paga?
- Be', come forse sapr, i progetti sulle energie rinnovabili possono attingere a un'enorme quantit di fondi governativi. Noi tratteniamo una parte di quei fondi per coprire i costi, e distribuiamo alla sua comunit il resto del denaro.
- In pratica vengo tassato per finanziare questi progetti, e forse un po' di quei soldi mi tornano indietro.
-  un'osservazione interessante, - disse Pip. - Ma in realt  un po' pi complicato. In molti casi lei non paga nessuna tassa per finanziare il progetto. E tuttavia gode, potenzialmente, delle agevolazioni fiscali, e ottiene anche un'energia pi pulita e pi economica.
- Bruciando la mia spazzatura.
- S, con una nuova tecnologia veramente incredibile. Superpulita, supereconomica -. C'era un modo per ripetere agevolazioni fiscali? Durante le telefonate Pip temeva sempre di raggiungere quello che Igor chiamava il punto di pressione, e ora le sembrava di averlo raggiunto con il signor Butcavage. Prese fiato e disse: -  una cosa di cui potrebbe interessarle sapere di pi?
Il signor Butcavage borbott qualcosa tipo bruciare la mia spazzatura, e le chiuse il telefono in faccia.
- Va' al diavolo, - disse Pip al telefono muto. Poi si dispiacque. Non solo il signor Butcavage le aveva fatto delle domande ragionevoli, ma aveva anche un nome infelice e nessun amico nel quartiere. Probabilmente era una persona sola come sua madre, e Pip provava un'insopprimibile compassione per chiunque le ricordasse sua madre.
Poich sua madre non guidava, e poich non aveva bisogno di un documento d'identit in un paesino come Felton, e poich il posto pi lontano da Felton che avesse mai raggiunto era il centro di Santa Cruz, il suo unico documento ufficiale era la tessera della previdenza sociale intestata a Penelope Tyler (nessun secondo nome). Per ottenerla con un nome assunto da adulta, sua madre doveva aver presentato un certificato di nascita falso, oppure l'originale del suo vero certificato di nascita insieme alla documentazione legale riguardante il cambio di nome. Pip aveva setacciato ripetutamente gli oggetti personali di sua madre senza trovare n un documento del genere n la chiave di una cassetta di sicurezza, e questo l'aveva indotta a concludere che avesse distrutto i documenti, o che li avesse sotterrati subito dopo aver ricevuto il nuovo numero di previdenza sociale. Qualche tribunale di contea doveva avere il registro con il cambio di nome, ma negli Stati Uniti c'erano tante contee, poche delle quali mettevano i registri online, e Pip non avrebbe neppure saputo da quale zona di fuso orario cominciare. Aveva inserito ogni combinazione di parole immaginabile in ogni motore di ricerca commerciale e non aveva ottenuto altro che un'acuta consapevolezza dei limiti dei motori di ricerca.
Da piccola si era accontentata di vaghe spiegazioni, ma a undici anni le sue domande erano diventate cos insistenti che sua madre aveva accettato di raccontarle l'intera storia. Una volta aveva un altro nome e un'altra vita, le aveva detto, in uno stato che non era la California, ed era sposata con un uomo che - come aveva scoperto solo dopo la nascita di Pip - era incline alla violenza. Sapeva farle male con astuzia, senza lasciare il segno, e le infliggeva violenze psicologiche ancora peggiori di quelle fisiche. Ben presto era diventata prigioniera dei suoi maltrattamenti, e forse sarebbe rimasta con lui finch non l'avesse uccisa se, vedendolo infuriarsi per i pianti della piccola Pip, non avesse cominciato a temere anche per lei. Aveva cercato di scappare con Pip, ma lui le aveva trovate, le aveva inflitto nuove violenze psicologiche e aveva riportato tutt'e due a casa. Lui aveva amici potenti nella comunit, e lei, non potendo dimostrare che la maltrattava, sapeva che in caso di divorzio suo marito avrebbe ottenuto l'affidamento congiunto di Pip. Cosa che non poteva permettere. Aveva sposato una persona pericolosa e poteva rassegnarsi al proprio errore, ma non poteva mettere a rischio la figlia. Cos una notte, mentre il marito era via per lavoro, aveva fatto le valigie, era salita su un autobus e aveva portato Pip in un ricovero per donne maltrattate in un altro stato. Le donne che gestivano il ricovero l'avevano aiutata ad assumere una nuova identit e a ottenere un certificato di nascita falso per Pip. Poi era salita su un altro autobus e si era rifugiata sulle Santa Cruz Mountains, dove una persona poteva essere quello che diceva di essere.
- L'ho fatto per proteggerti, - le aveva detto. - E adesso che ti ho raccontato la storia, devi proteggere te stessa e non raccontarla a nessun altro. Conosco tuo padre. So quanto deve essersi infuriato quando mi sono ribellata e ti ho tolta a lui. E so che, se scoprisse dove sei, verrebbe a toglierti a me.
A undici anni Pip era una credulona. Sua madre aveva una cicatrice lunga e sottile sulla fronte che risaltava quando arrossiva, e i suoi incisivi superiori erano distanziati e avevano un colore diverso dagli altri denti. Pip era talmente sicura che suo padre le avesse spaccato la faccia, e le dispiaceva talmente per lei, che non le aveva neppure chiesto se fosse andata davvero cos. Per un po' la paura del padre le aveva impedito di dormire da sola. La madre, soffocandola di abbracci nel suo letto, le aveva assicurato che non aveva niente da temere purch non raccontasse a nessuno quel segreto, e la credulit di Pip era cos assoluta, la sua paura cos reale, che aveva tenuto il segreto fino agli anni ribelli dell'adolescenza. A quel punto lo aveva svelato a due amiche, costringendole a giurare di non dirlo a nessuno, e durante il college lo aveva svelato ad altre ancora.
Una di queste amiche, Ella, una ragazza della contea di Marin che era stata istruita in casa, l'aveva guardata in modo strano. - Ma pensa un po', - aveva detto. - Mi sembra di aver gi sentito questa storia. Una scrittrice delle mie parti l'ha raccontata quasi uguale nella sua autobiografia.
La scrittrice si chiamava Candida Lawrence (anch'esso un nome falso, secondo Ella), e dopo aver scovato una copia dell'autobiografia, Pip aveva scoperto che era stata pubblicata qualche anno prima che sua madre le raccontasse l'intera storia. La storia di Lawrence, pur non essendo identica, era cos simile che Pip si era precipitata a Felton in preda a una rabbia gelida, piena di sospetti e accuse. Ed ecco la cosa veramente strana: quando si era scagliata contro sua madre, Pip si era sentita violenta come il padre assente, e sua madre si era raggomitolata su se stessa come la persona maltrattata ed emotivamente prigioniera che diceva di essere stata durante il matrimonio, e cos, nell'atto stesso di attaccare l'intera storia, Pip ne aveva in pratica confermato la fondamentale plausibilit. Sua madre era scoppiata in singhiozzi rivoltanti e l'aveva implorata di essere buona, poi era corsa singhiozzando verso la libreria e aveva preso una copia dell'autobiografia di Lawrence da uno scaffale di manuali di auto-aiuto dove Pip non l'avrebbe mai notata. Gliel'aveva cacciata in mano come una specie di offerta sacrificale, dicendo che in quegli anni le era stata di enorme consolazione, che l'aveva letta tre volte e aveva letto anche altri libri di Lawrence, perch sapere che almeno un'altra donna aveva subto sofferenze analoghe alle sue e ne era uscita forte e integra la faceva sentire meno sola nella vita che aveva scelto. - La storia che ti ho raccontato  vera, - aveva gridato. - Non saprei come raccontarti una storia pi vera e tenerti comunque al sicuro.
- Stai dicendo - aveva risposto Pip con calma e fredda aggressivit - che esiste una storia pi vera, ma non mi terrebbe al sicuro?
- No! Stai travisando le mie parole, ti ho detto la verit e devi credermi. Sei tutto quello che ho al mondo! - Sua madre piangeva e ansimava come una grossa bambina in preda a una crisi di nervi, scuotendo la massa di capelli grigi e vaporosi che liberava dalle trecce al rientro dal lavoro.
- Per la cronaca, - aveva detto Pip, con una calma ancora pi letale, - avevi o non avevi letto il libro di Lawrence quando mi hai raccontato la tua storia?
- Oh! Oh! Oh! Sto cercando di tenerti al sicuro!
- Per la cronaca, mamma: stai mentendo anche su questo?
- Oh! Oh!
Sua madre aveva agitato spasticamente le mani intorno alla testa, come se si preparasse ad afferrarne i pezzi quando fosse esplosa. Pip aveva provato il chiaro impulso di schiaffeggiarla, e poi di farle male in modi astutamente invisibili. - Be', non sta funzionando, - aveva detto. - Non sono al sicuro. Non sei riuscita a tenermi al sicuro -. Poi aveva preso lo zaino ed era uscita, percorrendo il ripido vialetto verso Lompico Road sotto le sequoie stoicamente immobili. Alle sue spalle sentiva sua madre chiamare Micetta con gemiti pietosi. I vicini dovevano aver pensato che avesse perso un gatto.
A Pip non importava niente di arrivare a conoscere suo padre, sua madre le bastava e le avanzava, ma riteneva che lui le dovesse dei soldi. I centotrentamila dollari del suo debito studentesco erano molti meno di quelli che aveva risparmiato non mantenendola e non mandandola al college. Naturalmente poteva darsi che non intendesse sborsare dei soldi per una figlia di cui non aveva potuto godere l'uso, e che non gli offriva neppure alcun uso futuro. Ma considerando l'isteria e l'ipocondria di sua madre, Pip poteva immaginarlo come un uomo fondamentalmente perbene dal quale sua madre aveva tirato fuori il peggio e che adesso era pacificamente sposato con un'altra, e che forse sarebbe stato contento e grato di sapere che la figlia perduta era viva; grato abbastanza da mettere mano al portafogli. In caso di necessit, Pip era anche disposta a offrire modeste concessioni, qualche telefonata o e-mail ogni tanto, una cartolina di Natale una volta all'anno, l'amicizia su Facebook. A ventitre anni aveva superato da un pezzo l'et dell'affidamento; aveva poco da perdere e tanto da guadagnare. Le servivano solo il nome e la data di nascita di suo padre. Ma sua madre custodiva quelle informazioni come se fossero un organo vitale che Pip stesse cercando di strapparle dal corpo.
Quando il suo lungo e sconfortante pomeriggio di telefonate a Rancho Ancho ebbe finalmente termine, alle sei, Pip salv gli elenchi delle chiamate, si mise lo zaino in spalla e il casco da bici in testa e tent di sgattaiolare davanti all'ufficio di Igor senza farsi abbordare.
- Pip, due parole, per favore, - disse la voce di Igor.
Indietreggi lentamente per permettergli di vederla dalla scrivania. Lo Sguardo le scivol lungo i seni, che a quel punto potevano anche avere due giganteschi 8 stampati sopra, e si ferm sulle gambe. Pip ebbe la netta sensazione che gli sembrassero un sudoku incompiuto. Le guardava con il cipiglio preoccupato di chi cercasse di risolvere un problema.
- Cosa c', - gli disse.
Igor alz lo sguardo sulla sua faccia. - A che punto siamo con Rancho Ancho?
- Ho avuto delle buone risposte. Al momento siamo al trentasette per cento, pi o meno.
Igor ciondol la testa da una parte all'altra, alla russa, con aria vaga. - Vorrei farti una domanda. Ti piace lavorare qui?
- Mi stai chiedendo se preferirei essere licenziata?
- Stiamo pensando di riorganizzarci, - disse Igor. - Potresti avere l'occasione di mettere a frutto altre capacit.
- Santo cielo. Altre capacit? Stai proprio creando una certa atmosfera.
- Saranno due anni il primo di agosto, se non sbaglio. Sei una ragazza intelligente. Quanto tempo concediamo all'esperimento della promozione?
- Non sta a me decidere, no?
Igor scroll di nuovo la testa. - Hai ambizioni? Progetti?
- Sai, se non mi avessi fatto quello scherzo delle Venti Domande, mi sarebbe pi facile prendere sul serio questa qui.
Lui fece schioccare la lingua. - Sei proprio arrabbiata.
- O stanca. E se fossi solo stanca? Posso andare adesso?
- Non so perch, ma mi piaci, - disse Igor. - Vorrei vederti fare strada.
Pip non si ferm ad ascoltare altro. Nell'ingresso, le sue tre colleghe del settore promozione stavano indossando le scarpette da corsa per il loro jogging tra amiche del luned sera. Erano donne sulla quarantina, con un marito e in due casi anche figli, e non ci volevano superpoteri per indovinare cosa pensavano di Pip: era quella lagnosa, quella deludente, la Giovane Privilegiata, la calamita fresca per lo Sguardo di Igor, quella che approfittava dell'indulgenza del capo in modo moralmente azzardato, quella senza foto di bambini nel box. Pip concordava con la maggior parte di quei giudizi - probabilmente nessuna di loro avrebbe potuto essere altrettanto maleducata con Igor senza venire licenziata -, eppure si sentiva offesa perch non l'avevano mai invitata a fare jogging con loro.
- Com' andata la giornata, Pip? - le chiese una delle colleghe.
- Non saprei -. Prov a pensare a qualcosa di non lagnoso da dire. - Qualcuna di voi ha per caso una buona ricetta per una torta vegana con farina integrale e non troppo zucchero?
Le donne la fissarono.
- Eh, lo so, - disse Pip.
-  un po' come organizzare una festa dove non si beve, non si mangiano dolci e non si balla, - disse un'altra.
- Il burro  vegano? - chiese la terza.
- No,  animale, - rispose la prima.
- Ma il ghi. Il ghi non  solo grasso senza solidi del latte?
- Grasso animale, grasso animale.
- Okay, grazie, - disse Pip. - Buona corsa.
Mentre scendeva le scale verso la rastrelliera delle biciclette, ebbe la netta sensazione che ridessero alle sue spalle. Chiedere una ricetta non era moneta corrente nel regno femminile? A dire il vero, per, stava esaurendo anche le scorte di amiche della sua et. Era ancora apprezzata nei gruppi numerosi per il suo sarcasmo relativamente amaro, ma nel campo delle amicizie a due non riusciva a interessarsi ai tweet e ai post e alle innumerevoli foto delle ragazze felici, nessuna delle quali capiva perch vivesse in una casa occupata, e non era abbastanza amara per le ragazze infelici, le autodistruttive, quelle con i tatuaggi aggressivi e i cattivi genitori. Si sentiva sulla buona strada per diventare una persona senza amici come sua madre, e Annagret aveva ragione: questo la rendeva troppo interessata al cromosoma Y. Senza dubbio i quattro mesi di astinenza dopo l'episodio con Jason erano stati deprimenti.
Fuori il tempo era sgradevolmente perfetto. Si sentiva cos avvilita che si mise a pedalare in prima lungo Mandela Parkway, lenta come le macchine bloccate sul cavalcavia della superstrada. Dall'altra parte della baia il sole era ancora alto sopra San Francisco, non offuscato ma piuttosto addolcito da un velo di foschia proveniente dall'oceano. Come sua madre, anche Pip cominciava a preferire l'acquerugiola e la nebbia fitta, per la loro assenza di rimprovero. Mano a mano che risaliva gli isolati malsicuri di Thirty-Fourth Street, ingran una marcia pi alta ed evit di incrociare lo sguardo degli spacciatori di droga.
La casa dove abitava era appartenuta a Dreyfuss, il quale aveva versato l'anticipo grazie a un'eredit con cui, dopo il suicidio della madre, aveva anche aperto un negozio di libri usati in una traversa di Piedmont Avenue. La casa aveva rispecchiato le condizioni della mente di Dreyfuss: per molto tempo abbastanza ordinata, poi sempre pi ingombra di oggetti eccentrici come jukebox d'epoca, e infine piena zeppa di documenti per la sua ricerca e di cibarie per un assedio imminente. La sua libreria, che la gente si divertiva a visitare per l'esperienza di parlare con una persona pi intelligente di loro (perch nessuno era pi intelligente di Dreyfuss; aveva una memoria fotografica e sapeva risolvere a mente problemi scacchistici e logici di alto livello), si era riempita di odori putrescenti e paranoia. Dreyfuss ringhiava ai clienti mentre batteva gli acquisti alla cassa, e poi si mise a urlare contro chiunque entrasse, e poi cominci a lanciare libri addosso alla gente, cosa che port ad alcune visite della polizia, e di conseguenza a un'aggressione, e di conseguenza al suo ricovero forzato. Quando usc, con la prescrizione di un nuovo cocktail di farmaci, Dreyfuss scopr che il negozio non c'era pi, il magazzino era stato liquidato per pagare l'affitto arretrato e i danni veri o inventati, e la casa era stata pignorata.
Lui era tornato ugualmente ad abitarci. Passava le giornate a scrivere lettere fiume alla banca, ai suoi agenti e a vari enti governativi. Nel giro di sei mesi aveva minacciato di intentare quattro cause e aveva portato la banca a un punto morto, aiutato dal cattivo stato in cui si trovava la casa. Ma Dreyfuss, a parte l'assegno d'invalidit, non aveva soldi, e cos si era alleato con il movimento Occupy, era diventato amico di Stephen e aveva accettato di condividere la casa con altri squatter in cambio dei soldi per la spesa, la manutenzione e le bollette. Al culmine di Occupy, la casa era uno zoo di vagabondi e piantagrane. Alla fine, per, la moglie di Stephen aveva imposto una sorta di ordine. Tenne una stanza per gli squatter a breve termine e ne assegn altre due a Ramn e a suo fratello Eduardo, che erano arrivati dalla casa del Catholic Worker Movement insieme a Stephen e sua moglie.
Pip aveva conosciuto Stephen al gruppo di studio per il disarmo, qualche mese prima che Eduardo venisse investito e ucciso da un furgone della lavanderia. Quei mesi furono un periodo felice per lei, perch matur la certezza che Stephen e sua moglie fossero in rotta. Pip aveva provato un'attrazione immediata per l'intensit di Stephen, per il suo fisico da lottatore estremo e la sua zazzera da ragazzino, e aveva intuito che le altre frequentatrici del gruppo provavano i suoi stessi sentimenti. Ma Pip era stata l'unica tanto audace da invitarlo a prendere un caff (pagato da lei, perch Stephen non credeva nel denaro) dopo un incontro. Visto l'entusiasmo con cui aveva accettato, non le era sembrato irragionevole considerarlo una sorta di appuntamento galante.
Davanti ai successivi caff, Pip gli raccont della sua fobia studentesca per le armi nucleari, del suo desiderio di fare qualcosa di buono nel mondo, e del suo timore che il gruppo di studio fosse inutile quanto la Renewable Solutions. Stephen le raccont di aver sposato la fidanzatina del college, dopodich i due ventenni avevano lavorato nelle case del Catholic Worker Movement, facendo voto di povert e unendo progressismo e religione secondo l'esempio di Dorothy Day, finch le loro strade si erano divise: la moglie si era interessata pi alla religione che alla politica, mentre lui faceva l'opposto; la moglie aveva aperto un conto in banca ed era andata a lavorare in una casa famiglia per disabili, mentre lui si dedicava all'organizzazione di Occupy e alla vita senza denaro. Anche se aveva perso la fede e abbandonato la Chiesa, gli anni trascorsi nel movimento gli avevano conferito un trasporto emotivo quasi femminile, un'appassionante propensione ad andare dritto al cuore delle cose che Pip non aveva mai incontrato in un uomo, tanto meno in un tipo tosto come lui. In un impeto di fiducia gli spiattell altre storie personali, compreso il fatto che pagava un affitto insostenibile per condividere un appartamento con le amiche del college, e Stephen l'ascolt con tanta attenzione che quando, poco dopo la morte di Eduardo, le offr la sua stanza ad affitto zero, Pip credette di avere una chance.
Andando a visitare la casa e a sostenere il colloquio di accettazione, scopr che Stephen e sua moglie non erano cos in rotta da non dormire nello stesso letto. Inoltre quella sera Stephen non si fece vedere; forse immaginava che il letto matrimoniale l'avrebbe sconvolta? Pip sentiva che l'aveva ingannata sulla sua situazione coniugale. E tuttavia, perch l'aveva ingannata? Quello non era di per s un motivo di speranza? La moglie, Marie, era una bionda dalla faccia paonazza, vicina alla quarantina. Condusse il colloquio mentre Dreyfuss sedeva in un angolo come una sfinge e Ramn piangeva per suo fratello. E forse perch talmente vanitosa da non vedere Pip come una minaccia, o forse perch mossa da una carit da cattolica fanatica, Marie si commosse davvero per i problemi economici di Pip. La tratt con una gentilezza materna che da allora in poi avrebbe fatto vergognare Pip della gelosia spasmodica che provava nei suoi confronti.
A parte la gelosia, e a parte l'inquietudine suscitata da Dreyfuss, compensata per dal piacere di osservare la sua mente al lavoro, in quella casa era stata felice. La dimostrazione pi coerente del suo valore umano erano le attenzioni che dedicava a Ramn. Poco dopo il trasloco aveva scoperto che Stephen e Marie lo avevano legalmente adottato un anno prima della morte di Eduardo, in modo che quest'ultimo potesse avere una vita propria. Pur avendo solo un paio d'anni meno di Stephen e Marie, adesso Ramn era loro figlio, cosa che Pip avrebbe considerato del tutto folle se anche lei non gli si fosse subito affezionata. Aiutando Ramn con il vocabolario, imparando i suoi videogiochi elementari su una console che aveva acquistato come regalo di Natale per la casa pur non potendoselo permettere, preparandogli popcorn pieni di burro e guardando i suoi cartoni animati preferiti insieme a lui, Pip aveva compreso il fascino della carit cristiana. Avrebbe persino provato a diventare praticante, se Stephen non fosse arrivato a odiare la Chiesa per la sua venalit e i suoi crimini contro le donne e il pianeta. Attraverso la porta della stanza matrimoniale, Pip sent Marie rinfacciare a Stephen il suo affetto per Ramn, gridandogli che, malgrado avesse consentito alla testa di avvelenargli il cuore contro il Vangelo, il suo cuore era ancora evidentemente pieno del Verbo, e che l'esempio di Cristo era proprio l, nella sua amorevolezza verso il figlio adottivo.
Pur senza mai andare in chiesa, Pip aveva perso le amiche del college una dopo l'altra, rifiutandosi troppe volte di uscire perch aveva promesso a Ramn di giocare con lui o di portarlo a comprare le scarpe da ginnastica al negozio dell'usato. Questo ostacolava la sua vita sociale, ma il vero problema, sospettava, era che le sue amiche avevano cominciato a considerarla una squatter balorda. Gliene erano rimaste solo tre, con le quali usciva a bere il sabato e si manteneva in contatto via sms facendo attenzione a non rivelare troppo di s; perch lei era davvero una specie di squatter balorda. A differenza di Stephen e Marie, che venivano da buone famiglie cattoliche di classe media, Pip era a malapena scesa di livello passando dalla casetta di sua madre a quella di Thirty-Third Street, e il suo debito studentesco era di fatto un voto di povert. Quando sbrigava le faccende di casa e aiutava Ramn si sentiva pi efficiente che in ogni altro momento della sua vita. E tuttavia, per rispondere alla domanda di Igor, lei un'ambizione ce l'aveva, anche se le mancava un progetto per realizzarla. La sua ambizione era non finire come sua madre. E cos il fatto di essere efficiente come squatter non le dava molta soddisfazione; pi che altro la riempiva di terrore.
Mentre svoltava l'angolo di Thirty-Third Street vide Stephen seduto sui gradini dell'ingresso con il suo abbigliamento da ragazzino, Keds usate e camicia a righine usata, le maniche corte gonfiate dai grossi bicipiti. La nebbiolina della sera creava fasci di luce dorata sotto i viadotti della vicina superstrada. Stephen teneva la testa bassa.
- Ciao ciao, - disse allegra Pip, smontando dalla bici.
Stephen alz la testa e la guard con gli occhi arrossati. Aveva la faccia bagnata.
- Cosa c'? - chiese Pip.
-  finita, - rispose Stephen.
- Che cosa? Cos' successo? - Pip lasci cadere a terra la bici. - Dreyfuss ha perso la casa? Cos' successo?
Lui sorrise tristemente. - No, Dreyfuss non ha perso la casa. Stai scherzando? Io ho perso il mio matrimonio. Marie  partita. Se n' andata.
Storse la faccia, e Pip sent una paura fredda diffondersi dentro di lei; ma quando le scese al di sotto della vita divent un terribile calore. Il corpo sapeva bene ci che voleva. Raccoglieva in fretta le informazioni che potevano servirgli. Pip tolse il casco e si sedette sui gradini.
- Oh, Stephen, mi dispiace tanto, - disse. Finora si erano sempre abbracciati solo per salutarsi, ma d'un tratto si sentiva le membra cos tremanti che dovette mettergli le mani sulle spalle, come se temesse di perdere le braccia. - Cos all'improvviso.
Lui tir su col naso. - Non immaginavi che sarebbe successo?
- No, no, no.
- Giusto, - disse Stephen con amarezza, - perch come potrebbe risposarsi? Questo  sempre stato il mio asso nella manica.
Pip lo strinse e gli strofin i bicipiti, e non c'era niente di male in quel gesto: Stephen aveva bisogno del conforto di un'amica. Ma i suoi muscoli erano caldi e induriti dal testosterone. E il grande ostacolo era partito, andato, partito.
-  vero che voi due litigavate un sacco, - sugger. - Quasi tutte le sere, da mesi.
- Ultimamente non tanto, - rispose Stephen. - Anzi, credevo che andasse meglio. Ma era solo perch...
Torn a nascondersi la faccia tra le mani.
- C' un altro? - disse Pip. - Qualcuno che lei...
Stephen si dondol avanti e indietro, come annuendo con tutto il corpo.
- Oddio.  terribile.  terribile, Stephen -. Gli appoggi la faccia sulla spalla. - Dimmi cosa posso fare per te, - gli sussurr contro la camicia a righine.
- Una cosa ci sarebbe, - rispose lui.
- Dimmi, - disse Pip, strofinandosi contro le righine.
- Potresti parlare con Ramn.
Quelle parole la strapparono dall'irrealt del momento, rendendola consapevole di avere la faccia schiacciata contro una camicia. Stacc le braccia da Stephen e disse: - Merda.
- Gi.
- Che ne sar di Ramn?
- Ha gi deciso tutto lei, - disse Stephen. - Ha programmato il resto della sua vita come un piano aziendale. Lei ottiene l'affidamento e io il diritto di visita, come se l'avessi adottato per questo: per fargli visita. Si  messa... - Respir a fondo. - Ha una relazione con il direttore della Casa.
- Oh, Ges. Perfetto.
- Che a quanto pare  amico dell'arcivescovo, il quale pu far annullare il matrimonio. Perfetto, vero? Trasferiranno Ramn nella Casa e cercheranno di dargli una formazione professionale, mentre lei nel tempo libero sforner tre figli uno dopo l'altro. Il piano  questo, giusto? E quale giudice non garantir l'affidamento totale alla madre che ha un lavoro retribuito a tempo pieno in un posto per persone come Ramn? Il piano  questo. E non puoi immaginare la sua espressione virtuosa mentre me lo comunicava.
- Credo di poterla immaginare, - azzard Pip.
- E io amo quella virtuosit, - disse Stephen con voce tremante. - Lei  virtuosa.  davvero piena di risolutezza morale. Solo che io non volevo avere tre figli.
Be', grazie al cielo, pens Pip.
- Allora Ramn  ancora qui? - gli chiese.
- Lei e Vincent verranno a prenderlo domattina. A quanto pare avevano tutto pronto da settimane... stavano solo aspettando che si liberasse un letto -. Stephen scosse la testa. - Credevo che Ramn ci avrebbe salvati. Condividendo l'amore per un figlio avremmo dimenticato che non andavamo d'accordo su nient'altro.
- Be', - disse Pip con una certa ostilit, dovuta all'evidente persistenza dell'ascendente di Marie su di lui, - non siete la prima coppia che non viene salvata da un figlio. Probabilmente sono anch'io una di quei figli.
Stephen si gir a guardarla e disse: - Sei una vera amica.
Pip gli prese la mano e intrecci le dita alle sue, cercando di dosare l'intensit della stretta. - Sono una tua vera amica, - concord. Ma adesso che le loro mani erano in contatto diretto, il suo corpo la stava avvisando, con il cuore palpitante e il fiato corto, che si aspettava di sentirsi addosso le mani di Stephen nel giro di qualche giorno, magari di qualche ora. Era come un grosso cane che tirava il guinzaglio della sua intelligenza. Si fece rimbalzare la mano di Stephen sulla coscia, dove avrebbe voluto che la tenesse, e poi la lasci andare. - Cos'hai detto a Ramn?
- Non riesco ad affrontarlo. Sono qui fuori da quando lei se n' andata.
- Lo hai lasciato solo l dentro senza dirgli niente?
- Se n' andata appena mezz'ora fa. Ramn rimarr sconvolto, se mi vede piangere. Ho pensato che magari potresti prepararlo un po', cos poi potrei discuterci in modo ragionevole.
Allora Pip ricord la fatidica parola di Annagret, debole, che per non le fece affievolire il desiderio. Le fece invece desiderare di dimenticarsi di Ramn e rimanere l fuori a toccare Stephen, perch magari essere debole significava non saper resistere.
- Parlerai anche con me, pi tardi? - disse. - Solo con me? Ho proprio bisogno di parlarti.
- Ma certo. Questo non cambia niente, avremo ancora la casa. Dreyfuss  un bulldog. Non preoccuparti.
Anche se per il corpo di Pip era ovvio che in realt era cambiato tutto, la sua intelligenza poteva perdonare Stephen se non lo capiva il giorno in cui era stato mollato dopo quindici anni di matrimonio. Con il cuore ancora palpitante, si alz e port dentro la bici. Dreyfuss era da solo in soggiorno, seduto come un gigante su una piccola sedia da ufficio a sei gambe recuperata tra i rifiuti, la mano sul mouse del computer.
- Dov' Ramn? - chiese Pip.
- In camera sua.
- Immagino che sia inutile chiederti se sai cosa sta succedendo.
- Non mi immischio negli affari di famiglia, - rispose Dreyfuss con calma. Ruot la sua mole in direzione di Pip, come un ragno a sei zampe. - Per ho controllato i fatti. La St Agnes Home  un istituto con trentasei posti letto, legalmente riconosciuto e ben recensito, inaugurato nel 1984. Il direttore, Vincent Olivieri,  un vedovo di quarantasette anni con tre figli sulla ventina; ha ottenuto il diploma di assistente sociale alla San Francisco State. L'arcivescovo Evans ha visitato l'istituto in almeno due occasioni. Vuoi vedere la foto di Evans e Olivieri sui gradini dell'ingresso?
- Dreyfuss, tutto questo ti suscita qualche sentimento?
Dreyfuss la guard fisso. - Il mio sentimento  che Ramn ricever cure pi che adeguate. Sentir la mancanza della sua presenza amichevole, ma non dei suoi videogiochi e della sua limitatissima capacit di conversazione. Magari ci vorr un po' di tempo, ma probabilmente Marie riuscir a far annullare il matrimonio: ho scoperto diversi precedenti nell'arcidiocesi. Confesso di essere un po' preoccupato per l'economia domestica, venendo a mancare il suo stipendio. Secondo Stephen bisognerebbe rifare il tetto. Anche se mi sembri contenta di aiutarlo con i lavori di manutenzione, faccio fatica a immaginarvi come riparatori di tetti.
Quello, per gli standard di Dreyfuss, era un discorso molto sentito. Pip sal in camera di Ramn e lo trov sdraiato sulle lenzuola aggrovigliate, la faccia girata verso la parete tappezzata di poster delle squadre della Bay Area. La combinazione del suo odore acre e degli atleti sorridenti era cos straziante che le salirono le lacrime agli occhi.
- Ramn, tesoro?
- Ciao Pip, - le rispose, rimanendo immobile.
Si sedette sul letto e gli tocc il braccio grasso. - Stephen ha detto che volevi vedermi. Vuoi girarti, cos puoi vedermi?
- Volevo che eravamo una famiiia, - disse Ramn, sempre immobile.
- Siamo ancora una famiglia, - disse Pip. - Nessuno andr via di qui.
- Io vado via. L'ha detto Marie. Vado alla casa dove lavora.  una famiiia diversa ma a me mi piace la nostra famiiia. Non ti piace la nostra famiiia, Pip?
- S, mi piace molto.
- Marie pu andare ma io voglio stare con te e Stephen e Drayfuss, come prima.
- Ma ti vedremo ancora, e adesso potrai trovare nuovi amici.
- Non li voglio i nuovi amici. Voglio gli amici vecchi, come prima.
- Per Marie ti piace. E lei star con te tutti i giorni, non sarai mai solo. Sar un po' come prima e un po' nuovo... sar bello.
Si sent come quando mentiva al telefono in ufficio.
- Marie non fa le cose con me come tu e Stephen e Drayfuss, - disse Ramn. - Ha troppo da fare. Non capisco perch devo andare con lei e non resto qui.
- Be', lei si prende cura di te in modo diverso. Ha uno stipendio, e questo ci aiuta tutti. Ti vuole bene tanto quanto Stephen, e comunque adesso  tua madre. Una persona deve stare con sua madre.
- Ma a me mi piace qui, come una famiiia. Cosa succede adesso, Pip?
Lei stava gi immaginando cosa sarebbe successo: quanto tempo in pi avrebbe passato da sola con Stephen. La parte migliore della sua vita l, ancora pi della scoperta del proprio lato caritatevole, era stata la possibilit di stare accanto a Stephen ogni giorno. Cresciuta con una madre cos sprovveduta che non sapeva nemmeno appendere un quadro alla parete, perch ci avrebbe richiesto l'acquisto di un martello per piantare il chiodo, Pip era arrivata in Thirty-Third Street con una gran voglia di acquisire abilit pratiche. E Stephen gliele aveva insegnate. Le aveva mostrato come stuccare, sigillare, usare la sega elettrica, montare un vetro alla finestra, cambiare i fili di una lampada recuperata tra i rifiuti, smontare la bicicletta, ed era stato cos paziente, cos generoso, che Pip (o almeno il suo corpo) aveva avuto la sensazione che la stesse preparando a essere una compagna migliore di Marie, le cui abilit domestiche si limitavano alla cucina. Stephen l'aveva portata a frugare nei cassonetti, dimostrandole come saltare dentro e rovistare in cerca della roba buona, e adesso Pip lo faceva anche da sola, ogni tanto, quando vedeva un cassonetto promettente, ed esultava con lui quando portava a casa qualcosa di utilizzabile. Era una cosa che condividevano. Lei poteva somigliargli pi di Marie, e cos, col tempo, piacergli di pi. Quella speranza rendeva pi tollerabile la sofferenza del desiderio.
Mentre Pip e Ramn si facevano un bel pianto comune, al termine del quale lui si rifiut di scendere di sotto, sostenendo di non avere fame, erano arrivati due ragazzi di Occupy, amici di Stephen, con una scorta di birra scadente. Pip li trov tutti e tre al tavolo della cucina, intenti a discutere non di Marie, bens del circuito di retroazione salari/prezzi. Riscald il forno per le pizze surgelate che rappresentavano il contributo di Dreyfuss alle cene comunitarie, e pens che probabilmente le sarebbe toccato cucinare di pi, adesso che Marie se n'era andata. Riflett sul problema del lavoro collettivo mentre Stephen e i suoi amici, Garth ed Erik, immaginavano un'utopia del lavoro. La loro teoria era che l'aumento della produttivit generato dalla tecnologia e la conseguente perdita di posti di lavoro avrebbero inevitabilmente portato a una migliore distribuzione della ricchezza, oltre che a generosi salari versati alla maggioranza della popolazione per non lavorare, quando il Capitale si fosse reso conto che non poteva permettersi di impoverire i consumatori che compravano i prodotti costruiti dai robot. I consumatori disoccupati avrebbero acquisito un valore economico equivalente a quello perduto come lavoratori, e avrebbero unito le forze con le persone che lavoravano ancora nel settore dei servizi, creando cos una nuova coalizione di lavoratori e disoccupati permanenti che con le sue enormi dimensioni avrebbe imposto il cambiamento sociale.
- Ho una domanda, per, - disse Pip mentre faceva a brandelli il cespo di lattuga che Dreyfuss considerava un'insalata gi pronta. - Se una persona viene pagata quarantamila dollari all'anno per essere un consumatore, e un'altra riceve lo stesso stipendio per cambiare le padelle in una casa di riposo, la persona che cambia le padelle non se la prender un po' con quella che non fa niente?
- Gli addetti ai servizi dovranno essere pagati di pi, - disse Garth.
- Molto di pi, - disse Pip.
- In un mondo giusto, - disse Erik, - gli operatori della casa di riposo sarebbero quelli che girano in Mercedes.
- S, ma anche cos, - disse Pip, - preferirei girare in bicicletta e non dover cambiare padelle.
- S, ma se tu volessi una Mercedes e per ottenerla dovessi cambiare padelle?
- No, Pip ha ragione, - intervenne Stephen, procurandole un modesto fremito di piacere. - La cosa da fare  rendere obbligatorio il lavoro ma poi continuare ad abbassare l'et di pensionamento, in modo da avere sempre piena occupazione per tutti quelli sotto i trentadue anni, o i trentacinque, o quel che , e piena disoccupazione per tutti quelli sopra quell'et.
- Fa un po' schifo essere giovani in quel mondo, - disse Pip. - Non che non faccia gi schifo in questo.
- Io ci starei, - disse Garth, - se sapessi che dai trentacinque anni in poi avrei tutto il resto della vita per me.
- E poi, se si abbassasse l'et di pensionamento a trentadue, - disse Stephen, - si potrebbe rendere illegale avere figli prima della pensione. Cos si combatterebbe il problema della sovrappopolazione.
- S, - disse Garth, - ma quando la popolazione diminuisce, l'et di pensionamento deve per forza aumentare, perch c' comunque bisogno di addetti ai servizi.
Pip usc sulla veranda posteriore con il telefono. Aveva ascoltato un sacco di quelle discussioni utopiche, e in un certo senso trovava confortante che Stephen e i suoi amici non riuscissero mai a eliminare tutti i difetti del loro piano; che il mondo fosse ostinatamente insanabile come la sua vita. Mentre la luce sbiadiva a ovest, Pip rispose doverosamente ai messaggi delle poche amiche rimastele e poi lasci doverosamente un messaggio alla madre, esprimendo la speranza che la sua palpebra stesse meglio. Intanto il suo corpo aveva ancora l'impressione che stesse per accadergli qualcosa di importante. Guard il cielo sopra la superstrada passare da arancione a indaco mentre il cuore le faceva thump thump thump nel petto.
Quando Pip rientr, Dreyfuss stava servendo la pizza, e l'argomento della conversazione era diventato Andreas Wolf, il famoso portatore di luce. Pip si vers un bicchierone di birra.
-  stata una fuga di notizie o un'azione degli hacker? - domand Erik.
- Non lo dicono mai, - disse Garth. - Pu darsi che qualcuno abbia spifferato le password o le chiavi. Rientra nel modus operandi di Wolf: proteggere la fonte.
- Sta facendo dimenticare a tutti che  esistito un Julian.
- Julian gli fa ancora mangiare la polvere, perlomeno come programmatore. Gli hacker di Wolf sono tutti mercenari. Lui non saprebbe piratare neanche una Xbox.
- Ma Wiki era sporca: c' gente che  morta a causa di Wiki. Wolf  ancora discretamente puro. Anzi, adesso  questo il suo marchio: purezza.
La parola purezza fece rabbrividire Pip.
- Questo ci aiuta parecchio, - disse Stephen. - Fra i documenti divulgati ci sono un mucchio di propriet immobiliari della East Bay.  proprio la roba che abbiamo cercato di documentare dall'esterno. Dobbiamo contattare i proprietari delle case citate nel documento divulgato e portarli dalla nostra parte, organizzare una protesta con loro o qualcosa del genere.
Pip si gir verso Dreyfuss in cerca di una spiegazione. Dreyfuss mangiava senza piacere ma in fretta, tanto che il cibo gli scompariva dal piatto senza che lui desse l'impressione di toccarlo. - Sabato sera, - disse, - il Sunlight Project ha divulgato trentamila mail interne dalla sua sede tropicale segreta. La maggior parte appartenevano alla Banca della Caccia Inesorabile, cosa piuttosto interessante, perch, come sai, si tratta della mia banca. Anche se il mio caso non viene citato nelle mail, ritengo non del tutto patologico immaginare che le spie tedesche, avendo scoperto il nome della mia banca, abbiano cercato di farci un favore. Ad ogni modo, sono mail altamente incriminanti. Caccia Inesorabile  tuttora coinvolta in uno schema di false dichiarazioni, truffa, mobbing, ostruzionismo e tentato furto di propriet ipotecate a proprietari in momentanea difficolt. In toto, le mail gettano una luce niente affatto lusinghiera sull'accordo del governo federale con le banche.
- I tedeschi non ci stavano spiando, Dreyfuss, - disse Stephen. - Ho detto io ad Annagret della tua banca.
- Cosa? - fece bruscamente Pip. - Quando?
- Quando cosa?
- Quando gliel'hai detto? Tu e Annagret vi sentite ancora?
- Certo che ci sentiamo.
Pip gli scrut la faccia arrossata dalla birra, in cerca di tracce di colpevolezza. Non ne vide, ma la sua gelosia tralasci quel dettaglio e pass direttamente a immaginare che, uscita di scena Marie, Annagret avrebbe mollato il suo ragazzo per trasferirsi a Oakland, prendersi Stephen e cacciare via lei.
-  una fuga di notizie sbalorditiva, - le disse Stephen. - Qui c' scritto tutto: come concordare un rifinanziamento con il proprietario e poi interrompere i contatti, perdere la documentazione e cominciare la procedura di pignoramento. Citano persino le cifre. Chiunque abbia pi di due pagamenti mancanti o parziali di seguito e settantacinquemila di valore netto riceve questo trattamento. E un bel po' di casi sono qui nella East Bay. Ci hanno fatto un regalo incredibile. Sono sicuro che  merito di Annagret.
Pip, troppo agitata per mangiare, trangugi la birra e ne vers ancora. Negli ultimi quattro mesi aveva ricevuto almeno venti mail da Annagret, che aveva contrassegnato come lette senza leggerle. Non usava molto Facebook, in parte perch si sentiva intimidita dalle foto di gente pi felice di lei, e in parte perch in ufficio veniva disapprovato l'uso personale dei social media, ma per non smettere del tutto di usarlo aveva dovuto rifiutare la richiesta di amicizia di Annagret, che altrimenti l'avrebbe bombardata di messaggi anche l. Il ricordo di Annagret si mescolava a quello di Jason, facendola sentire stranamente sporca, come se non fosse stata in accappatoio ma completamente nuda quando aveva risposto al questionario, e avesse poi inflitto la sua sporcizia a Jason; come se avesse avuto un rapporto personale molto sconveniente con Annagret, tipo quelli che si hanno negli incubi. E adesso quel ricordo era collegato alla parola purezza, che per lei era la parola pi vergognosa di tutte, perch era il suo nome di battesimo. La faceva vergognare della sua patente di guida, con il nome PURITY TYLER accanto alla sua foto imbronciata, e rendeva la compilazione di ogni modulo una piccola tortura. Il nome aveva ottenuto l'effetto contrario di quello sperato da sua madre. Come per sfuggire a quel peso, alle superiori si era trasformata in una ragazza sporca, e lo era tuttora, visto che desiderava il marito di un'altra... Continu a bere birra finch non si sent abbastanza istupidita da alzarsi e andare a portare un po' di pizza a Ramn.
- Non ho fame, - disse Ramn, la faccia rivolta verso la parete.
- Tesoro, devi mangiare qualcosa.
- Non ho fame. Dov' Stephen?
- Sono venuti degli amici a trovarlo. Tra poco arriva.
- Voglio stare qui con te e Stephen e Drayfuss.
Pip si morse il labbro e torn gi in cucina.
- Ragazzi, dovete andare, - disse a Garth ed Erik. - Stephen deve parlare con Ramn.
- Tra poco vado su, - disse Stephen.
La sua espressione impaurita fece arrabbiare Pip. -  tuo figlio, - disse. - Non manger finch non parli con lui.
- Va bene, - le rispose, con quella puerile irritazione che di solito riservava a Marie.
Guardandolo allontanarsi, Pip si chiese se lei e Stephen avrebbero saltato lo stadio dell'estasi per passare direttamente a quello della coppia inacidita. Visto che ormai aveva interrotto la festa, si sedette e fin la birra. Sentiva arrivare una scenata; sapeva di dover andare a letto, ma il cuore le batteva troppo forte. Alla fine desiderio, rabbia, gelosia e sfiducia si fusero in un'unica protesta intrisa di birra: Stephen aveva dimenticato la sua promessa di parlarle a tu per tu. Era rimasto in contatto con Annagret ma aveva abbandonato lei. Lo sent chiudere la porta della sua stanza al piano di sopra, e mentre aspettava che la riaprisse ripet silenziosamente la propria protesta, riformulandola pi volte, cercando di rafforzarla perch sostenesse il peso del senso di abbandono; ma non poteva sostenerlo. And di sopra ugualmente e buss alla porta di Stephen.
Lo trov seduto sul letto coniugale, intento a leggere un libro con un titolo rosso, qualcosa di politico.
- Stai leggendo un libro? - disse Pip.
-  meglio che riflettere su cose che non posso controllare.
Pip chiuse la porta e si sedette in un angolo del letto. - Da come parlavi con Garth ed Erik, nessuno avrebbe indovinato che oggi fosse successo qualcosa.
- Loro cosa possono farci? Ho ancora il mio lavoro. Ho ancora i miei amici.
- E me. Hai ancora me.
Stephen distolse lo sguardo, nervoso. - S.
- Avevi detto che avresti parlato con me, te ne sei dimenticato?
- S, scusa.
Pip cerc di respirare pi a fondo e lentamente.
- Cosa c'? - disse Stephen.
- Lo sai cosa c'.
- No, non lo so.
- Avevi promesso di parlare con me.
- Scusa. Me ne sono dimenticato.
La sua protesta era meschina e inutile, proprio come aveva temuto. Non serviva a niente ripeterla per la terza volta.
- Cosa ci succeder? - disse.
- A noi due? - Stephen chiuse il libro. - Niente. Troveremo un paio di nuovi coinquilini, preferibilmente donne, cos non dovrai essere l'unica.
- Insomma, non cambia niente. Resta tutto uguale.
- Perch dovrebbe cambiare qualcosa?
Pip esit, ascoltando il proprio cuore. - Sai, un anno fa, davanti a quel caff, mi sembrava di piacerti.
- Certo che mi piaci. Parecchio.
- Per mi hai dato quasi l'impressione di non essere sposato.
Lui sorrise. - Gi, be', a quanto pare avevo ragione.
- No, ma allora, - disse Pip. - Allora mi hai dato quell'impressione. Perch mi hai fatto una cosa del genere?
- Io non ti ho fatto niente. Bevevamo il caff.
Pip lo guard implorante, scrutandolo negli occhi per capire se davvero ignorasse tutto o se si fingesse ignaro per qualche ragione crudele. Il fatto di non riuscire a indovinare i suoi pensieri la uccideva. Ai respiri affannosi seguirono le lacrime. Non lacrime tristi: lacrime rabbiose, accusatorie.
- Cosa c'? - fece Stephen.
Pip continu a guardarlo negli occhi finch non vide apparire un barlume di comprensione.
- Oh, no, - le disse. - No, no, no. No, no, no.
- Perch no.
- Ma di, Pip. No.
- Come fai a non accorgerti - ansim Pip - di quanto ti voglio?
- No, no, no.
- Credevo che stessimo solo aspettando. E ora  successo. Finalmente  successo.
- Oddio, Pip, no.
- Non ti piaccio?
- Certo che mi piaci. Ma non in quel senso. Davvero, mi dispiace, non in quel senso. Potrei essere tuo padre.
- Oh, andiamo! Quindici anni di differenza! Non  niente!
Stephen guard la finestra e poi la porta, come se valutasse le possibilit di fuga.
- Mi stai dicendo che non hai mai provato niente? - disse Pip. - Che era tutto nella mia testa?
- Devi avere frainteso.
- Cosa?
- Non ho mai voluto avere figli, - disse Stephen. - Era proprio questo il problema fra me e Marie, il fatto che non volessi figli. Continuavo a ripeterle: A cosa ci servono dei figli? Abbiamo Ramn, abbiamo Pip. Possiamo comunque essere due bravi genitori. Ecco cosa sei per me. Una figlia.
Pip lo fiss. - Tu mi vedi cos? Sullo stesso piano di Ramn? Saresti ancora pi felice se puzzassi? Io ce l'ho un genitore! Non me ne serve un altro!
- Be', a dire il vero avrei detto di s, - disse Stephen. - Mi sembrava che avessi proprio bisogno di un padre. E io posso sempre esserlo, per te. Puoi sempre rimanere qui.
- Sei fuori di testa? Rimanere qui? Cos?
Pip si alz e si guard intorno, furiosa. Era meglio arrabbiarsi che soffrire, e forse era anche meglio che essere amata e abbracciata da Stephen, perch forse ci che aveva provato per lui fin dall'inizio era proprio rabbia, rabbia travestita da desiderio.
In una specie di anarchia della volizione, Pip si ritrov a togliersi il pullover, e poi a sganciarsi il reggiseno, e poi a inginocchiarsi sul letto e saltare addosso a Stephen, abusando di lui con la propria nudit. - Ti sembro una figlia?  cos che mi vedi?
Stephen si rannicchi, coprendosi la faccia con le mani. - Smettila.
- Guardami.
- Non voglio guardarti. Sei tu quella fuori di testa.
- Vaffanculo! Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo. Sei troppo debole anche per guardarmi, cazzo? - Da dove venivano quelle parole? Da quale luogo nascosto? Un vortice di rimorso gi le mulinava intorno alle ginocchia, e Pip gi sapeva che sarebbe stato peggiore di tutti i precedenti rimorsi messi insieme, eppure non c'era altro da fare che andare fino in fondo e obbedire al suo corpo che voleva buttarsi su Stephen. Gli strofin il petto nudo contro la camicia a righine, gli stacc le mani dalla faccia e gliela copr con i capelli; e vide che stavolta l'aveva combinata grossa. Stephen era terrorizzato.
- Devi essere sicuro, okay? - gli disse. - Sicuro che non provi nient'altro per me.
- Non posso credere a quello che mi stai facendo. Quattro ore dopo che lei se n' andata.
- Oh, dopo quattro giorni sarebbe stato diverso? O quattro mesi? Quattro anni? - Abbass la faccia verso quella di lui. - Toccami!
Cerc di guidargli le mani, ma lui era molto forte e la spinse via con facilit. Salt via dal letto e indietreggi verso la porta.
- Sai, - le disse, ansimando, - non credo molto nella psicanalisi, ma penso che a te servirebbe.
- Come se potessi permettermela.
- Sul serio, Pip. Che razza di casino. Stai almeno pensando a come mi sento io?
- L'ultima volta che ho controllato, stavi leggendo... - Prese il libro di Stephen. - Gramsci.
- Se combinassi stronzate del genere con altra gente, gente che non ti  amica, non faresti un favore a te stessa. Ho paura che tu non sappia tenere a freno i tuoi impulsi.
- Lo so. Sono anormale.  il ritornello della mia vita, pi o meno.
- No, sei fantastica. Sei meravigliosa, credimi. Per... insomma.
- Sei innamorato di lei? - disse Pip.
Stephen, ormai sulla soglia, si volt. - Cosa?
- Di Annagret.  per questo che fai cos? Sei innamorato di lei?
- Oh, Pip -. L'espressione impietosita e preoccupata di Stephen era cos pura che quasi sconfisse la sua sfiducia; quasi la convinse che non aveva motivo di essere gelosa. - Annagret  a Dsseldorf. La conosco appena.
- Ceeerto. Per la senti ancora.
- Cerca di ascoltarti. Cerca di vedere cosa stai facendo.
- Non ho sentito un no.
- Per l'amor di Dio.
- Per favore, dimmi che mi sbaglio. Dimmi solo che mi sbaglio.
- La persona che voglio  Marie. Non lo capisci?
Pip strizz gli occhi, cercando di capire ma al contempo rifiutandosi di farlo. - Ma ormai Marie sta con un altro, - disse. - E tu sei in contatto con Annagret. Non sai ancora di essere innamorato di lei, ma secondo me lo sei. O lo sarai presto. Ha l'et giusta per te, no?
- Ho bisogno di un po' d'aria. E tu devi uscire dalla mia stanza.
- Fammi vedere, - disse Pip. - Vieni qui e fammi vedere che mi sbaglio. Prendimi la mano per un secondo. Per favore. Altrimenti non ti creder.
- Allora ti toccher non credermi.
Pip si raggomitol su se stessa. - Lo sapevo, - sussurr. Il dolore della gelosia era delizioso, in confronto al pensiero che si stava comportando da pazza e nient'altro. Ma quel pensiero si andava rafforzando.
- Ora esco, - disse Stephen.
E la lasci l, sul suo letto.

MARTEDI'.

Mand un messaggio per avvisare che non sarebbe andata al lavoro, adducendo a pretesto un mal di stomaco non del tutto inventato. Verso le dieci Marie buss alla porta per chiederle di uscire a salutare Ramn, ma ogni minimo movimento del corpo le ricordava cosa aveva fatto la sera prima. Quando Marie and di sopra per la seconda volta e si azzard a fare capolino nella sua stanza, Pip trov a malapena la voce per mormorare vai via.
- Stai bene? - disse Marie.
- Ti prego vai via. Ti prego chiudi la porta.
Sent che Marie le andava vicino e si metteva in ginocchio. - Volevo salutarti, - disse.
Pip tenne gli occhi chiusi e non disse niente, e le parole che Marie rivers su di lei risultarono prive di senso, un colpo dopo l'altro al suo cervello, una tortura da sopportare finch non fosse cessata. Quando finalmente cess, venne seguita dalla tortura ancora peggiore di Marie che le accarezzava la spalla. - Non vuoi parlarmi per niente? - disse.
- Ti prego, ti prego, ti prego, vai via, - riusc a dire Pip.
L'allontanarsi riluttante di Marie fu un'altra tortura quasi insopportabile, e il rumore della porta che si chiudeva non vi mise fine. Niente poteva mettervi fine. Pip non ce la fece ad alzarsi dal letto, n tanto meno a uscire dalla stanza, n tanto meno ad andare fuori, dove la forte luce di un altro giorno orribilmente perfetto poteva davvero farla morire di vergogna. Mangi mezza tavoletta di cioccolato fondente nella sua stanza, l'unico pasto di tutta la giornata, staccandone un morso e poi restando distesa immobile per riprendersi da quel promemoria dell'esistenza del suo corpo, visibile, troppo visibile, come aveva detto sua madre. Anche piangere sarebbe stato un promemoria, e cos non pianse. Credeva che almeno la notte le avrebbe portato un po' di sollievo, ma si sbagliava. L'unica differenza fu che riusc a singhiozzare per la perdita di Stephen, a sprazzi, per molte ore.

MERCOLEDI'.

La fame e la sete la svegliarono all'alba. Con i sensi acuiti dalla necessit di agire di nascosto, si cambi in fretta, prepar lo zaino e sgattaiol gi in cucina. La priorit era non incontrare Stephen, idealmente mai pi, e anche se lui non si alzava mai presto, Pip non rallent per mangiare qualcosa, ma si limit ad afferrare un po' di roba a caso e a cacciarla dentro lo zaino. Poi bevve tre bicchieri d'acqua e fece tappa al bagno. Quando usc, trov Dreyfuss in corridoio, con addosso la sua tuta da notte.
- Stai meglio, vedo, - le disse.
- S, ieri avevo mal di stomaco.
- Credevo che il mercoled entrassi al lavoro tardi. E invece eccoti qui alle sei e un quarto.
- Certo, devo recuperare la giornata di ieri.
Neppure le bugie pi trasparenti riuscivano a scuoterlo. Al massimo costringevano il suo cervello a elaborare qualche elemento in pi, rallentandolo leggermente. - Ho ragione a presumere che ora te ne andrai anche tu?
- Probabilmente s.
- Perch.
-  chiaro che sai perch, visto che lo hai presunto, e allora perch me lo chiedi?  chiaro che sai tutto quello che succede in questa casa.
Dreyfuss riflett con distacco. - Potrebbe interessarti sapere che ho letto tutte le mail e la corrispondenza sui social media tra Stephen e la tedesca.  del tutto innocente, anche se tediosamente ideologica. Sarebbe proprio un peccato perdere la tua intelligente compagnia per una sciocchezza come questa.
- Wow, - esclam Pip. - Stavo per dire che avrei sentito un po' la tua mancanza, e ora mi racconti che non solo origli, ma leggi anche le nostre mail.
- Solo quelle di Stephen, - disse Dreyfuss. - Usiamo lo stesso computer, e lui non si slogga mai. Credo che nel linguaggio legale si dica in piena vista.
- Be', se vuoi saperlo, in questo momento Annagret  la minore delle mie preoccupazioni.
- La cosa interessante  che molti dei suoi messaggi a Stephen riguardano te. Evidentemente soffre molto perch non vuoi essere sua amica. Io trovo la tua posizione assai ragionevole, forse anche vivamente consigliabile. S: consigliabile. Ma potrebbe interessarti sapere che, per quanto riguarda la tedesca, la persona pi interessante di questa casa sei tu. Non il nostro Stephen. E neppure, inutile a dirsi, Ramn o Marie. E se esaminiamo i fatti con logica rigorosa, neppure io.
Pip si stava infilando il casco della bici. - Okay, fantastico, - disse. - Buono a sapersi.
- Quei tedeschi avevano qualcosa che non andava.
In uno Starbucks anonimo in Piedmont Avenue, davanti a un latte macchiato con focaccine dolci, Pip scrisse e riscrisse tormentosamente una mail che infine trov il coraggio di spedire a Stephen, il quale non poteva ricevere sms perch i piani telefonici costavano soldi. Che Dreyfuss l'avrebbe letta non le importava granch; era come se un cane o un computer sapessero qualcosa di lei.
 Ti chiedo scusa per quello che ho fatto. Per favore, dimmi quando non sarai in casa questa settimana, cos potr venire a prendere la mia roba.
Inviare quel messaggio rese pi reale la perdita di Stephen, e Pip tent di fantasticare su come sarebbero andate le cose in camera da letto se lui non fosse riuscito a resisterle, ma la sua immaginazione continuava a ricordarle quello che era successo davvero; e piangere in un locale pubblico era una pessima idea.
Due tavoli pi in l, un bevitore di chai dalla barba bianca la stava osservando. Quando Pip lo sorprese restituendogli lo sguardo, lui abbass gli occhi sul tablet con aria colpevole. Perch Stephen non l'aveva guardata cos? Era chiedere troppo?
Mi sembrava che avessi proprio bisogno di un padre: di tutte le crudelt che le aveva detto in camera da letto, quella era la peggiore. Eppure c'era chiaramente qualcosa che non andava in lei, e chiaramente l'oggetto pi appropriato della sua rabbia era il padre assente. Socchiuse gli occhi e fiss il bevitore di chai. Quando lui la guard di nuovo, gli rivolse una smorfia fasulla, un sorriso cattivo, al quale lui rispose con un cenno cortese per poi voltarle le spalle.
Mand un messaggio alla sua amica Samantha, chiedendole se poteva andare a dormire da lei. Samantha era la pi autocentrata delle amiche rimaste, e perci era poco probabile che le facesse domande imbarazzanti. Samantha era anche una brava cuoca, con una cucina attrezzata, e Pip non si era dimenticata che quel venerd doveva portare a sua madre una torta di non-compleanno.
Aveva ancora tre ore da ammazzare prima di cominciare il turno in ufficio. Sarebbe stato un momento poco rischioso per lasciare un messaggio alla madre, che al mattino presto era sempre troppo immersa nel suo Proponimento per rispondere al telefono, ma Pip non ci riusc. Guard la gente in fila per ordinare bevande al caff e paste, bella gente di Oakland etnicamente mista, fresca di doccia e in grado di permettersi la colazione al bar tutti i giorni. Oh, avere un lavoro che ti piace, un compagno fidato, un figlio che ti ama, uno scopo nella vita. E le venne in mente che uno scopo nella vita era ci che Annagret le aveva offerto. Annagret l'aveva voluta. Annagret aveva voluto lei. Ripens con vergogna alla sua assurda fissazione che ci fosse qualcosa tra Annagret e Stephen. Doveva aver bevuto troppa birra.
Prese il telefono e recuper tutte le mail che Annagret le aveva mandato negli ultimi quattro mesi. La prima aveva come oggetto ti prego perdonami. Mentre la leggeva, assaporando il tono supplichevole e i complimenti alla sua intelligenza e al suo carattere, Pip si ritrov a ubbidire all'oggetto e a perdonare Annagret, con un'alacrit forse di per s un po' folle. O forse non cos folle, perch Annagret non solo l'apprezzava, ma aveva anche ragione: su Stephen, sugli uomini, su tutto. E non aveva rinunciato a lei; le aveva mandato venti mail, la pi recente appena una settimana prima. Nessun'altra, fra le persone che conosceva, sarebbe stata cos perseverante.
Pip apr una mail di due mesi prima, con oggetto splendide notizie.
 Carissima Pip, so che sei ancora arrabbiata con me e forse non leggi neanche le mie mail, ma devo dirti un'ottima notizia: sei stata APPROVATA per uno stage al Sunlight Project! Spero che approfitterai di questa occasione superdivertente e gratifichevole. Sto sempre pensando a quelle informazioni riservate che tu vuoi: bene, questa  la tua occasione per trovarle. L'SP ti pagher vitto e alloggio nella zona pi interessante del mondo, pi un piccolo stipendio mensile, e spesso pu anche fornire assistenza con i soldi per l'aereo. Ti allego una lettera e una scheda informativa con maggiori dettagli. Voglio solo dirti che ti ho raccomandata TANTISSIMO con tutta la sincerit. E sembra che Andreas e gli altri si fidano ancora delle mie decisioni! ;) Sono molto felice per te e spero che ci penserai. Mi dispiace solo che, se andrai, non potr venire con te. Ma forse, se sei ancora arrabbiata con me, questo ti render pi interessata ad andare? ;) Ti abbraccio, Annagret
 PS: ecco l'indirizzo di Andreas: ahw@sonnenlicht.org Puoi scrivergli direttamente con domande.
Mentre leggeva, Pip si sent vagamente delusa. Era come un questionario senza risposte sbagliate: quanto poteva valere uno stage, se era cos facile da ottenere? E aveva appena cominciato a cambiare idea su Annagret che quella cercava di appiopparle un altro uomo, bench alquanto famoso e carits-metico. Stizzita, senza fermarsi a riflettere, sfior con il dito l'indirizzo e-mail di Wolf e in quattro e quattr'otto gli scrisse un messaggio:
 Caro Andreas Wolf, si pu sapere chi sei? Una persona di nome Annagret che conosco appena dice che posso fare uno stage retribuito con il tuo progetto.  un modo per procurarti da scopare, o cosa? Avete un barile di Kool-Aid? Francamente mi sembra tutto molto sinistro. Non mi interessa molto quello che fate laggi, nella giungla o dovunque siate, ma secondo Annagret non  neanche importante che mi interessi. E questo mi lascia molto perplessa. Saluti, Pip Tyler, Oakland, California, Usa
Appena schiacci Invio, Pip avvert una fitta di rimorso; l'intervallo fra azione e rimorso stava diminuendo cos in fretta che presto sarebbe diventata un fascio di rimorso del tutto incapace di agire; e forse questo non era un male.
Come penitenza apr un motore di ricerca e fece un'indagine tardiva su Wolf e il suo progetto. Considerata la mole di odio circolante su internet, fu colpita dalla scarsa quantit di commenti ostili su Wolf che riusc a trovare, a parte le lamentele degli irriducibili difensori di Julian Assange e le dichiarazioni di governi e aziende che avevano un ovvio tornaconto nel definirlo un criminale. Altrimenti, in termini di ammirazione universale, Wolf se la giocava con Aung San Suu Kyi e Bruce Springsteen; una ricerca con il suo nome insieme alla parola purezza generava duecentocinquantamila risultati.
Il motto di Wolf, e il grido di battaglia del suo progetto, era La luce del sole  il miglior disinfettante. Nato nel 1960 nella Germania dell'Est, Wolf si era distinto negli anni Ottanta come un audace e sensazionale critico del regime comunista. Dopo la caduta del Muro di Berlino aveva condotto la crociata per conservare e aprire al pubblico gli enormi archivi della polizia segreta della Germania Est; anche in quel caso gli unici a odiarlo erano gli ex informatori della polizia, la cui reputazione post-riunificazione era stata macchiata dall'esposizione del loro passato alla luce del sole. Wolf aveva fondato il Sunlight Project nel 2000, da principio concentrandosi su svariati atti illeciti della Germania, ma allargando quasi subito il proprio raggio d'azione alle ingiustizie sociali e ai segreti tossici di tutto il mondo. Centinaia di migliaia di immagini lo ritraevano come un uomo molto attraente, ma a quanto pareva non si era mai sposato e non aveva figli. Fuggito dalla Germania nel 2006 e dall'Europa nel 2010, per evitare l'arresto, aveva ricevuto asilo prima in Belize e pi di recente in Bolivia, invitato dal presidente populista Evo Morales che era un suo ammiratore. L'unica cosa che Wolf teneva segreta era l'identit dei suoi maggiori finanziatori (ispirando cos un paio di terabyte di animato chiacchiericcio online sulla sua incoerenza), e l'unica cosa vagamente indecorosa che lo riguardava era la sua intensa rivalit con Assange. Wolf aveva sarcasticamente denigrato i metodi e la vita privata di Assange, mentre Assange si era accontentato di fingere che Wolf non esistesse. Wolf amava contrapporre WikiLeaks - che definiva una piattaforma neutra e senza filtri - con il lavoro pi finalizzato del suo Sunlight Project, e faceva una distinzione morale tra il motivo innocuo e di dominio pubblico che lo spingeva a proteggere la privacy dei suoi sostenitori e i motivi malevoli e occulti dei detentori dei segreti che lui rivelava.
Pip rimase colpita da quante di quelle rivelazioni riguardassero l'oppressione femminile: non solo questioni grosse come gli stupri di guerra e il divario retributivo come politica deliberata, ma anche roba piccola come le mail spaventosamente sessiste di un direttore di banca del Tennessee. Erano rare le interviste e i comunicati stampa in cui non venisse menzionato il femminismo militante di Wolf. Ora capiva meglio come facesse Annagret a preferire la compagnia delle donne pur continuando ad ammirare Wolf.
La grande seriet e l'imponente numero di informazioni reperibili online acuirono il suo rimorso per la mail che aveva mandato a Wolf. Lui: autentico eroe temerario e amico di presidenti. Lei: piccola stupida bisbetica. Era ormai ora di andare al lavoro quando si decise a controllare se c'erano nuovi messaggi. Ed erano gi arrivati, da Stephen e da Wolf, uno dopo l'altro.
 Scuse accettate, incidente quasi dimenticato. Non hai motivo di andartene. Sei un'ottima coinquilina, e avremo Ramon tre sere alla settimana: io e Marie lo abbiamo deciso ieri. S.
Uno svantaggio delle mail era che si potevano cancellare una volta sola: non si potevano appallottolare, buttare per terra, calpestare, fare a brandelli e bruciare. Esisteva qualcosa di pi crudele, da parte della persona che ti aveva respinto, di una compassionevole indulgenza? Per un momento la rabbia scacci il rimorso e la vergogna. Lei voleva che l'incidente venisse ricordato! Voleva la sua totale attenzione! Gli rispose d'impulso:
 Con tutto questo dimenticare, mi sa che hai dimenticato anche la mia domanda: quando non sarai in casa?
Malgrado si fosse alzata con quattro ore di anticipo, era ormai sul punto di fare tardi al lavoro, ma finch la rabbia le teneva a bada il rimorso and avanti e lesse il messaggio di Wolf.
 Cara Pip Tyler,
 la tua mail mi ha fatto morire dal ridere, magari ne ricevessi di pi cos. E certo che hai domande, saremmo delusi se non ne avessi. No, non faccio la tratta delle bianche, e qui la nostra bevanda preferita  la birra in bottiglia. Inoltre abbiamo un sacco di hacker, avvocati e teorici straordinari, pi di quanti me ne servano. Quelle che francamente (per usare la tua buffa parola) ci servono sempre sono persone esterne dotate di grande intelligenza e carattere indipendente, che possano aiutarci a vedere il mondo per quello che , e aiutare il mondo a vederci per quello che siamo. Conosco Annagret e mi fido di lei da molti anni, e non l'ho mai sentita cos entusiasta riguardo a un candidato. Saremmo felici se venissi a visitare la nostra organizzazione. Se non ti piacer, potrai goderti una vacanza in questo bel posto e poi tornare a casa. Ma penso che ti piaceremo. Il nostro piccolo, sporco segreto  che qui ci divertiamo un sacco.
 Mandami altre domande, pi sono divertenti e meglio .
 Saluti,
 Andreas
Dopo tutto quello che aveva letto su Wolf, non le sembrava vero che le avesse mandato una mail cos lunga, e cos in fretta. La rilesse due volte prima di inforcare la bici e imboccare la discesa, spinta dalla gravit e dall'emozione di immaginare che lei era realmente una persona straordinaria, e che quello era il vero motivo per cui la sua vita era un tale casino, e che Annagret era stata la prima a riconoscerlo, e che anche se Wolf fosse stato il depravato pi furbo del mondo e Annagret la sua mezzana sessualmente traumatizzata, e anche se lei, Pip, fosse caduta vittima di Wolf, la sua vendetta su Stephen si sarebbe comunque compiuta; perch Wolf, qualunque cosa fosse, non era un debole.
Quando raggiunse l'ufficio le restavano ancora cinque minuti. Si ferm nella stanza delle biciclette e digit la risposta che aveva gi pronta in testa.
 Caro signor Wolf, ti ringrazio del gentile messaggio e della risposta di sospettosa solerzia. Se stessi cercando di attirare in Bolivia una giovane innocente a fini di schiavit sessuale e/o sottomissione a una setta, avrei scritto le stesse cose. Anzi... ora che ci penso... come faccio a sapere che il messaggio non  stato scritto da una schiava sessuale sottomessa alla tua setta? Una persona dotata di grande intelligenza e fino a poco prima anche di carattere indipendente? Abbiamo un problema di verifica! Saluti, Pip T.
Sperando che anche quella mail facesse morire dal ridere Wolf, Pip sal di sopra e raggiunse il suo box. Di fianco al computer era attaccato un biglietto di una delle colleghe della promozione (Ho trovato questa -Janet), insieme alla stampata di una ricetta: Torta bianca di farina integrale con glassa al formaggio cremoso vegano e more. Si lasci cadere sulla sedia con un profondo sospiro. Come se non avesse gi abbastanza rimorsi, doveva anche pentirsi di aver pensato male delle colleghe.
Il lato positivo era che sembrava aver avviato una corrispondenza civettuola con un personaggio famoso in tutto il mondo. Si era sempre considerata immune alla celebrit, anzi, in un certo senso le dava fastidio, per ragioni vagamente simili al fastidio che le dava la gente con fratelli e sorelle. Il suo sentimento era: cosa ti rende tanto pi degno di attenzione di me? Quando un amico del college aveva ottenuto un lavoro a Hollywood e aveva cominciato a vantarsi di conoscere attori famosi, Pip, senza dire niente, aveva interrotto ogni contatto con lui. Ma la cosa pi importante della celebrit, ora lo capiva, era che gli altri non vi erano affatto immuni: la sua vicinanza alla celebrit poteva far colpo sulla gente, e questo le avrebbe dato un potere superiore a quello inesistente che sentiva di avere adesso. Piacevolmente sedotta, Pip torn a immergersi nell'elenco delle chiamate a Rancho Ancho, evitando volutamente di controllare il telefono per prolungare l'attesa.
Durante la pausa pomeridiana trov la risposta di Wolf.
 Capisco perch Annagret ti apprezza. Il mio messaggio ti avrebbe raggiunta ancora pi in fretta se non avesse dovuto passare attraverso un numero di server quattro volte superiore al normale. Al giorno d'oggi c' una sola abitudine che contraddistingue le persone molto efficienti: non restare indietro con le mail. Purtroppo, per motivi di sicurezza, non posso proporti una video-chat. Soprattutto, il nostro Progetto ha bisogno di persone che sappiano usare il buonsenso nell'assumersi rischi. Star a te valutare se sia rischioso fidarsi delle mie mail. Naturalmente potrai aiutarti con ogni mezzo disponibile online, e posso assicurarti che, se deciderai di compiere il salto, noi ti riceveremo a braccia aperte. Ma alla fine spetta a te decidere se credermi. A.
Pip not con piacere che aveva gi eliminato i saluti, e ripet quel gesto intimo nella sua risposta.
 Ma la fiducia deve essere reciproca, giusto? Non dovresti fidarti anche tu di me? Forse dovremmo confessarci a vicenda qualche piccola cosa di cui ci vergogniamo. Anzi, comincio io. Il mio vero nome  Purity. Me ne vergogno tanto che mi tengo sempre stretto il portafogli quando esco con gli amici, perch a volte la gente te lo prende per ridere della foto sulla patente, e sulla patente c' il mio vero nome.
 Cosa ne dici, Signor Purezza? Adesso tocca a te.
Troppo stordita dalla propria temerariet per mangiare, Pip percorse a grandi passi il corridoio fino all'ufficio di Igor, che aveva finito di lavorare e stava preparando la sua valigetta. Quando la vide si accigli.
- S, lo so, - disse Pip. - Non mi lavo i capelli da tre giorni.
- Come va lo stomaco? Non sei contagiosa?
Pip si lasci cadere su una sedia per gli ospiti. - Allora, ascolta. Igor. Le tue venti domande.
- Lasciamo stare, - rispose lui in fretta.
- La cosa che volevi da me, quella che dovevo indovinare. Cos'era?
- Scusami, Pip. Devo portare i miei figli alla partita degli A's. Non  un buon momento.
- Non dicevo sul serio quando parlavo di farti causa.
- Sei sicura di stare bene? Non sembri del tutto in te.
- Hai intenzione di rispondere alla domanda?
L'espressione impaurita di Igor le ricord quella di Stephen due sere prima. - Se ti serve qualche altro giorno, prendilo pure. Prenditi tutta la settimana, se vuoi.
- A dire il vero, sto pensando di prendermi tutta la vita.
- Era uno scherzo stupido, quello delle venti domande. Ti chiedo scusa. Ma i miei figli mi stanno aspettando.
Figli: ancora peggio di fratelli e sorelle!
- I tuoi figli possono aspettare cinque minuti, - disse Pip.
- Ne parleremo domattina, appena arrivi.
- Hai detto che ti piaccio, anche se non sai perch. Hai detto che volevi vedermi fare strada.
- Entrambe cose verissime.
- Ma non puoi prenderti cinque minuti per dirmi perch non dovrei licenziarmi.
- Posso prendermi tutta la mattina, domani. Ma adesso...
- Adesso non hai tempo per flirtare.
Igor sospir, guard l'orologio e si sedette sull'altra sedia per gli ospiti. - Non licenziarti stasera, - disse.
- Penso che mi licenzier stasera.
- Perch ho flirtato con te? Posso evitarlo. Credevo che ti piacesse.
Pip si accigli. - Quindi in realt non volevi niente da me.
- No, era per ridere. Ti stavo prendendo in giro. Sei molto buffa quando sei ostile -. Sembrava soddisfatto della spiegazione, soddisfatto del suo bel carattere, oltre che del suo bell'aspetto. - Potresti vincere il premio per l'Impiegata Californiana Pi Ostile dell'Anno.
- Quindi non saresti mai andato oltre il flirt.
- Certo che no. Sono felicemente sposato, e poi questo  un ufficio, ci sono delle regole.
- Allora, in altre parole, per te non sono altro che la tua peggiore impiegata.
- Domattina potremo parlare di dove trasferirti.
Pip cap che affrontando Igor non aveva fatto altro che rovinare il loro vecchio gioco, il gioco che le aveva reso quasi tollerabile quell'impiego. Qualche ora prima aveva pensato di non potersi sentire ancora pi sola, e invece si accorse che poteva.
- Ti sembrer una follia, - disse, con un nodo in gola. - Ma non  che potresti chiedere a tua moglie di andarci lei, alla partita? Non  che potresti portarmi fuori a cena e darmi qualche consiglio?
- Normalmente s. Ma mia moglie ha altri progetti. Sono gi in ritardo. Perch non vai a casa e ritorni domattina?
Pip scosse la testa. - In questo momento ho tanto, tanto, tanto bisogno di un amico.
- Mi dispiace molto. Ma non posso aiutarti.
- Evidentemente.
- Non so cosa ti sia successo, ma forse dovresti andare da tua madre per qualche giorno. Torna luned e ne riparliamo.
Gli squill il telefono, e mentre lui rispondeva, Pip rimase seduta a testa bassa, invidiando la moglie con la quale si stava scusando del ritardo. Al termine della telefonata, Pip lo sent esitare dietro la sua spalla, come valutando se fosse il caso di appoggiarvi sopra la mano. A quanto pareva decise di no.
Quando Igor usc, Pip torn al suo box e scrisse una lettera di dimissioni. Controll messaggi e mail, ma non c'era niente n da Stephen n da Andreas Wolf, e cos compose il numero di sua madre e lasci un messaggio, dicendole che sarebbe andata a Felton un giorno prima del previsto.

GIOVEDI'.

La stazione degli autobus di Oakland distava due chilometri e mezzo dall'appartamento della sua amica Samantha. Quando Pip la raggiunse, con lo zaino in spalla e una valigetta portapattini prestatale da Samantha con dentro la torta vegana alle more che aveva passato la mattina a preparare, le scappava la pip. Ma la porta del bagno era bloccata da una ragazza della sua et con le treccine afro, una tossica e/o prostituta e/o squilibrata che scosse la testa con enfasi quando Pip cerc di oltrepassarla.
- Posso fare una pip veloce?
- Ti tocca aspettare.
- Ma tipo, per quanto?
- Per il tempo che ci vuole.
- Che ci vuole per cosa? Non guardo niente. Voglio solo pisciare.
- Cos'hai nella valigetta? - chiese la ragazza. - I pattini?
Pip sal sull'autobus per Santa Cruz con la vescica piena. Manco a dirlo, il bagno in fondo all'autobus era fuori servizio. A quanto pareva non bastava che la sua vita fosse in crisi: per tutta la strada fino a San Jose, se non addirittura fino a Santa Cruz, doveva anche stare attenta a non farsela addosso.
Control-pip, si disse. Control-P. Da ragazzina, quando abitava a Felton e andava a scuola a Santa Cruz, tutte le sue amiche possedevano un computer Apple, ma il portatile che le aveva comprato sua madre era un generico pc a buon mercato di OfficeMax, sul quale, quando c'era bisogno di stampare, si dovevano premere i tasti Control e P. Stampare, cos come pisciare, era evidentemente un bisogno. Ho bisogno di stampare, dicevano sempre quelli della Renewable Solutions. Usavano proprio quella strana frase: Ho bisogno di stampare. Bisogno di Control-P. Bisogno di Control-pip... Le sembr un buon pensiero, un pensiero di cui andare orgogliosa; eppure girava in tondo senza portarla da nessuna parte. Alla fine della fiera (quelli della Renewable Solutions dicevano sempre alla fine della fiera) le scappava ancora la pip.
Quando la superstrada emerse per un momento dagli avvallamenti industriali della East Bay in cui era affondata, Pip vide la nebbia accumularsi dietro le montagne al di l della baia. Quella sera la collina sarebbe stata immersa nella nebbia, e Pip sper di riuscire almeno ad aspettare quel misericordioso riparo per farsela addosso. Per non pensare alla propria vescica, si riemp le orecchie di Aretha Franklin - almeno non doveva pi tentare di apprezzare l'hard rock adolescenziale di Stephen - e rilesse i suoi ultimi scambi di mail con Andreas Wolf.
Le aveva risposto la sera prima, dopo che era crollata sul divano di Samantha, stordita da un suo Ativan.
 Con me il segreto del tuo nome  in buone mani. Per un personaggio pubblico deve stare particolarmente attento, lo sai. Immagina l'atmosfera di sfiducia in cui mi muovo. Rivelando a chiunque qualcosa di vergognoso, corro il rischio di espormi alla censura e al ridicolo. Chi vuole inseguire la fama dovrebbe saperlo: non ti fiderai pi di nessuno. Sarai una specie di dannato, non solo perch non potrai fidarti di nessuno, ma, peggio ancora, perch dovrai sempre avere presente quanto sei importante, quanto fai notizia, e questo ti separer da te stesso e ti avvelener l'anima. Essere famosi  uno schifo, Pip. Eppure tutti vogliono essere famosi, oggi il mondo  fatto di questo, del desiderio di essere famosi.
 Se ti dicessi che quando avevo sette anni mia madre mi ha mostrato i genitali, cosa ne faresti di questa informazione?
Leggendo quel messaggio al mattino, e dubitando immediatamente che Wolf le avesse davvero affidato un segreto vergognoso, Pip aveva cercato andreas wolf madre genitali sette anni e trovato solo sette corrispondenze, tutte casuali. Fra queste c'era 72 fatti interessanti su Adolf Hitler. Allora aveva risposto:
 Direi porca vacca e la terrei per me. Perch credo che tu stia un po' esagerando con l'autocommiserazione della persona famosa. Forse hai dimenticato quanto faccia schifo non avere nessun potere e nessuno che si interessa a te. Se tu dovessi divulgare il mio segreto, la gente ti crederebbe. Ma se io divulgassi il tuo, direbbero che ho falsificato la mail per qualche ragione malata, perch sono una ragazza. In teoria noi ragazze abbiamo almeno degli straordinari poteri sessuali, ma ultimamente ho scoperto che si tratta di una bugia raccontata dagli uomini per consolarle del fatto che il potere  TUTTO in mano a loro.
Il pomeriggio in Bolivia doveva essere il momento in cui Wolf sbrigava la corrispondenza, perch la risposta era arrivata in fretta, malgrado la protezione di innumerevoli server.
 Mi dispiace di essere sembrato autocommiserevole: volevo sembrare tragico!
  vero che sono un maschio e ho un certo potere, ma non l'ho chiesto io di nascere maschio. Forse essere maschio  come essere nato predatore, e forse l'unica cosa giusta che pu fare un predatore, se ha compassione degli animali pi piccoli e non accetta di essere nato per ucciderli,  tradire la propria natura e lasciarsi morire di fame. Ma forse essere maschio somiglia a qualcos'altro, tipo essere nato con pi soldi degli altri. Allora la cosa giusta da fare diventa una questione sociale pi interessante.
 Spero che verrai da noi. Potresti scoprire che hai pi poteri di quanto credi.
Quella risposta l'aveva scoraggiata. Il tono piacevolmente civettuolo stava gi scivolando nell'astrazione tedesca. Mentre cuoceva la torta aveva risposto:
 Caro Mister Wolf, Signore dei Predatori!
 Senza dubbio a causa della mia condizione psicologica incasinata, sulla quale molte persone a me vicine potrebbero testimoniare, mi sento pi simile al piccolo animale che accetta la propria natura e vuole solo essere mangiato. Tutto ci che riesco a immaginare del tuo Progetto sono un sacco di persone pi stabili di me che realizzano felicemente le proprie potenzialit. A meno che tu non abbia $130 000 che ti avanzano, con i quali potrei pagare i miei debiti universitari, e a meno che non te la senta di scrivere alla mia (single, isolata, depressa) mamma per convincerla a fare a meno di me per un periodo indeterminato, temo che non potr scoprire questi miei altri straordinari poteri.
 Cordialmente, Pip
Quella mail puzzava di autocommiserazione, ma Pip l'aveva spedita comunque, e poi, mentre stuccava la torta con la glassa vegana e preparava lo zaino per il viaggio a Felton, aveva ripercorso mentalmente le ultime volte che era stata rifiutata da un uomo.
A causa del traffico intenso, la sosta a San Jose fu troppo breve per consentirle di scendere. Mentre l'autobus procedeva lungo la Route 17 e superava le Santa Cruz Mountains, il dolore alla vescica le si diffuse in tutto l'addome. Dalle parti di Scotts Valley comparve l'amata nebbia, e d'un tratto la stagione cambi, l'ora si fece meno definita. Spesso, nelle sere di giugno, una grande zampata di nebbia si allungava dal Pacifico verso Santa Cruz, sopra le montagne russe di legno, lungo lo stagnante San Lorenzo, su per le strade ampie dove abitavano i surfisti, fin dentro ai boschi di sequoie sulle colline. Al mattino l'alito dell'oceano si condensava in una rugiada cos densa che scorreva nelle grondaie. E quella era una Santa Cruz, la citt grigia e spettrale che si svegliava tardi. Quando poi respirava di nuovo, a met mattina, l'oceano rivelava l'altra Santa Cruz, quella ottimista e solare; ma la zampata restava in agguato tutto il giorno, al largo della costa. Verso il tramonto, come la depressione che segue l'euforia, tornava ad attutire i rumori umani, a nascondere i panorami, a rendere tutto molto locale, e sembrava che amplificasse l'abbaiare delle otarie sotto i pilastri del molo. Il loro arp, arp, arp si sentiva a chilometri di distanza, un richiamo per i membri della famiglia rimasti fuori a tuffarsi nella nebbia.
Quando l'autobus svolt da Front Street per entrare nella stazione, i lampioni si erano gi accesi, ingannati dalle condizioni atmosferiche. Pip si trascin fino al bagno delle signore ed entr in uno scomparto libero, lasci cadere lo zaino sul pavimento sporco, ci appoggi sopra la valigetta con la torta e si cal i jeans. Mentre diversi muscoli si lasciavano andare, sent il bip di un messaggio in arrivo.
 Lo stage dura tre mesi, con opzione di rinnovo. Lo stipendio dovrebbe coprire le rate del debito. E forse a tua madre farebbe bene stare senza di te per un po'.
 Mi dispiace che tu ti senta impotente. A volte cambiare aria aiuta.
 Mi sono chiesto spesso cosa provi la preda quando viene catturata. Spesso rimane immobile tra le fauci del predatore, come se non sentisse alcun male. Come se la natura, all'ultimo momento, avesse piet di lei.
Pip stava esaminando l'ultimo paragrafo, nel tentativo di scorgervi una minaccia o una promessa velata, quando lo zaino emise un piccolo commento, una specie di sospiro secco. Si stava accasciando sotto il peso della valigetta. Prima che Pip potesse arrestare il flusso della pip e lanciarsi in avanti, la valigetta cadde a terra e si apr, rovesciando la torta a faccia in gi sulle piastrelle sporche di nebbia condensata, cenere di sigaretta, escrementi e impronte di mendicanti e artiste di strada. Qualche mora rotol via.
- Oh, come sei simpatica, - disse alla torta rovinata. - Come sei cara.
Pip, piangendo per la propria inettitudine, rimise i pezzi di torta incontaminati nella valigetta, e poi si diede tanto da fare con le salviette di carta per ripulire il pavimento da quella glassa che le ricordava uno sbaffo di merda albina, come se a qualcun altro importasse della pulizia, che quasi perse l'autobus per Felton.
Un'altra passeggera, una ragazza sporca con i dreadlocks biondi, si gir e le chiese: - Vai su a 'Pico?
- Arrivo solo alla fine della strada, - rispose Pip.
- Non c'ero mai stata fino a tre mesi fa, - disse la ragazza. -  un posto unico! Ci sono due ragazzi che mi lasciano dormire sul divano se faccio sesso con loro. A me non dispiace affatto. A 'Pico  tutto diverso. Non ci vai mai?
Si dava il caso che Pip avesse perso la verginit a Lompico. Forse era davvero un posto unico.
- Direi che hai trovato una buona sistemazione, - le rispose in tono garbato.
- 'Pico  il massimo, - concord la ragazza. - Devono portarsi l'acqua nella propriet con un camion, per via dell'altitudine. Non gli tocca mischiarsi con la feccia dei sobborghi, il che  fantastico. Mi danno da mangiare e tutto il resto.  un posto unico!
La ragazza sembrava completamente soddisfatta della sua vita, mentre a Pip sembrava che piovesse cenere dentro l'autobus. Si sforz di sorridere e si infil gli auricolari.
Felton era ancora libera dalla nebbia, alla fermata dell'autobus l'aria profumava ancora di scaglie di sequoia arse dal sole, ma il sole era sceso dietro una cresta, e gli uccelli suoi amici d'infanzia, i tou della California e i tou macchiati, saltellavano lungo il viottolo in ombra che Pip stava percorrendo. Quando arriv in vista della casetta, la porta si spalanc e sua madre le corse incontro, gridando: - Oh, oh! - La sua faccia esprimeva un amore cos nudo che a Pip sembr quasi osceno. Eppure, come sempre, non riusc a non ricambiare l'abbraccio. Quel corpo in cui sua madre viveva a disagio le era molto caro. Il suo calore, la sua morbidezza; la sua mortalit. Aveva un lieve ma inconfondibile odore di pelle, che la riportava indietro ai tanti anni in cui loro due avevano dormito nello stesso letto. Le sarebbe piaciuto nasconderle la faccia contro il petto e farsi consolare, ma quando tornava a casa la trovava quasi sempre immersa in qualche pensiero che moriva dalla voglia di esprimere.
- Ho avuto una bella conversazione su di te con Sonya Dawson, gi al negozio, - disse sua madre. - Si ricordava com'eri carina con i bambini della scuola materna quando eri in terza elementare. Te lo ricordi? Dice che ha ancora i biglietti di Natale che hai fatto per le sue gemelle. Mi ero completamente dimenticata che avevi fatto i biglietti per tutti i bambini della materna. Sonya dice che per tutto quell'anno, ogni volta che qualcuno chiedeva alle gemelle di nominare le loro cose preferite, loro rispondevano Pip! Dolce preferito: Pip! Colore preferito: Pip! Eri la loro cosa preferita in assoluto! Una bambina tanto amorevole, tanto buona con i pi piccini. Ti ricordi le gemelle di Sonya?
- Vagamente, - disse Pip, incamminandosi verso la casetta.
- Ti adoravano. Ti veneravano. Loro e l'intera scuola materna. Mi sono sentita tanto orgogliosa quando Sonya me lo ha ricordato.
- Che disdetta che non sia potuta restare a otto anni.
- Lo hanno sempre detto tutti, che eri una bambina speciale, - disse sua madre, inseguendola. - Lo dicevano tutte le maestre. E anche gli altri genitori. C'era una specie di magica amorevolezza in te. Ripensarci mi rende felice.
Appena entrata in casa, Pip mise gi la roba e subito scoppi a piangere.
- Micetta? - disse sua madre, preoccupatissima.
- Ti ho rovinato la torta! - esclam Pip, singhiozzando come un'ottenne.
- Oh, ma non ha nessuna importanza -. Sua madre l'abbracci e la cull, attirando il suo viso contro la clavicola, stringendola forte. - Sono tanto contenta che sei qui.
- Ci ho messo tutto il giorno per farla, - farfugli Pip. - E poi l'ho lasciata cadere sul pavimento sporco della stazione degli autobus.  caduta per terra, mamma. Scusami. Ho sporcato tutto. Scusa, scusa, scusa.
Sua madre la zitt dolcemente, la baci sulla testa e la strinse finch Pip, dopo aver espulso un po' d'infelicit sotto forma di lacrime e moccio, cominci a sentire che con quel crollo aveva concesso un importante vantaggio. Si distric dalla stretta materna e and in bagno a darsi una ripulita.
Sugli scaffali c'erano le lenzuola di flanella sbiadite in cui dormiva da bambina. Accanto al lavandino c'era lo stesso asciugamano esausto che sua madre usava da vent'anni. Il pavimento di cemento della minuscola doccia aveva da tempo perso la vernice per le sfregature troppo energiche. Quando vide che sua madre aveva acceso due candele accanto al lavandino, come per un appuntamento romantico o una cerimonia religiosa, per poco non ebbe un altro cedimento.
- Ho preso le lenticchie affumicate e l'insalata di cavolo nero che ti piacciono tanto, - disse sua madre, indugiando davanti alla porta. - Mi sono dimenticata di chiederti se mangi ancora carne, cos non ti ho preso la braciola di maiale.
-  difficile vivere in una casa comunitaria e non mangiare carne, - disse Pip. - Anche se ormai non vivo pi in una casa comunitaria.
Mentre apriva la bottiglia di vino che aveva comprato a proprio uso e consumo, e mentre sua madre sciorinava i frutti dello sconto dipendenti del New Leaf, Pip forn un resoconto perlopi fasullo dei motivi per cui intendeva lasciare la casa in Thirty-Third Street. Sua madre parve credere a ogni parola. Pip attacc la bottiglia mentre sua madre la aggiornava sulla sua palpebra (non si contraeva pi, ma sembrava che potesse ancora contrarsi da un momento all'altro), sulle ultime violazioni della sua privacy al lavoro, sulle ultime escoriazioni della sua sensibilit da parte dei clienti del New Leaf, e sul dilemma morale posto dal gallo dei vicini che cantava alle tre del mattino. Pip aveva immaginato di potersi nascondere l per una settimana, per riprendersi e progettare la mossa successiva, ma nonostante la sua presunta centralit nella vita della madre, le sembrava che il minuscolo universo materno di ossessioni e rimostranze bastasse a se stesso. Che nella vita di sua madre, in realt, non ci fosse posto per lei.
- Allora, mi sono anche licenziata, - disse Pip al termine della cena, quando il vino era quasi finito.
- Hai fatto bene, - rispose sua madre. - Quel lavoro non mi  mai sembrato all'altezza del tuo talento.
- Mamma, io non ho nessun talento. Ho un'intelligenza inutile. E zero soldi. E adesso non ho neanche un posto dove stare.
- Puoi sempre stare con me.
- Cerchiamo di essere realistiche.
- Puoi riprenderti la veranda. Ti  sempre piaciuta.
Pip si vers quel che restava del vino. L'azzardo morale le consentiva di ignorare sua madre quando ne aveva voglia. - Ecco a cosa sto pensando, - disse. - Due possibilit. La prima  che tu mi aiuti a trovare il mio altro genitore, cos posso provare a scucirgli dei soldi. L'altra  che sto pensando di andarmene in Sudamerica per un po'. Se vuoi che resti qui, devi aiutarmi a trovare il genitore mancante.
La postura di sua madre, rinvigorita dal Proponimento, era meravigliosamente eretta, tanto quanto quella di Pip era curva e afflosciata. Stava assumendo un'espressione distante, e la sua faccia sembrava quasi diversa, pi giovane. Poteva solo essere, pens Pip, la faccia della persona che era stata un tempo, prima di diventare madre.
Guardando verso la finestra ormai buia di fianco al tavolo, sua madre disse: - Non lo far neppure per te.
- Okay, vuol dire che andr in Sudamerica.
- Sudamerica...
- Mamma, io non voglio andare. Voglio starti vicina. Ma tu devi aiutarmi.
- Lo vedi! - grid sua madre, sempre con quell'aria distante, come se nella finestra vedesse qualcosa di pi del proprio riflesso. - Me lo sta facendo ancora! Sta cercando di portarti via! E io non glielo permetter!
- Mamma, questo  un discorso delirante. Ho ventitre anni. Se vedessi dove ho vissuto finora, capiresti che so prendermi cura di me stessa.
Infine sua madre si gir a guardarla. - Cosa c' in Sudamerica?
- Questa cosa, - disse Pip con una certa riluttanza, come se confessasse un atto o un pensiero impuro. - Questa cosa piuttosto interessante. Si chiama Sunlight Project. Offrono stage retribuiti e insegnano nuove competenze.
Sua madre si accigli. - Quelli che divulgano informazioni illegalmente?
- E tu cosa ne sai.
- Io leggo il giornale, micetta.  il gruppo fondato da quello stupratore.
- No, lo vedi? - disse Pip. - Lo vedi? Quella  WikiLeaks. Non sai niente del Project. Vivi sulle montagne e non sai niente.
Per un momento sua madre sembr dubitare di se stessa. Ma poi riprese, con enfasi: - Non Assange. Un altro. Andreas.
- Okay, scusa. Qualcosa sai.
- Ma  uguale all'altro, se non peggio.
- No, mamma, non  vero. Sono completamente diversi.
A quel punto sua madre chiuse gli occhi, drizz ancora di pi la schiena e cominci a praticare la sua respirazione. Lo faceva sempre quando era agitata, ma cos metteva Pip in una situazione difficile, perch non intendeva disturbarla ma non voleva neppure aspettare un'ora per vederla riemergere.
- Sono sicura che questo ti calma, - disse. - Ma io sono sempre qui, e tu mi stai ignorando.
Sua madre continu a respirare.
- Vuoi almeno dirmi cosa  successo davvero con mio padre?
- Te l'ho detto, - mormor sua madre, sempre a occhi chiusi.
- No, mi hai mentito. E vuoi sapere un'altra cosa? Andreas Wolf pu aiutarmi a trovarlo.
Sua madre spalanc gli occhi.
- Perci puoi dirmelo tu, - disse Pip, - oppure andr in Sudamerica e lo scoprir da sola.
- Purity, ascoltami. So di essere una persona difficile, ma devi credermi: se vai in Sudamerica e fai questa cosa, io ne morir.
- Perch? Un sacco di gente della mia et viaggia. Perch non riesci a credere che torner? Non vedi quanto bene ti voglio?
Sua madre scosse la testa. -  il peggiore dei miei incubi. E adesso Andreas Wolf. Questo  un incubo, un incubo.
- Cosa sai di Andreas?
- So che non  una brava persona.
- Come? Come fai a saperlo? Ho passato mezza giornata a informarmi su di lui, ed  il contrario di una cattiva persona. Mi ha scritto delle mail! Posso fartele vedere.
- Oh mio Dio, - disse sua madre, scuotendo la testa.
- Cosa? Oh mio Dio cosa?
- Ti sei chiesta perch uno come lui ti scrive?
- Hanno un programma di stage retribuiti. Bisogna fare un test, e io l'ho superato. Fanno un lavoro fantastico, e mi vogliono. Mi ha mandato tutte quelle mail personali anche se  molto impegnato e famoso.
- Forse ti ha scritto un'assistente. Non  cos, con le mail? Non sai mai chi le scrive.
- No, venivano senz'altro da lui.
- Ma pensaci, Purity. Perch ti vogliono?
- Sei tu quella che per ventitre anni ha continuato a dirmi che sono speciale.
- Perch un uomo senza scrupoli morali pagherebbe una bella ragazza per andare in Sudamerica?
- Mamma, non sono bella. E non sono neanche stupida. Ecco perch ho raccolto informazioni e gli ho scritto.
- Ma micetta, la Bay Area  piena di persone che potrebbero volerti. Persone adeguate. Brave persone.
- Be', il minimo che si possa dire  che non le ho mai incontrate.
Sua madre le afferr le mani e la scrut in viso. - Ti  successo qualcosa? Dimmi cosa ti  successo.
D'un tratto Pip vide le mani materne come due artigli, e sua madre come un'estranea. Tir indietro le mani. - Non mi  successo niente!
- A me puoi dirlo, cuor mio.
- Non te lo direi neppure se fossi l'ultima persona sulla terra. Tu non mi dici niente.
- Ti dico tutto.
- Niente di importante.
Sua madre si appoggi allo schienale e torn a girarsi verso la finestra vuota. - No, hai ragione, - disse. - Non ti dico tutto. Ho le mie ragioni, ma non ti dico tutto.
- Bene, allora lasciami in pace. Non hai alcun diritto su di me.
- Ho il diritto di amarti pi di qualunque cosa al mondo.
- E invece no! - grid Pip. - Invece no! Invece no! Invece no!

La Repubblica del Cattivo Gusto
La chiesa di Siegfeldstrae era aperta a chiunque mettesse in imbarazzo la Repubblica, e Andreas Wolf era talmente imbarazzante che risiedeva proprio l, nel seminterrato della canonica; ma a differenza degli altri - i cristiani fanatici, gli amici della Terra, i disadattati che credevano nei diritti umani o non volevano combattere nella terza guerra mondiale -, lui era imbarazzante anche per se stesso.
Per Andreas la cosa pi perfettamente totalitaria della Repubblica era la sua ridicolaggine. Certo, non c'era niente di ridicolo negli spari contro chi cercava di attraversare la striscia della morte, ma per lui quella era pi che altro una bizzarria geometrica, una discontinuit fra la piattezza orientale e la tridimensionalit occidentale che bisognava presupporre per far quadrare i conti. Purch ci si tenesse alla larga dal confine, il peggio che poteva capitare era venire spiati, arrestati e interrogati, finire in prigione e avere la vita distrutta. Per quanto fastidiosa sul piano individuale, la situazione era vivacizzata dalla stupidit dell'apparato, dal linguaggio risibile del nemico di classe e degli elementi controrivoluzionari, dall'assurda devozione al protocollo probatorio. Le autorit non si sarebbero mai limitate a dettarti la confessione o la denuncia, a estorcerti o falsificarti la firma. Dovevano avere foto e registrazioni, dossier scrupolosamente citati, appelli a leggi democraticamente promulgate. La Repubblica era angosciosamente tedesca nel suo sforzo di rispettare la coerenza logica e seguire le regole. Era un bambino coscienzioso che voleva far colpo sul padre sovietico e superarlo. Era persino riluttante a falsificare i risultati elettorali. E soprattutto per paura, ma forse anche per compassione nei confronti di quel bambino, che credeva nel socialismo proprio come i bambini dell'Ovest credevano in un Christkind volante che accendeva le candeline sull'albero di Natale e portava i regali, la gente andava in massa alle urne e votava per il Partito. Negli anni Ottanta era ormai risaputo che si viveva meglio all'Ovest - macchine migliori, televisione migliore, possibilit migliori -, ma il confine era chiuso e la gente assecondava le illusioni del bambino come se ricordasse, non senza tenerezza, le proprie illusioni dei primi anni della Repubblica. Perfino i dissidenti parlavano il linguaggio della riforma, non del rovesciamento. La vita di tutti i giorni era soltanto limitata anzich tragicamente terribile (per il Berliner Zeitung la definizione di catastrofe era vincere la medaglia di bronzo alle olimpiadi). E cos Andreas, in imbarazzo in quanto antitesi megalomane di una dittatura troppo ridicola per essere degna di megalomania, manteneva le distanze dagli altri disadattati che si nascondevano sotto le gonne della chiesa. Lo deludevano dal punto di vista estetico, offendevano il suo senso di unicit, e comunque non si sarebbero fidati di lui. Cos circoscriveva al privato i paradossi della sua vita in Siegfeldstrae.
Accanto al paradosso generale di essere un ateo mantenuto da una chiesa, c'era il paradosso pi sottile di guadagnarsi vitto e alloggio come consulente psicologico per giovani a rischio. Quale bambino della Germania dell'Est era stato pi privilegiato e meno a rischio di lui? Eppure adesso era l, nel seminterrato della canonica, a tenere sedute di gruppo e incontri individuali per consigliare agli adolescenti come superare promiscuit, dipendenza dall'alcol e problemi domestici, e assumere una posizione pi produttiva in una societ che lui disprezzava. E Andreas era bravo nel suo lavoro - bravo a far tornare i ragazzi a scuola, a trovargli un lavoro nell'economia sommersa, a metterli in contatto con assistenti sociali fidati - e perci anche lui, paradossalmente, era un membro produttivo di quella societ.
Aver perso i propri privilegi gli serviva come credenziale con i ragazzi. Il loro problema era che prendevano tutto troppo sul serio (il comportamento autodistruttivo era anch'esso una forma di eccessiva autostima), e il messaggio di Andreas era sempre, a tutti gli effetti: Guardatemi. Mio padre  nel Comitato centrale e io vivo nel seminterrato di una chiesa, ma quando mai mi vedete serio? Era un messaggio efficace, ma non avrebbe dovuto esserlo, perch, a dire il vero, Andreas non era molto meno privilegiato per il fatto di vivere nel seminterrato di una chiesa. Aveva interrotto i contatti con i genitori, che per, in cambio di quel favore, lo proteggevano. Non era mai stato neppure arrestato, come invece sarebbe successo a uno qualunque dei suoi ragazzi a rischio se avesse combinato le cazzate che combinava lui alla loro et. Eppure quelli lo trovavano simpatico e lo ascoltavano, perch Andreas diceva la verit, e loro erano troppo affamati di verit per pensare a quanto fosse privilegiato per poterla dire. Lui era un rischio che lo stato sembrava disposto a correre, un ingannevole esempio di sincerit per adolescenti confusi e tormentati, per i quali l'intensit del suo fascino diventava cos un'altra sorta di rischio. Le ragazze si mettevano praticamente in fila davanti al suo ufficio per calarsi i pantaloni, e se potevano dichiarare in maniera plausibile di avere sedici anni, lui le aiutava a sbottonarli. Anche questo, naturalmente, era paradossale. Andreas rendeva un prezioso servizio allo stato, convincendo gli elementi antisociali a tornare all'ovile, dicendo la verit mentre raccomandava loro di pensarci due volte prima di fare altrettanto, e veniva ricompensato per i suoi servigi con una grande quantit di fiche giovani.
Il suo tacito accordo con lo stato durava da cos tanto tempo - pi di sei anni - che Andreas si sentiva al sicuro. Tuttavia, per precauzione, continuava a evitare le amicizie maschili. Tanto per cominciare, si rendeva conto che gli altri frequentatori maschi della chiesa gli invidiavano la facilit nel trattare con i giovani, e di conseguenza la disapprovavano. Evitare gli uomini era saggio anche in termini statistici, visto che c'erano forse dieci informatori maschi per ogni femmina. (Inoltre il calcolo delle probabilit deponeva a favore delle femmine adolescenti, perch i reclutatori di spie erano troppo sessisti per fidarsi di una studentessa). Il pi grave inconveniente degli uomini, comunque, era che Andreas non poteva andarci a letto; non poteva usare quel sistema per consolidare la complicit.
Anche se il suo appetito per le ragazze sembrava illimitato, Andreas era orgoglioso di non essere mai consapevolmente andato a letto con una ragazza che non avesse raggiunto l'et del consenso o una vittima di abusi sessuali. Queste ultime era bravo a identificarle, a volte per via delle immagini fecali o putride che usavano per descriversi, a volte grazie a una certa risatina rivelatrice, e nel corso degli anni il suo istinto aveva spesso colto nel segno. Quando una ragazza vittima di violenze gli faceva delle avance, Andreas non solo la respingeva, ma scappava a gambe levate; aveva la fobia di sentirsi un predatore. Il genere di cose che facevano i predatori - allungare le mani tra la folla, appostarsi vicino ai giardinetti, violentare le nipoti, adescare le bambine con caramelle o gingilli - lo riempiva di rabbia omicida. Lui prendeva solo ragazze consenzienti e pi o meno sane di mente.
Se i suoi scrupoli gli lasciavano ancora un apparente residuo di malessere - il timore di scoprire perch si sentisse obbligato a ripetere lo stesso schema con ogni ragazza, o perch non solo non si stancasse mai, ma ne volesse sempre di pi, o perch preferisse mettere la bocca tra un paio di gambe che vicino a una faccia -, lui dava la colpa al malessere del paese in cui viveva. Andreas continuava a esistere solo in rapporto alla Repubblica che lo aveva definito, e a quanto pareva uno dei ruoli che la Repubblica gli imponeva era quello di Assibruteaufreier. Non era stato lui, dopotutto, a rendere inaffidabili tutti gli uomini e ogni donna sopra i vent'anni. E inoltre veniva da una condizione privilegiata: era il principe biondo in esilio di Karl-Marx-Allee. Poich viveva nel seminterrato della canonica e mangiava robaccia in scatola, sentiva di avere diritto all'unico piccolo lusso garantito dai suoi privilegi residui. Non aveva un conto in banca, per teneva un registro mentale dei coiti e lo controllava regolarmente, per accertarsi di ricordare non solo nomi e cognomi, ma anche l'ordine preciso in cui si erano svolti.
Era arrivato a cinquantadue, nel tardo inverno del 1987, quando commise un errore. Il problema era che la numero cinquantatre, una piccola rossa di nome Petra, momentaneamente residente con il padre inabile al lavoro in una casa occupata senz'acqua calda a Prenzlauer Berg, era, come suo padre, una persona molto religiosa. Questo, curiosamente, non aveva smorzato la sua attrazione per Andreas (n quella di lui per lei), per la induceva a considerare il sesso in chiesa una mancanza di rispetto verso Dio. Andreas cerc di liberarla da quella superstizione, ma riusc solo a metterla in apprensione per la salvezza della propria anima, e cap che rischiava di perderla del tutto se la sua anima non rimaneva in gioco. Una volta che decideva di concludere un affare, Andreas non riusciva pi a pensare ad altro, e poich non aveva un amico intimo che potesse prestargli un appartamento n i soldi per pagare una stanza d'albergo, e poich quella fatidica sera la temperatura era parecchio al di sotto dello zero, l'unico modo che gli venne in mente per infilarsi nei pantaloni di Petra (impresa che ora gli sembrava pi indispensabile di tutte quelle compiute in precedenza, anche se Petra era un po' stramba e non molto intelligente) fu salire con lei sulla S-Bahn e portarla nella dacia dei suoi genitori sul Mggelsee, che veniva usata di rado in inverno e mai nei giorni feriali.
Andreas, per diritto, sarebbe dovuto crescere a Hessenwinkel o addirittura a Wandlitz, l'enclave dove sorgevano le ville dei dirigenti del Partito, ma sua madre aveva insistito per vivere pi vicino al centro, in Karl-Marx-Allee, in un appartamento ai piani alti con grandi finestre e un balcone. Andreas sospettava che il vero motivo di quell'avversione per i sobborghi fosse di tipo borghese-intellettuale - che gli arredi e le conversazioni di quei quartieri le sembrassero intollerabilmente spieig, sciatti, grossolani - ma sua madre era incapace di ammettere quella verit cos come ogni altra, e allora si dichiarava patologicamente soggetta al mal d'auto, e quindi impossibilitata a usare la macchina per andare e venire dal suo importante impiego all'universit. Poich il padre di Andreas era indispensabile alla Repubblica, nessuno aveva niente da ridire se abitava in citt, o se sua moglie, sempre per via del mal d'auto, aveva scelto una dacia sul Mggelsee come luogo dove trascorrere il fine settimana nei mesi pi caldi. Col tempo Andreas aveva capito che sua madre era un po' come un attentatore suicida, sempre accompagnata dalla minaccia di una follia armata e pronta a esplodere, e cos suo padre acconsentiva il pi possibile ai suoi desideri, chiedendole solo di aiutarlo a mantenere la finzione necessaria. Cosa che per lei non era un problema.
La dacia, raggiungibile a piedi dalla stazione, sorgeva su un grande appezzamento di terreno coperto di pini, che digradava dolcemente verso la riva del lago. Cercando a tastoni nel buio, Andreas trov la chiave appesa alla solita grondaia. Quando entr insieme a Petra e accese la luce, vide con sconcerto che il soggiorno era arredato con i mobili in stile finto danese della sua infanzia cittadina. Non entrava nella dacia dalla fine della sua fase da senzatetto, sei anni prima. Nel frattempo, a quanto pareva, sua madre aveva riarredato l'appartamento in citt.
- Di chi  questa casa? - disse Petra, colpita da tutti quei comfort.
- Non importa.
Non c'era alcun pericolo che Petra trovasse una sua foto. (Pi facile un ritratto di Trockij). Dalla torre di casse di birra prese due bottiglie da mezzo litro e ne diede una alla ragazza. La Neues Deutschland in cima alla pila risaliva a una domenica di pi di tre settimane prima. Immaginando i genitori l dentro in una domenica d'inverno, soli, senza figli, con una conversazione sporadica e sommessa da vecchia coppia, Andreas si sent pericolosamente incline alla compassione. Non si pentiva di avere reso solitari i loro ultimi anni - di questo potevano incolpare solo se stessi - ma li aveva amati tanto, da bambino, che nel vedere i loro vecchi mobili si rattrist. Erano pur sempre esseri umani, e stavano invecchiando.
Accese la caldaia elettrica e condusse Petra lungo il corridoio, fino alla sua vecchia stanza. La cura pi rapida per la nostalgia consisteva nell'immergerle la faccia nella fica; gliel'aveva gi toccata, attraverso i pantaloni, mentre pomiciavano sul treno. Ma lei aveva detto che voleva farsi un bagno.
- Non devi farlo per me.
- Non mi lavo da quattro giorni.
Andreas non aveva voglia di occuparsi di un asciugamano bagnato, che bisognava lasciare asciutto e ripiegato al momento di andarsene. Ma era importante mettere al primo posto la ragazza e i suoi desideri.
- Benissimo, - le assicur, affabile. - Fai pure il bagno.
Si sedette con la bottiglia di birra sul suo vecchio letto e la sent chiudere a chiave la porta. Nelle settimane seguenti, lo scatto della serratura sarebbe diventato il seme della paranoia: perch si era chiusa dentro, se erano soli in casa? Era improbabile per otto motivi diversi che Petra sapesse cosa stava per succedere o vi fosse coinvolta. Ma perch chiudere la porta a chiave, se non per proteggersi?
D'altronde, forse era stata solo sfortuna se Petra era bloccata nella vasca con l'acqua ancora aperta e lo sciabordio e lo scroscio delle tubature che coprivano il rumore della macchina e dei passi in avvicinamento, quando Andreas sent dei colpi alla porta e una voce che sbraitava: - Volkspolizei!
L'acqua smise di colpo di scorrere. Andreas pens di scappare, ma era intrappolato dalla presenza di Petra nella vasca da bagno. Si tir su dal letto, riluttante, e and ad aprire. Si trov davanti due VoPos, illuminati in controluce dai lampeggiatori e dai fari della volante.
- S? - disse.
- Documenti, prego.
- Di cosa si tratta?
- Ci dia i documenti, prego.
Se i poliziotti avessero avuto la coda, in quel momento non l'avrebbero agitata; se avessero avuto le orecchie a punta, le avrebbero appiattite all'indietro. L'agente pi anziano guard accigliato il libretto blu di Andreas e lo pass all'altro, che lo prese e and verso la volante.
- Ha il permesso di stare qui?
- In un certo senso.
-  solo?
- Come mi avete trovato -. Andreas fece un cenno cortese. - Vuole accomodarsi?
- Devo usare il telefono.
- Certo.
L'agente entr con circospezione. Andreas immagin che avesse pi paura dei proprietari della casa che dei criminali armati che poteva trovare l dentro.
- Questa  la casa dei miei genitori, - spieg.
- Conosciamo il sottosegretario. Non conosciamo lei. Nessuno ha il permesso di trovarsi qui stasera.
- Sono arrivato un quarto d'ora fa. La vostra vigilanza  lodevole.
- Abbiamo visto le luci.
- Davvero lodevolissima.
Dal bagno arriv il rumore di una goccia che cadeva; col senno di poi, Andreas avrebbe trovato significativo che l'agente non si fosse interessato al bagno. L'uomo sfogli un logoro taccuino nero, trov un numero e lo compose sul telefono del sottosegretario. In quel momento, il sentimento principale di Andreas era il desiderio che i poliziotti se ne andassero e gli lasciassero leccare la piccola Petra. Tutto il resto era cos spiacevole che non voleva pensarci.
- Signor Sottosegretario? - L'agente si identific e denunci concisamente la presenza di un intruso che si dichiarava un parente. Poi ripet s diverse volte.
- Gli dica che vorrei parlare con lui, - disse Andreas.
L'agente lo zitt con un gesto.
- Voglio parlare con lui.
- Certo, subito, - disse l'agente al sottosegretario.
Andreas tent di afferrare la cornetta. L'agente gli diede uno spintone sul petto, buttandolo a terra.
- No, sta cercando di prendere il telefono... Proprio cos... S, certo. Glielo dir... D'accordo, signor Sottosegretario -. L'agente riattacc e abbass lo sguardo su Andreas. - Deve andarsene immediatamente e non tornare mai pi.
- Capito.
- Se torna ci saranno ripercussioni. Il sottosegretario vuole che sia chiaro.
- Non  veramente mio padre, - disse Andreas. - Abbiamo solo lo stesso cognome.
- Se fosse per me? - disse l'agente. - Spero che lei torni, e spero che quel giorno sar in servizio.
L'agente pi giovane torn indietro e consegn il documento al pi anziano, il quale lo esamin storcendo il labbro. Poi lo butt in faccia ad Andreas. - Chiudi a chiave quando esci, stronzo.
Non appena i poliziotti se ne furono andati, Andreas buss alla porta del bagno e disse a Petra di spegnere la luce e aspettarlo. Spense le altre luci e usc fuori nella notte, dirigendosi verso la stazione. Alla prima curva vide la volante parcheggiata al buio e fece un cenno di saluto agli agenti. Alla curva successiva si nascose dietro alcuni pini ad aspettare che la volante si allontanasse. Quella serata aveva prodotto dei danni, e non aveva intenzione di sprecarla. Ma quando infine riusc a insinuarsi di nuovo nella dacia e trov Petra rannicchiata sul suo letto d'infanzia, piagnucolante per la paura della polizia, era troppo irritato dall'umiliazione ricevuta per badare al piacere della ragazza. Le ordin di fare questo e quello, al buio, e and a finire con lei che piangeva e gli diceva che lo odiava, sentimento da lui del tutto ricambiato. Non la rivide mai pi.
Tre settimane dopo, il Congresso della giovent cristiana tedesca lo invit a parlare a Berlino Ovest. Andreas immagin (anche se non si poteva mai essere sicuri: era questo il bello) che la conferenza fosse piena degli infiltrati del capo delle spie Markus Wolf, suo cugino di secondo grado, perch l'invito era stato inoltrato dal ministero degli Esteri insieme all'avviso di passare a ritirare un visto gi concesso. Era ovvio da far ridere che se avesse attraversato il confine non sarebbe pi potuto rientrare. Era altrettanto ovvio che l'invito era un avvertimento da parte di suo padre, un castigo per la sua indiscrezione alla dacia.
Tutti gli altri abitanti del paese volevano il permesso di viaggiare ancor pi di quanto volessero una macchina. La prospettiva di partecipare a una deprimente conferenza commerciale di tre giorni a Copenaghen bastava a istigare un normale cittadino a denunciare colleghi, fratelli, amici. Andreas si sentiva unico sotto ogni aspetto, ma soprattutto per la sua avversione a viaggiare. Il regale avvelenatore danese e la sua regina bugiarda volevano scacciare il figlio dal castello! Ma Andreas sentiva di essere la speranza e la rosa dello stato, il suo prodotto e la sua grottesca antitesi, e cos la sua prima responsabilit era non muoversi da Berlino. I suoi cosiddetti genitori dovevano sapere che lui era ancora l in Siegfeldstrae, sapendo quel che sapeva su di loro.
Ma a essere unici ci si sentiva soli, e la solitudine generava paranoia, e ben presto Andreas arriv a immaginare che Petra lo avesse incastrato, e che tutto quello sproloquio sul sesso in chiesa e sul bisogno di un bagno fosse stato uno stratagemma per indurlo a violare il tacito accordo con i suoi genitori. Ora, ogni volta che una ragazza a rischio si presentava sulla soglia dell'ufficio con quello sguardo ardente a lui ben noto, Andreas ricordava l'insolito egoismo dimostrato con Petra e l'umiliazione inflittagli dalla polizia, e cos, invece di assecondare la ragazza, la prendeva in giro e la mandava via. Si domand se non avesse sempre mentito a se stesso riguardo alle ragazze; se l'odio che aveva provato per la numero cinquantatre fosse non solo reale, ma anche applicabile retroattivamente a tutte le altre, dalla numero uno alla numero cinquantadue; e se, anzich consentirgli di vivere nel paradosso a proprie spese, lo stato non avesse invece approfittato del suo punto debole per sedurlo.
Trascorse la primavera e l'estate in uno stato di depressione che lo rendeva ancora pi ossessionato dal sesso, ma poich d'un tratto non si fidava pi n di se stesso n delle ragazze, si negava quel sollievo. Ridusse le consulenze individuali e smise di battere gli Jugendklubs in cerca di giovani a rischio. Anche se cos metteva a repentaglio il miglior impiego che un tedesco dell'Est nella sua posizione potesse sperare di trovare, passava le giornate sdraiato sul letto a leggere romanzi inglesi, gialli e non solo, proibiti e non solo. (Dopo che sua madre lo aveva ingozzato di Steinbeck, Dreiser e Dos Passos, gli scrittori americani non gli interessavano pi. Anche i migliori erano fastidiosamente ingenui. La vita in Gran Bretagna faceva pi schifo, in senso buono). Alla fine decise che ci che lo aveva depresso era il suo letto d'infanzia, quello che aveva rivisto nella casa sul Mggelsee, e la sensazione di non averlo mai lasciato, e che pi si ribellava ai suoi genitori, pi viveva la sua vita come una critica a quella di suo padre e sua madre, e pi sprofondava nel suo rapporto infantile con loro. Ma un conto era identificare la causa della depressione, e un altro era fare qualcosa per combatterla.
Era casto ormai da sette mesi il pomeriggio di ottobre in cui il giovane vicario and a parlargli della ragazza seduta in chiesa. Il vicario indossava tutti i tipici paramenti dell'ecclesiastico ribelle - barba lunga: presente; giubbotto di jeans sbiadito: presente; crocifisso di rame moderno: presente - ma mostrava una saggia insicurezza di fronte alla superiorit di Andreas in fatto di esperienza della strada.
- L'ho notata per la prima volta due settimane fa, - disse, sedendosi per terra. Doveva aver letto su qualche libro che sedersi per terra creava una relazione con l'altro e trasmetteva un senso di umilt cristiana. - A volte rimane in chiesa per un'ora, a volte fino a mezzanotte. Non prega, fa i compiti. Alla fine le ho chiesto se potevamo aiutarla. Lei si  spaventata e ha chiesto scusa, dicendo che credeva di poter stare l. Le ho risposto che la chiesa  sempre aperta ai bisognosi. Avrei voluto fare due chiacchiere, ma lei voleva solo assicurarsi di non aver infranto nessuna regola.
- E allora?
- Be', sei tu il consulente psicologico dei giovani.
- La chiesa non  precisamente il mio territorio.
-  comprensibile che tu sia esausto. Non ci  dispiaciuto che ti sia preso un po' di tempo per te.
- Molto gentile da parte vostra.
- Sono preoccupato per la ragazza, per. Le ho parlato di nuovo ieri e le ho chiesto se fosse nei guai: ho paura che abbia subto violenza. Parla cos piano che si fa fatica a capirla, ma se non sbaglio ha detto che non pu rivolgersi alle autorit perch  gi conosciuta. A quanto pare  qui perch non ha un altro posto dove andare.
- Come tutti noi.
- Forse a te dir qualcosa di pi.
- Quanti anni ha?
- Giovane. Quindici, sedici.  anche bellissima.
Minorenne, vittima di violenza e bella. Andreas sospir.
- Dovrai uscire dalla tua stanza, prima o poi, - sugger il vicario.
Quando sal in chiesa e vide la ragazza seduta in penultima fila, Andreas percep subito la sua bellezza come una complicazione sgradita, una particolarit che lo distraeva dalla parte anatomica femminile universale che gli era sempre interessata. Aveva i capelli e gli occhi scuri, era vestita senza traccia di ribellione, e sedeva con una postura eretta da Libera giovent tedesca e un libro scolastico in grembo. Sembrava una brava ragazza, di quelle che non si vedevano mai nel seminterrato. Non alz la testa mentre lui si avvicinava.
- Vuoi parlare con me? - le disse.
Lei scosse la testa.
- Hai parlato con il vicario.
- Solo per un minuto, - mormor la ragazza.
- Okay. Magari mi siedo dietro di te, cos non devi per forza vedermi. E poi, se...
- No, ti prego.
- Va bene. Rimango in vista -. Si sedette sulla panca davanti a lei. - Mi chiamo Andreas. Sono il consulente psicologico della chiesa. Vuoi dirmi come ti chiami?
Lei scosse la testa.
- Sei qui per pregare?
Lei fece un sorrisetto. - Esiste un Dio?
- No, certo che no. Come ti  venuto in mente?
- Qualcuno ha costruito questa chiesa.
- Qualcuno si era illuso. Per me  un'idea senza senso.
La ragazza alz la testa, come se Andreas l'avesse un po' incuriosita. - Non hai paura di finire nei guai?
- Con chi? Con il pastore? Dio  solo una parola che lui usa contro lo stato. In questo paese non esiste niente che non sia riferito allo stato.
- Non dovresti dire queste cose.
- Ripeto solo quello che dice lo stato.
Andreas abbass lo sguardo sulle gambe della ragazza, che erano in armonia con il resto.
- Hai molta paura di finire nei guai? - le disse.
Lei scosse la testa.
- Allora hai paura di mettere nei guai qualcun altro.  cos?
- Vengo qui perch questo posto non esiste.  bello passare un po' di tempo in un posto che non esiste.
- Nessun posto esiste meno di questo, sono d'accordo.
Lei fece un sorrisetto vago.
- Quando ti guardi allo specchio, - disse Andreas, - cosa vedi? Una bella ragazza?
- Non mi guardo allo specchio.
- Cosa vedresti se ti guardassi?
- Niente di buono.
- Qualcosa di brutto? Qualcosa di dannoso?
Lei alz le spalle.
- Perch non hai voluto che mi sedessi dietro di te?
- Mi piace vedere con chi sto parlando.
- Allora stiamo parlando. Facevi solo finta di non volermi parlare. Stavi drammatizzando... mi volevi fregare.
Il brusco passaggio al confronto sincero faceva parte dei suoi trucchi da consulente psicologico. Il fatto che fosse stufo di quei trucchi non voleva dire che non funzionassero pi.
- Lo so gi che sono cattiva, - disse la ragazza. - Non c' bisogno che me lo spieghi.
- Ma dev'essere difficile sopportare che la gente non lo sappia. Nessuno crede che una ragazza cos bella possa essere cos cattiva dentro. Dev'essere difficile per te rispettare gli altri.
- Ho degli amici.
- Anch'io li avevo, alla tua et. Ma non serve a niente, vero? Anzi, quando piaccio agli altri  peggio. Mi trovano divertente, mi trovano bello. Solo io so quanto sono cattivo dentro. Sono molto cattivo e molto importante. A dire la verit, sono la persona pi importante del paese.
Era incoraggiante vederla sogghignare come un'adolescente. - Tu non sei importante.
- Oh, s, invece. Solo che tu non lo sai. Per sai come ci si sente a essere importanti, vero? Anche tu sei molto importante. Tutti ti prestano attenzione, tutti vogliono starti vicino perch sei bella, e poi tu gli fai del male. Devi andare a nasconderti in una chiesa per stare in un posto che non esiste, per dare un po' di respiro al mondo.
- Vorrei che mi lasciassi in pace.
- A chi stai facendo del male? Dimmelo.
La ragazza abbass la testa.
- A me puoi dirlo, - insistette Andreas. - A far del male sono un veterano.
Lei ebbe un piccolo brivido e intrecci le dita in grembo. Da fuori, il rombo di un camion e lo stridio di una marcia grattata entrarono in chiesa e indugiarono nell'aria, che odorava di stoppini bruciati e ottone ossidato. La croce di legno appesa dietro il pulpito sembrava, agli occhi di Andreas, un oggetto magico privato dei suoi poteri dall'eccessivo uso pro e contro lo stato, trascinato al livello di uno squallido compromesso e di una tetra dissidenza. La parte intorno all'altare era la meno importante del complesso della chiesa; Andreas se ne dispiacque.
- A mia madre, - mormor la ragazza. Era difficile conciliare l'odio nella sua voce con l'idea che non volesse fare del male. Andreas ne sapeva abbastanza di abusi sessuali per capire cosa voleva dire.
- Dov' tuo padre? - domand in tono gentile.
- Morto.
- E tua madre si  risposata.
Lei annu.
- Non  a casa?
- Fa l'infermiera di notte all'ospedale.
Andreas trasal; era tutto chiaro.
- Qui sei al sicuro, - le disse. - Questo posto non esiste per davvero. Qui non puoi fare male a nessuno. Stai tranquilla, puoi dirmi come ti chiami. Non ha importanza.
- Mi chiamo Annagret, - disse la ragazza.
La loro prima conversazione fu analoga, per rapidit e franchezza, alle seduzioni di Andreas, ma nello spirito era l'esatto contrario. La bellezza di Annagret era cos sensazionale, cos fuori dall'ordinario, che sembrava un esplicito affronto alla Repubblica del Cattivo Gusto. Non sarebbe dovuta esistere: sconvolgeva l'universo ordinato di cui Andreas si era sempre messo al centro; lo spaventava. Aveva ventisette anni e non era mai stato innamorato (a parte di sua madre, quando era piccolo), perch doveva ancora incontrare - e non cercava pi nemmeno di immaginare - una ragazza per cui ne valesse la pena. E adesso eccone una.
La rivide per tre sere di seguito. Si sentiva in colpa a essere impaziente di rivederla solo perch era molto bella, ma non poteva farci niente. La seconda sera, per dimostrarle che poteva fidarsi di lui, si premur di raccontarle che era andato a letto con decine di ragazze che frequentavano la chiesa. - Era una specie di dipendenza, - disse, - ma avevo dei limiti rigorosi. Ti prego di credere che tu non ci rientri affatto.
Era la verit, ma anche, in fondo in fondo, una totale bugia, e Annagret glielo fece notare. - Tutti credono di avere dei limiti rigorosi, - disse, - finch non li superano.
- Se me lo permetti, ti dimostrer che certi limiti sono davvero rigorosi.
- Tutti dicono che questa chiesa  un ritrovo per gente senza morale. Non capivo come fosse possibile:  una chiesa, dopotutto. Ma adesso mi stai dicendo che  proprio cos.
- Mi dispiace di doverti disilludere.
- C' qualcosa di sbagliato in questo paese.
- Non potrei essere pi d'accordo.
- Come se non bastasse il Judo Club, adesso scopro che anche in chiesa...
Annagret aveva una sorella pi grande, Tanja, che era diventata campionessa di judo mentre frequentava l'Oberschule. Entrambe le sorelle erano destinate all'universit, grazie agli ottimi voti e alle credenziali di classe, ma Tanja pensava solo ai ragazzi e aveva esagerato con lo sport, e dopo l'Abitur era finita a fare la segretaria, passando tutto il tempo libero a ballare nei locali o ad allenarsi al centro sportivo. Annagret era minore di sette anni e meno atletica della sorella, ma tutta la famiglia era appassionata di judo, e cos a dodici anni si era iscritta al circolo locale.
Tra gli habitu del centro sportivo c'era un bell'uomo maturo, Horst, che possedeva una grossa motocicletta. Doveva essere sulla trentina e sembrava sposato solo con la sua moto. Frequentava il centro soprattutto per mantenere la sua notevole prestanza - all'inizio Annagret pensava che ci fosse qualcosa di vanitoso nel modo in cui le sorrideva - ma giocava anche a pallamano e gli piaceva assistere agli allenamenti di judo degli allievi avanzati, e in breve Tanja si era aggiudicata un appuntamento con lui e la sua moto. Da l erano passati a un secondo appuntamento e poi a un terzo, e a quel punto era capitata una sventura: Horst aveva conosciuto la madre delle due ragazze. Da quel momento, anzich portare fuori Tanja in moto, preferiva incontrarla a casa, nel loro schifoso appartamentino, insieme ad Annagret e alla madre.
La madre, vedova di un meccanico di camion morto tragicamente di tumore al cervello, interiormente era una persona dura e amareggiata, ma esteriormente era una bella trentottenne, non solo pi bella di Tanja, ma anche pi vicina per et a Horst. Da quando Tanja l'aveva delusa abbandonando la scuola, le due avevano litigato su ogni cosa immaginabile, tra cui adesso anche Horst, che secondo la madre era troppo vecchio per Tanja. Quando era diventato chiaro che Horst la preferiva alla figlia, lei non si era affatto sentita in colpa. Per fortuna Annagret non era in casa, il pomeriggio fatale in cui Tanja si era alzata in piedi dicendo che aveva bisogno di aria e chiedendo a Horst di portarla a fare un giro in moto. Lui le aveva risposto che loro tre dovevano discutere di una questione dolorosa. Avrebbe potuto trovare modi migliori per affrontare la situazione, ma un buon modo probabilmente non esisteva. Tanja si era sbattuta la porta alle spalle ed era tornata a casa solo tre giorni dopo. Si era trasferita a Lipsia appena aveva potuto.
Horst e la madre di Annagret si erano sposati, e poi avevano traslocato in un appartamento notevolmente spazioso, dove Annagret aveva una camera tutta per s. Le dispiaceva per Tanja e disapprovava sua madre, ma il patrigno l'affascinava. Aveva un buon lavoro, come leader di un collettivo di lavoratori nella pi grande centrale elettrica della citt, che per non bastava a spiegare come riuscisse a ottenere certe cose: la moto potente, l'appartamento spazioso, le arance e le noci del Brasile e i dischi di Michael Jackson che ogni tanto portava a casa. Dalla descrizione di Annagret, Andreas ebbe l'impressione che fosse dotato di un amore di s non mitigato dalla vergogna, e perci contagioso. Di certo ad Annagret piaceva stare con lui. Horst la portava avanti e indietro dal centro sportivo. Le insegn anche a guidare la moto, in un parcheggio. Lei in cambio cerc di insegnargli un po' di judo, ma Horst aveva il busto cos sproporzionato che non riusciva a cadere bene. La sera, quando sua madre era fuori per il turno di notte, Annagret gli parlava del lavoro extracurricolare che stava svolgendo nella speranza di frequentare una Erweiterte Oberschule; colpita dalla sua rapidit di comprensione, gli diceva che anche lui avrebbe dovuto frequentare una Eos. Ben presto cominci a considerarlo uno dei suoi migliori amici. Questo, oltretutto, faceva piacere a sua madre, che non ne poteva pi del lavoro d'infermiera ed era contenta che il marito e la figlia andassero d'accordo. Forse Tanja era perduta, ma Annagret era la brava ragazza, la speranza di sua madre per il futuro della famiglia.
E poi una sera, nell'appartamento notevolmente spazioso, Horst and a bussare alla porta di Annagret prima che lei spegnesse la luce. - Sei presentabile? - le disse in tono scherzoso.
- Sono in pigiama, - rispose lei.
Horst entr e avvicin una sedia al letto. Aveva la testa molto grande: Annagret non riusciva a spiegarlo ad Andreas, ma la grandezza della testa di Horst le sembrava il motivo per cui gli andava sempre tutto bene. Oh, ha una testa splendida, diamogli quello che vuole. Qualcosa del genere. Quella sera in particolare, la testona di Horst era arrossata dall'alcol.
- Scusa se puzzo di birra, - le disse.
- Se potessi berne una anch'io non sentirei la puzza.
- Sembra che tu la sappia lunga sulla birra.
- Oh, l'ho solo sentito dire.
- Potresti bere una birra se smettessi di allenarti, ma non hai intenzione di smettere, e cos non puoi bere.
Ad Annagret piaceva quel loro rapporto scherzoso. - Tu per ti alleni, eppure bevi.
- Stasera ho bevuto tanto solo perch devo dirti una cosa importante.
Annagret guard la testona di Horst e vide che quella sera, in effetti, la sua faccia aveva qualcosa di diverso. Una specie di angoscia mal controllata negli occhi. E poi gli tremavano le mani.
- Cosa c'? - gli chiese, preoccupata.
- Sai tenere un segreto? - disse lui.
- Non lo so.
- Be',  necessario, perch sei l'unica persona a cui posso dirlo, e se non tieni il segreto finiremo tutti nei guai.
Annagret riflett. - Ma perch devi dirmelo?
- Perch ti riguarda.  una cosa su tua madre. Terrai il segreto?
- Posso provarci.
Horst emise un gran sospiro puzzolente di birra. - Tua madre  tossicodipendente, - disse. - Ho sposato una tossicodipendente. Ruba i narcotici dall'ospedale e ne fa uso al lavoro e anche a casa. Lo sapevi?
- No, - rispose Annagret. Ma era propensa a crederci. Sempre pi spesso, ultimamente, sua madre aveva un'aria intorpidita.
- Ha la mano lesta, - aggiunse Horst. - All'ospedale nessuno sospetta niente.
- Dobbiamo parlare con lei, dirle di smettere.
- I tossici non smettono se non si curano. Se decide di farsi curare, le autorit scopriranno che rubava.
- Ma se dice la verit e cerca di guarire, le autorit saranno contente.
- Be', purtroppo c' un'altra questione. Un segreto ancora pi grande. Neppure tua madre ne  a conoscenza. Posso rivelartelo?
Horst era uno dei suoi migliori amici, e cos, dopo un momento di esitazione, Annagret disse di s.
- Ho giurato di non dirlo a nessuno, - prosegu Horst. - Dicendotelo, infrango il giuramento. Da alcuni anni lavoro informalmente per il ministero della Sicurezza statale. Sono un collaboratore, ufficioso ma fidato. Di tanto in tanto incontro un agente. Gli passo informazioni sui miei operai e soprattutto sui miei superiori. Questo  necessario perch la centrale  di vitale importanza per la sicurezza del paese. Ho la grande fortuna di essere in buoni rapporti con il ministero.  una grande fortuna anche per te e tua madre. Ma capisci cosa significa?
- No.
- Che i nostri privilegi dipendono dal ministero. Come credi che reagirebbe l'agente se scoprisse che mia moglie  una ladra e una drogata? Penserebbe che non sono affidabile. Potremmo perdere l'appartamento, e io potrei perdere il lavoro.
- Ma potresti dirgli la verit sulla mamma. Non  colpa tua.
- Se glielo dico, tua madre perder il lavoro. Probabilmente finir in prigione.  questo che vuoi?
- Ovviamente no.
- Perci dobbiamo tenere tutto segreto.
- Ma ora vorrei che non me lo avessi mai detto! Dovevo proprio saperlo?
- S, perch devi aiutarmi a tenere il segreto. Tua madre, infrangendo la legge, ci ha traditi. Ora la famiglia siamo noi due. E lei  diventata una minaccia per la nostra famiglia. Bisogna fare in modo che non la distrugga.
- Dobbiamo cercare di aiutarla.
- Ora tu per me sei pi importante di lei. Sei tu la donna della mia vita. Guarda qui -. Le mise una mano sulla pancia, divaricando le dita. - Sei diventata una donna.
La mano sulla pancia la spavent, ma non quanto ci che le aveva detto.
- Una donna bellissima, - aggiunse Horst, con voce roca.
- Mi fai il solletico.
Lui chiuse gli occhi senza togliere la mano. - Dobbiamo tenere tutto segreto, - le disse. - Io posso proteggerti, ma tu devi fidarti di me.
- Non possiamo dirlo alla mamma?
- No. Una cosa tirerebbe l'altra, e lei finirebbe in prigione. Siamo pi tranquilli se continua a rubare e drogarsi:  bravissima a non farsi beccare.
- Ma se le dici che lavori per il ministero, lei capir perch deve smettere.
- Non mi fido di lei. Ci ha gi traditi una volta. Devo fidarmi di te, invece.
Le veniva da piangere; respirava sempre pi in fretta.
- Non dovresti toccarmi, - gli disse. - Mi sembra sbagliato.
- Forse s,  sbagliato, un pochino, considerando la differenza d'et -. Horst annu con la sua testona. - Ma guarda quanto mi fido di te. Possiamo fare una cosa che forse  un pochino sbagliata, perch so che non la dirai a nessuno.
- Potrei dirla a qualcuno.
- No. Dovresti svelare i nostri segreti, e non puoi farlo.
- Oh, vorrei che non mi avessi detto niente.
- Invece te l'ho detto. Dovevo dirtelo. E adesso condividiamo dei segreti. Solo noi due. Posso fidarmi di te?
Le salirono le lacrime agli occhi. - Non lo so.
- Raccontami un tuo segreto. Allora sapr che posso fidarmi.
- Io non ho segreti.
- Allora mostrami qualcosa di segreto. Qual  la cosa pi segreta che puoi mostrarmi?
La mano sulla pancia si mosse lentamente verso sud, e Annagret sent il cuore martellarle nel petto.
-  questa? - disse Horst. -  questa la tua cosa pi segreta?
- Non lo so, - piagnucol Annagret, terrorizzata e confusa.
- Non preoccuparti. Non devi per forza farmela vedere. Basta che me la fai toccare -. Attraverso la mano, Annagret lo sent rilassarsi in tutto il corpo. - Ora mi fido di te.
Per Annagret, la cosa terribile era che quanto era successo dopo le era piaciuto, almeno per un po'. Per un po', era stata solo una forma pi intima di amicizia. Scherzavano ancora insieme, lei gli raccontava ancora la sua giornata a scuola, andavano ancora in moto e si allenavano al circolo sportivo. Era una vita normale ma con un segreto, una cosa segretissima da adulti che succedeva dopo che Annagret aveva messo il pigiama ed era andata a letto. Mentre la toccava, Horst le ripeteva che era bellissima, che era perfetta. E visto che per un po' lui aveva continuato a toccarla solo con la mano, Annagret si era convinta che fosse colpa sua, che quella storia fosse stata una sua idea, che avesse combinato tutto lei con la sua bellezza e che l'unico modo per chiudere la faccenda fosse arrendersi e lasciarsi andare. Quel desiderio di lasciarsi andare le faceva odiare il suo corpo ancora pi di quanto lo odiasse per la sua presunta bellezza, ma per qualche motivo l'odio rendeva pi impellente il desiderio. Voleva che Horst la baciasse. Voleva che la desiderasse. Era molto cattiva. E forse era logico che fosse molto cattiva, visto che era figlia di una tossicodipendente. Aveva chiesto a sua madre, in tono noncurante, se fosse mai tentata di provare i farmaci che somministrava ai pazienti. Ogni tanto s, le aveva risposto tranquilla sua madre, se all'ospedale avanzava qualche farmaco, magari lei o un'altra infermiera ne prendevano un po' per calmarsi i nervi, ma questo non voleva dire che fossero tossicodipendenti. Annagret non aveva fatto alcun accenno alla tossicodipendenza.
La cosa peggiore, per Andreas, era che il ficacentrismo del patrigno di Annagret gli ricordava molto il suo. Si sent appena un po' meno coinvolto quando Annagret pass a raccontargli che per Horst quelle settimane di palpeggiamenti erano state solo un preludio al momento di togliersi i pantaloni. Doveva succedere, prima o poi, eppure quel gesto aveva rotto l'incantesimo di cui era caduta vittima; aveva reso partecipe un terzo del loro segreto. Quel terzo non le piaceva. Doveva averli spiati fin dall'inizio, aspettando il momento giusto, manipolandoli come un agente in incognito. Annagret non voleva vederlo, non lo voleva vicino a s, e quando lui aveva cercato di affermare la propria autorit le era venuta paura di stare in casa di notte. Ma cosa poteva fare? L'uccello conosceva i suoi segreti. Sapeva che, anche se solo per un po', era stata impaziente di farsi compromettere. Era diventata quasi consapevolmente la sua collaboratrice ufficiosa; aveva prestato un tacito giuramento. Si chiedeva se sua madre si drogasse per non sapere quale corpo l'uccello volesse realmente. L'uccello sapeva tutto dei furtarelli di sua madre, e l'uccello era protetto dal ministero, e cos lei non poteva rivolgersi alle autorit. Avrebbero messo in prigione sua madre e lei sarebbe rimasta sola con l'uccello. La stessa cosa sarebbe accaduta se le avesse raccontato tutto, perch sua madre avrebbe accusato il marito, e l'uccello l'avrebbe mandata in prigione. E forse sua madre meritava di andare in prigione, ma non se Annagret doveva rimanere a casa per continuare a farle del male.
Quello era l'ultimo capitolo della sua storia incompiuta, e venne fuori durante la quarta sera di colloquio con Andreas. Quando termin la sua confessione, nel gelo della chiesa, Annagret scoppi a piangere. Vedendo una ragazza cos bella in lacrime, vedendola strofinarsi gli occhi con i pugni come una neonata, Andreas fu preso da una sensazione fisica sconosciuta. Era un uomo cos allegro e ironico, un tale artista della spensieratezza, che non riconobbe nemmeno ci che gli stava succedendo: stava per mettersi a piangere anche lui. Ma poi cap il perch. Stava piangendo per se stesso, per quello che gli era capitato da bambino. Aveva sentito molte storie di abusi sessuali su minori, per mai da una cos brava ragazza, da una ragazza con pelle, capelli e corporatura perfetti. La bellezza di Annagret aveva scardinato qualcosa dentro di lui. Si sentiva uguale a lei. E cos piangeva anche perch l'amava, e perch non poteva averla.
- Puoi aiutarmi? - sussurr Annagret.
- Non lo so.
- Perch ti ho raccontato tutte queste cose, se non puoi aiutarmi? Perch hai continuato a farmi domande? Ti sei comportato come se potessi aiutarmi.
Andreas scosse la testa e non disse niente. Annagret gli pos una mano sulla spalla, leggerissima, ma anche quel tocco leggero gli sembr terribile. Si curv in avanti, scosso dai singhiozzi. - Sono tanto triste per te.
- Ma ora capisci cosa voglio dire. Io faccio male alle persone.
- No.
- Forse dovrei essere la sua ragazza e basta. Farlo divorziare da mia madre ed essere la sua ragazza.
- No -. Andreas si ricompose e si asciug la faccia. - No,  uno stronzo malato. Lo so perch sono un po' malato anch'io. E facendo le dovute proporzioni...
- Magari hai fatto la stessa cosa...
- Mai. Te lo giuro. Io sono uguale a te, non a lui.
- Ma... se sei un po' malato e sei uguale a me, vuol dire che sono un po' malata anch'io.
- Non volevo dire questo.
- Hai ragione, per. Dovrei andare a casa e diventare la sua ragazza. Visto che sono malata. Grazie dell'aiuto, Signor Consulente.
Andreas l'afferr per le spalle e la costrinse a guardarlo. Ora nei suoi occhi c'era solo sfiducia. - Voglio essere tuo amico, - le disse.
- Sappiamo tutti a cosa porta l'amicizia.
- Ti sbagli. Resta qui e riflettiamo un po'. Sii mia amica.
Annagret si stacc da lui e si strinse le braccia contro il petto.
- Possiamo andare direttamente alla Stasi, - disse Andreas. - Lui ha infranto il giuramento. Nell'istante in cui decideranno che pu metterli in imbarazzo, lo molleranno come una patata bollente. Per quanto li riguarda, non  altro che un collaboratore di basso livello: un signor nessuno.
- No, - disse lei. - Penseranno che mento. Non ti ho raccontato tutto quello che ho fatto,  troppo imbarazzante. Ho fatto delle cose per suscitare il suo interesse.
- Non importa. Hai quindici anni. Agli occhi della legge non sei assolutamente responsabile. Se lui non  del tutto stupido, adesso se la star facendo sotto. Hai il coltello dalla parte del manico.
- Ma anche se mi credessero avr rovinato la vita a tutti, compresa me stessa. Non avr pi una casa, non potr andare all'universit. Persino mia sorella mi odier. Credo sia meglio dargli quello che vuole finch non avr l'et per andarmene.
- Se  questo che vuoi.
Annagret scosse la testa. - Se lo volessi non sarei qui. Ma ormai ho capito che nessuno pu aiutarmi.
Andreas non sapeva cosa dire. Quello che lui voleva era vivere nel seminterrato della canonica insieme ad Annagret. Poteva proteggerla, istruirla, studiare l'inglese con lei, insegnarle il mestiere di consulente per la giovent a rischio ed esserle amico, proprio come re Lear immaginava di vivere con Cordelia, seguendo le notizie di corte da lontano, ridendo di chi era dentro e di chi era fuori. Forse col tempo sarebbero diventati una coppia, la coppia del seminterrato, con una loro vita privata.
- Possiamo trovarti un posto qui, - le disse.
Annagret scosse di nuovo la testa. -  gi arrabbiato perch torno a casa a mezzanotte. Pensa che esca con dei ragazzi. Se non tornassi del tutto, denuncerebbe mia madre.
- Te lo ha detto lui?
-  una persona malvagia. Per molto tempo ho pensato il contrario, ma ho cambiato idea. Ora tutto quello che mi dice  una minaccia. Non si fermer finch non avr ottenuto ci che vuole.
Stavolta Andreas prov una sensazione diversa: non pi lacrime, ma un'ondata di odio. - Posso ucciderlo, - disse.
- Non  il tipo di aiuto che cercavo.
- Qualcuno avr comunque la vita rovinata, - disse Andreas, seguendo la logica dell'odio. - Perch non io e lui? Io vivo gi in una specie di prigione. In una prigione vera non si mangia peggio che qui. Potrei leggere libri a spese dello stato. Tu potresti andare a scuola e aiutare tua madre a risolvere il suo problema.
Lei fece un verso di scherno. - Ottimo piano. Tentare di uccidere un culturista.
- Ovviamente non lo avviserei in anticipo.
Annagret lo guard come se non potesse proprio dire sul serio. E per tutta la sua vita, fino a quel momento, avrebbe avuto ragione. Il mestiere di Andreas era la leggerezza. Ma era pi difficile vedere il lato ridicolo della casuale distruzione di una vita nella Repubblica, quando la vita in questione era quella di Annagret. Andreas si stava gi innamorando di quella ragazza, e non poteva fare niente con quel sentimento, non poteva trasformarlo in azione, non poteva convincerla a fidarsi di lui. Annagret dovette leggergli qualcosa in faccia, perch cambi espressione.
- Non puoi ucciderlo, - disse piano. -  solo un uomo malato. Tutti nella mia famiglia sono malati, tutti quelli che tocco sono malati, me compresa. Ho solo bisogno di aiuto.
- In questo paese non lo troverai.
- Non pu essere.
-  la verit.
Annagret rimase per un po' a fissare le panche davanti a loro, o la croce dietro l'altare, abbandonata nella penombra. Poi il suo respiro si fece breve e affannoso. - Non piangerei se morisse, - disse. - Ma dovrei essere io a farlo, e non ci riuscirei mai. Mai, mai. Preferirei diventare la sua ragazza.
Pensandoci meglio, Andreas decise che neanche lui voleva davvero uccidere Horst. Poteva concepire di sopravvivere alla prigione, ma l'etichetta di assassino non si conciliava con la sua immagine di s. Quell'etichetta lo avrebbe seguito ovunque, e lui non sarebbe pi riuscito a piacersi tanto quanto adesso, e neppure a piacere agli altri. Gli andava bene essere un Assibruteaufreier - un rimorchiatore di antisociali - perch era un'etichetta adeguatamente ridicola. Assassino, invece, non lo era.
- Allora, - disse Annagret, alzandosi. - Sei stato gentile a proporlo. Sei stato gentile ad ascoltare la mia storia senza disgustarti troppo.
- Aspetta, per, - disse Andreas, perch gli era venuta un'altra idea: se lei fosse stata sua complice, forse non lo avrebbero preso, e anche se lo avessero preso, la bellezza di Annagret e il suo amore per lei sarebbero stati inscindibili da ci che avevano fatto. Non sarebbe stato un semplice assassino; sarebbe stato l'uomo che aveva eliminato il molestatore di quella ragazza straordinaria.
- Riesci a fidarti di me? - le disse.
- Mi piace che con te riesco a parlare. Non credo che racconterai in giro i miei segreti.
Non erano le parole che voleva sentire. Lo fecero vergognare della sua fantasia di istruirla nel seminterrato.
- Non voglio essere la tua ragazza, - aggiunse Annagret, - se  questo che intendi. Non voglio essere la ragazza di nessuno.
- Tu hai quindici anni, io ventisette. Non era quello che intendevo.
- Sono sicura che anche tu hai la tua storia, sono sicura che  molto interessante.
- Vuoi sentirla?
- No. Voglio solo tornare a essere normale.
- Non succeder.
Annagret lo guard desolata. La cosa pi naturale sarebbe stata prenderla fra le braccia e consolarla, ma nella loro situazione non c'era niente di naturale. Andreas si sentiva del tutto impotente: un'altra sensazione nuova che non gli piaceva affatto. Si aspettava che Annagret se ne andasse e non tornasse pi. Invece respir a fondo per calmarsi e disse, senza guardarlo: - Come lo faresti?
Con voce bassa e cupa, come se fosse in trance, Andreas glielo spieg. Annagret doveva smettere di andare in chiesa, tornare a casa e mentire a Horst. Doveva dirgli che era andata in chiesa per starsene sola a pregare e cercare l'aiuto di Dio, e che adesso aveva le idee pi chiare. Era pronta a darsi completamente a lui, ma non poteva farlo in casa, per rispetto verso sua madre. Conosceva un posto migliore, un posto romantico e sicuro dove alcuni suoi amici andavano a bere birra e pomiciare nel fine settimana. Se rispettava i suoi sentimenti doveva portarla l.
- Conosci un posto del genere?
- S, - disse Andreas.
- Perch vuoi fare questo per me?
- E per chi dovrei farlo, se non per te? Ti meriti una bella vita. Sono disposto a correre un rischio per fartela avere.
- Non  un rischio,  una sicurezza. Ti prenderanno senz'altro.
- Okay, esperimento concettuale: se fosse sicuro che non mi prenderanno, me lo lasceresti fare?
- Sono io che dovrei morire. Ho fatto una cosa terribile a mia sorella e a mia madre.
Andreas sospir. - Tu mi piaci molto, Annagret. Per non vado matto per le drammatizzazioni.
Aveva detto la cosa giusta, se ne accorse subito. Non ottenne un autentico sguardo ardente, ma senz'altro negli occhi di Annagret si era accesa una scintilla. Quasi si infastid per il calore che avvertiva nei lombi; non voleva sedurre anche lei. Voleva che fosse la via d'uscita dal deserto di seduzione in cui viveva.
- Non potrei mai farlo, - disse Annagret, distogliendo lo sguardo.
- Certo. Stiamo solo parlando.
- Anche tu drammatizzi. Hai detto che eri la persona pi importante del paese.
Avrebbe potuto farle notare che un'affermazione cos ridicola poteva solo essere ironica, ma si rese conto che non era del tutto vero. L'ironia era precaria, la sincerit di Annagret era solida. - Hai ragione, - disse con gratitudine. - Drammatizzo anch'io.  un'altra cosa in cui ci somigliamo.
Annagret alz le spalle con stizza.
- Ma visto che stiamo solo parlando, pensi di saper guidare una moto?
- Voglio solo tornare a essere normale. Non voglio essere come te.
- Okay. Cercheremo di farti tornare normale. Ma sarebbe utile se sapessi guidare la sua moto. Io non sono mai salito su una moto.
-  un po' come il judo, - disse Annagret. - Devi cercare di assecondarla, senza opporti.
Dolce ragazza del judo. Continu cos, chiudendogli la porta in faccia e poi aprendo uno spiraglio, rifiutando possibilit per poi cambiare idea e accettarle, finch non venne l'ora di tornare a casa. Decisero che non aveva pi motivo di andare in chiesa, a meno che non fosse pronta a mettere in atto il piano o a trasferirsi nel seminterrato. Erano le uniche due idee che avevano avuto.
Quando Annagret smise di frequentare la chiesa, Andreas perse i contatti con lei. Per sei pomeriggi di seguito sal di sopra e l'aspett fino all'ora di cena. Era sicuro che non l'avrebbe pi rivista. Era solo una studentessa, non le importava niente di lui, o almeno non abbastanza, e non condivideva l'odio omicida di Andreas per il suo patrigno. Si sarebbe persa d'animo, sarebbe andata alla Stasi da sola o avrebbe accettato abusi peggiori. Con il passare dei pomeriggi, Andreas cominci a sentirsi sollevato. In termini di esperienza, prendere seriamente in considerazione un omicidio equivaleva quasi a commetterlo, con il vantaggio di non comportare alcun rischio. Tra andare in prigione e non andarci, era senz'altro preferibile non andarci. Ci che lo tormentava era il pensiero di non rivedere mai pi Annagret. La immaginava al Judo Club, mentre si allenava diligentemente nelle tecniche di lancio come una brava ragazza, e compiangeva se stesso. Si rifiutava di immaginare cosa poteva succederle la sera, una volta rientrata a casa.
Annagret comparve il settimo pomeriggio, pallida ed emaciata e con indosso la stessa orribile giacca a vento indossata da met degli adolescenti della Repubblica. Un'antipatica pioggerella fredda cadeva su Siegfeldstrae. Si sedette sull'ultima panca e chin la testa, torcendosi le mani smorte, dalle unghie mordicchiate. Rivedendola dopo aver passato una settimana a immaginarla, Andreas venne sopraffatto dal contrasto fra amore e lussuria. L'amore si rivelava un sentimento opprimente, nauseante, stranamente claustrofobico: rinchiuso dentro di lui c'era un senso di infinit, di peso infinito, di potenzialit infinite che potevano manifestarsi solo attraverso una ragazzina pallida e tremante con una brutta giacca a vento. Toccarla era l'ultima cosa che gli veniva in mente. D'istinto si sarebbe buttato ai suoi piedi.
Si sedette un po' discosto da lei. Per molto tempo, per parecchi minuti, non dissero niente. L'amore alterava il suo modo di percepire gli ansiti irregolari e le mani tremanti di Annagret: di nuovo il divario fra l'enormit della sua importanza e l'ordinariet dei suoni che emetteva, la banalit delle sue dita da studentessa. Gli venne la strana idea che fosse sbagliato, sbagliato nel senso di malvagio, pensare di uccidere un uomo che, anche se in modo malato, era a sua volta innamorato di lei; avrebbe dovuto compatirlo, invece.
- Devo andare al Judo Club, - disse infine Annagret. - Non posso fermarmi molto.
- Sono contento di vederti, - disse Andreas. L'amore gliela fece sembrare la cosa pi vera che avesse mai detto.
- Allora, dimmi solo cosa devo fare.
- Forse non  un buon momento. Forse preferisci tornare un altro giorno.
Annagret scosse la testa, e qualche ciocca di capelli le ricadde sulla faccia. Non l'allontan. - Dimmi solo cosa devo fare.
- Merda, - le rispose con sincerit. - Sono spaventato quanto te.
- Impossibile.
- Perch non scappi? Vieni a vivere qui. Ti troveremo una stanza.
Annagret cominci a tremare ancora pi forte. - Se non vuoi aiutarmi, lo far da sola. Tu credi di essere cattivo, ma quella cattiva sono io.
- No, di, coraggio -. Andreas le prese le mani tremanti. Erano fredde e ordinarie, tanto ordinarie, e lui le amava. - Tu sei una persona molto buona. Stai solo facendo un brutto sogno.
Annagret si gir verso di lui, e dietro i capelli Andreas vide lo sguardo ardente, l'autentico sguardo ardente. - Mi aiuterai a venirne fuori?
-  questo che vuoi?
- Hai detto che mi avresti aiutata.
Esisteva qualcuno per cui ne valesse la pena? Andreas se lo chiese, ma poi lasci andare le mani di Annagret ed estrasse dalla tasca del giubbotto un foglio con il disegno di una mappa.
- La casa  qui, - disse. - Dovrai andarci una volta da sola con la S-Bahn, per imparare bene la strada. Vacci quando  buio e stai attenta ai poliziotti. Quando ci tornerai in moto, chiedigli di spegnere le luci all'ultima curva e seguire il vialetto che gira intorno alla casa. E poi mi raccomando, toglietevi il casco. Di quale sera stiamo parlando?
- Gioved.
- A che ora comincia il turno di tua madre?
- Alle dieci.
- Non andare a casa per cena. Digli che lo aspetti alle nove e mezza dove ha parcheggiato la moto. Nessuno deve vederti lasciare il palazzo insieme a lui.
- Okay. Tu dove sarai?
- Non preoccuparti. Basta che vai all'ingresso sul retro. Andr tutto come abbiamo detto.
Annagret sussult come se stesse per vomitare, ma riusc a controllarsi e infil la mappa nella tasca della giacca a vento. -  tutto? - disse.
- Glielo hai proposto tu. L'appuntamento.
Lei annu in fretta.
- Mi dispiace tanto, - disse Andreas.
-  tutto?
- Un'ultima cosa. Vuoi guardarmi?
Annagret rest curva come un cane che si  comportato male, ma gir la testa.
- Devi essere sincera con me, - disse Andreas. - Lo fai perch lo voglio io o perch lo vuoi tu?
- Che importanza ha?
- Tanta. Tantissima.
Lei abbass di nuovo lo sguardo. - Voglio solo farla finita. In un modo o nell'altro.
- Tu sai che non potremo vederci per molto tempo, comunque vada. Nessun contatto, di nessun tipo.
-  quasi meglio.
- Pensaci, per. Se invece venissi a stare qui, potremmo vederci tutti i giorni.
- Non credo che sarebbe meglio.
Andreas alz lo sguardo verso il soffitto macchiato della chiesa, pensando che era davvero uno scherzo cosmico che la prima persona scelta liberamente dal suo cuore fosse una persona che non solo non poteva avere, ma che non gli sarebbe stato nemmeno concesso di vedere. Eppure si sentiva bene. Perfino quel senso di impotenza era dolce. Chi lo avrebbe mai detto? Gli balenarono in mente svariati luoghi comuni sull'amore, stupidi adagi e testi di canzoni.
- Faccio tardi a judo, - disse Annagret. - Devo andare.
Andreas chiuse gli occhi per non vederla uscire.
Era facile incolpare la madre. La vita era un'infelice contraddizione, desideri infiniti ma scorte limitate, la nascita come biglietto per la morte: perch non dare la colpa alla persona che ti aveva appioppato la vita? Okay, forse non era giusto. Ma tua madre poteva sempre incolpare la propria madre, che a sua volta poteva incolpare la propria, e cos via fino all'Eden. Le persone avevano sempre incolpato la madre, e la maggior parte di loro, Andreas ne era convinto, aveva madri meno incolpabili della sua.
Un'irregolarit nello sviluppo cerebrale truccava le carte a svantaggio dei figli: la madre aveva tre o quattro anni per sputtanarti la testa prima che il tuo ippocampo cominciasse a registrare ricordi duraturi. Parlavi con tua madre dall'et di un anno e l'ascoltavi da ancora pi tempo, ma in seguito non ricordavi una parola di quello che dicevate prima che il tuo ippocampo si mettesse in moto. La tua coscienza apriva gli occhietti per la prima volta e scopriva che eri innamorato perso della mamma. Inoltre, essendo un bambino intelligentissimo e ricettivo, eri gi convinto dell'inevitabilit storica dello stato operaio socialista. Forse tua madre nel profondo del cuore non ci credeva, ma tu s. Tu eri diventato una persona molto prima di avere un io cosciente. Il tuo piccolo corpo era stato dentro tua madre molto pi in profondit di dove era mai arrivato l'uccello di tuo padre, avevi cacciato tutta la testa nella sua fica, diavolo, e poi per moltissimo tempo le avevi succhiato le tette ogni volta che ne avevi voglia, ma per quanto ti sforzassi non riuscivi a ricordarlo. Ti ritrovavi autoestromesso fin dall'inizio.
Il padre di Andreas era il secondo pi giovane membro del Partito mai elevato al Comitato centrale, e aveva il lavoro pi creativo della Repubblica. Come capo economista di stato, il suo compito era manipolare i dati su larga scala, dimostrare aumenti di produttivit dove non ce n'erano, far quadrare un bilancio che ogni anno si allontanava sempre pi dalla realt, correggere i tassi di cambio ufficiali per massimizzare l'impatto sul bilancio delle valute forti che la Repubblica riusciva a procacciarsi o estorcere, ingigantire gli scarsi successi e trovare scuse ottimistiche per i numerosi fallimenti dell'economia. I capi del Partito potevano permettersi di essere stupidi o cinici riguardo alle sue cifre, ma lui doveva credere alla storia che raccontavano. Ci richiedeva convinzione politica, autoinganno, e forse soprattutto autocommiserazione.
Un ritornello dell'infanzia di Andreas era la litania paterna delle ingiustizie contro cui combatteva lo stato operaio tedesco. I nazisti avevano perseguitato i comunisti e quasi distrutto l'Unione Sovietica, che poi aveva avuto perfettamente ragione a esigere le riparazioni di guerra, mentre l'America aveva stornato le scarse risorse destinate alla propria classe operaia oppressa e le aveva inviate nella Germania Occidentale per creare un'illusione di prosperit, attirando i tedeschi orientali pi deboli e sprovveduti al di l del confine. Nessuno stato nella storia mondiale  mai partito cos svantaggiato, - amava ripetere suo padre. - Nati da un cumulo di macerie, e con ogni mano levata contro di noi, siamo riusciti a nutrire, vestire, alloggiare e istruire i nostri cittadini, fornendo a ciascuno di loro un livello di sicurezza che nell'Ovest hanno solo i pi ricchi. L'espressione ogni mano levata contro di noi non mancava mai di commuovere Andreas. Suo padre gli sembrava il pi grande degli uomini, il saggio e generoso paladino dell'operaio tedesco vittima di cospirazioni e disprezzo. Cosa ispirava pi solidariet di una nazione povera e sofferente che perseverava e trionfava solo grazie alla fede in se stessa? Con ogni mano levata contro di lei?
Tuttavia suo padre era oberato dal lavoro, e andava spesso a Mosca e in altri paesi del Blocco Sovietico. Il vero amore di Andreas era sua madre, Katya, non meno perfetta e molto pi presente del padre. Era bella, vivace e intelligente; rigida solo nelle idee politiche. I suoi capelli tagliati alla maschietta erano di un rosso incomparabile, un rosso acceso ma dall'aria naturale, il prodotto di una tintura occidentale ottenibile solo dai pi privilegiati. Era un gioiello della Repubblica, una persona di grande fascino fisico e intellettuale che aveva scelto di restare mentre altri come lei se ne andavano. Nessuno seguiva la linea del Partito con altrettanta facilit. Andreas aveva assistito a qualche lezione di sua madre e aveva notato il suo ascendente sugli studenti, il suo modo di incantarli con il rosso dei capelli e il torrente di parole che pronunciava a braccio. Citava a memoria interi brani di Shakespeare, quelli che di volta in volta potevano servire al suo ragionamento, e poi li traduceva liberamente in tedesco per gli studenti pi lenti, e tutto quello che diceva era infarcito di ortodossia: la tragedia danese, una parabola della falsa coscienza e della sua rovina; Polonio, una parodia dell'intellighenzia borghese; il principe biondo, una prefigurazione profetica di Marx; Orazio, il suo Engels; Fortebraccio, il leniniano esecutore e garante della coscienza rivoluzionaria che arrivava all'equivalente danese della stazione di Finlandia. Se qualcuno era sconcertato dalla sua evidente baldanza, se qualcuno trovava inquietante la sua vivacit (solo il grigiore garantiva la sicurezza), il ruolo di Katya come presidente del comitato di sezione per la sorveglianza politica bastava a mettere i cuori in pace.
Inoltre Katya discendeva da una stirpe eroica. Nel 1933, dopo l'incendio del Reichstag e la messa al bando del Partito comunista, i dirigenti del partito pi scaltri o fortunati erano fuggiti in Unione Sovietica per farsi addestrare dall'Nkvd, mentre gli altri si erano sparsi per tutta l'Europa. La madre di Katya, dotata di passaporto britannico, era riuscita a emigrare a Liverpool con il marito e le due figlie. Il padre aveva trovato lavoro nei cantieri navali ed era rimasto nelle grazie dei sovietici facendo la spia; Katya sosteneva che una volta Kim Philby era stato a cena da loro. Allo scoppio della guerra, la famiglia era stata gentilmente ma risolutamente trasferita nella campagna gallese, dove aveva aspettato la fine delle ostilit. I genitori, senza la sorella maggiore di Katya che aveva sposato il direttore di un'orchestra swing, erano tornati a Berlino Est, avevano marciato in una parata celebrativa, avevano ricevuto pubblici encomi per la loro resistenza al fascismo, e poi erano stati silenziosamente esiliati a Rostock dai dirigenti addestrati dall'Nkvd messi al potere dai sovietici. Solo Katya era potuta rimanere a Berlino, perch era una studentessa. Suo padre si era impiccato a Rostock nel 1948; sua madre aveva avuto un esaurimento nervoso ed era rimasta sottochiave finch non era morta anche lei. In seguito Andreas era arrivato a ipotizzare che la polizia segreta avesse avuto un ruolo tanto nel suicidio del nonno che nell'esaurimento della nonna, ma quella consolazione era politicamente preclusa a Katya. La sua fortuna era cominciata con la disgrazia dei genitori, che ora si potevano felicemente ricordare come martiri. Era diventata professoressa ordinaria, e alla fine aveva sposato un collega dell'universit che aveva trascorso gli anni della guerra insieme ai suoi parenti in Unione Sovietica, dove aveva studiato economia.
L'infanzia di Andreas con la madre fu assolutamente fuori dall'ordinario. Lei gli permetteva tutto, e in cambio esigeva solo che stesse sempre con lei, gli chiedeva solo di essere contento di lei. La contentezza gli veniva naturale. Sua madre, titolare della cattedra di Anglistik, gli parl fin da subito nelle due lingue, preferibilmente nella stessa frase. Mescolarle era un divertimento infinito. Du hast ein casino tremendo gemacht! I Vereinigten Staaten sono corrotti! Cos'hai fatto, la Putzen o una puzza? Vuoi un altro Stck di torta? Si rifiut di mandarlo all'asilo perch lo voleva tutto per s, e con i suoi privilegi poteva permetterselo. Andreas cominci a leggere cos presto che non si ricordava neppure di avere imparato. Si ricordava che dormiva con la madre quando il padre non c'era; si ricordava anche che il padre russava, e che quel rumore lo spaventava quando cercava di entrare nel letto con loro, ricordava la madre che si alzava e lo riportava nella sua stanza e si fermava l con lui a dormire. A quanto pareva era incapace di fare qualcosa che non le piacesse. Quando era capriccioso, sua madre si sedeva per terra e piangeva con lui, e se questo lo agitava ancora di pi, si agitava di pi anche lei, finch la comicit di quella finta sofferenza lo distraeva dalla propria sofferenza. Allora scoppiava a ridere, e sua madre rideva con lui.
Una volta si arrabbi tanto con sua madre che le diede un calcio negli stinchi, e lei barcoll per il soggiorno in preda a un finto dolore, gridando: - Un colpo, un colpo netto1! - Era una scena cos buffa ed esasperante che Andreas corse verso di lei e le diede un altro calcio, pi forte. Questa volta sua madre croll a terra e rimase immobile. Lui ridacchi e pens di dargliene un altro, dato che si divertivano tanto. Ma quando vide che non si muoveva si preoccup e le si inginocchi accanto al viso. Respirava, non era morta, ma i suoi occhi avevano una strana espressione vacua. - Mamma?
- Ti piace che ti prendano a calci? - disse sua madre, con voce bassa e uniforme.
- No.
Non disse altro, ma Andreas, che era molto precoce, si vergogn immediatamente di averla presa a calci. Sua madre non aveva bisogno di dirgli cosa non fare, e non glielo diceva mai. Andreas cominci a toccarla e spingerla, cercando di scuoterla, dicendo: - Mamma, mamma, scusami se ti ho presa a calci, ti prego alzati -. Ma ora lei stava piangendo: lacrime vere, non finte. Andreas smise di toccarla e rimase l senza sapere cosa fare. Corse nella sua stanza e pianse un po' anche lui, sperando che sua madre lo sentisse. Fin per mettersi a urlare, ma lei non venne. Smise di piangere e torn in soggiorno. Sua madre era ancora per terra, nella stessa posizione di prima, con gli occhi aperti.
- Mamma?
- Tu non hai fatto niente di sbagliato, - mormor lei.
- Non ti ho fatto male?
- Tu sei perfetto. Il mondo non lo .
Quando vide che non si muoveva, l'unica cosa che gli venne in mente fu tornare a sdraiarsi nella sua stanza e rimanere immobile come lei. Ma si annoiava, e allora apr un libro. Stava ancora leggendo quando sent rientrare suo padre. - Katya? Katya! - I suoi passi risuonarono severi e rabbiosi. Poi Andreas sent uno schiaffo. E subito dopo un altro. Poi di nuovo i passi di suo padre, e poi quelli di sua madre, poi un acciottolio di pentole e padelle. Quando and in cucina, sua madre gli rivolse un sorriso affettuoso, il solito sorriso affettuoso, e gli chiese cosa aveva letto. A cena i genitori conversarono come sempre, suo padre nomin una persona, sua madre disse qualcosa di buffo e un po' cattivo su quella persona, suo padre rispose Da ciascuno secondo le sue capacit o qualcosa di analogamente sentenzioso e corretto, sua madre si gir verso Andreas e gli rivolse la loro strizzatina d'occhio speciale. Quanto l'amava! Quanto amava entrambi! La scena di poco prima era stata un brutto sogno.
Fra gli altri ricordi d'infanzia di Andreas, molti riguardavano le riunioni del comitato universitario a cui lo portava sua madre. Lo faceva sedere in un angolo della sala riunioni, lontano dal tavolo, e lui leggeva precocemente libri per ragazzi - in tedesco Werner Schmoll, Nackt unter Wlfen, Kleine Shakespeare - Fabeln fr junge Leser; in inglese Robin Hood e Steinbeck - mentre i professori riuniti rivaleggiavano nel proporre nuovi metodi per allineare il programma del dipartimento di Anglistik con la lotta di classe e per servire meglio l'operaio tedesco. Probabilmente erano le riunioni pi soffocanti e dottrinarie di tutta l'universit, perch nessun dipartimento era pi superfluo e assediato di quello. Andreas aveva sviluppato un collegamento quasi telepatico con sua madre; sapeva precisamente quando alzare lo sguardo dal libro per ricevere la strizzatina d'occhio speciale, quella che gli diceva che loro due stavano soffrendo insieme, e che insieme erano pi intelligenti di chiunque altro. Probabilmente gli altri professori non erano contenti di avere un bambino nella stanza, ma Andreas possedeva una capacit di concentrazione straordinaria, ed era talmente in sintonia con la madre che sapeva evitare tutto ci che poteva imbarazzarla. Solo in condizioni estreme andava a tirarla per la manica perch lo accompagnasse nel bagno delle signore a fare pip.
Durante una riunione particolarmente lunga - cos raccontava Katya; lui non se lo ricordava - Andreas, troppo assonnato per leggere, si era rannicchiato in poltrona con la testa sul bracciolo. Una collega di Katya, presumibilmente ignara delle conoscenze linguistiche di Andreas, aveva detto in tono discreto che forse non era suo compito suggerirlo, ma magari il bambino poteva andare a sdraiarsi nell'ufficio di sua madre. Secondo Katya, Andreas si era drizzato subito a sedere, strillando: - Non  tuo compito dirmi di stare compto! - Era vero che a un certo punto doveva avere imparato la differenza tra compito e compto, ed era anche vero che si considerava molto intelligente, eppure Andreas non riusciva a credere di aver pronunciato una frase del genere all'et di sei anni. Katya sosteneva di s. Era una delle tante storie di precocit che le piaceva ripetere. Quelle ripetizioni non mettevano Andreas in imbarazzo quanto avrebbero dovuto, come cap in seguito. Aveva imparato presto a ignorare l'orgoglio materno, a darlo per scontato e passare oltre.
Man mano che procedeva nell'irreggimentazione e nell'indottrinamento della scuola elementare e del doposcuola, Andreas vedeva sempre meno sua madre, ma a quel punto era ormai convinto di avere i genitori pi bravi del mondo. Gli piaceva ancora tornare a casa e duellare verbalmente con sua madre in due lingue; ora riusciva meglio a leggere i suoi drammi e romanzi preferiti e a essere la persona che suo padre non era, una persona che leggeva letteratura, e malgrado capisse anche meglio che Katya non era del tutto stabile (c'erano stati ulteriori collassi mentali, sul pavimento dello studio e nella vasca da bagno, e alcune assenze inesplicabili seguite da spiegazioni improbabili), provava un senso di noblesse oblige nei confronti di amici e compagni, e dava per scontato che le loro madri fossero meno meravigliose della sua. Quella convinzione dur fino alla pubert.
In teoria nella Repubblica del Cattivo Gusto non c'era bisogno di psicologi, perch la nevrosi era una malattia borghese, un'espressione morbosa di contraddizioni che per definizione non potevano esistere in uno stato operaio perfetto. Tuttavia qualche psicologo c'era, e Andreas aveva quindici anni quando suo padre lo mand da uno di loro. Era accusato di avere tentato il suicidio, ma il sintomo d'esordio era un eccesso di masturbazione. Secondo Andreas il concetto di eccesso era soggettivo, e secondo sua madre si trattava di una normale fase adolescenziale, ma lui ammetteva che suo padre potesse avere ragione nel pensarla diversamente. Da quando aveva scoperto che darsi piacere mentre lo si riceve rappresentava un passaggio segreto per uscire dall'autoestromissione, non sopportava pi alcuna attivit che lo distogliesse da quel piacere.
L'attivit che gli sottraeva pi tempo era il calcio. Nessuno sport era meno interessante per l'intellighenzia della Germania Est, ma all'et di dieci anni Andreas aveva gi assorbito il disprezzo di sua madre per l'intellighenzia. Aveva dichiarato a suo padre che la Repubblica era uno stato operaio e il calcio era lo sport delle masse operaie, ma era un argomento cinico, degno di sua madre. La vera attrattiva del calcio era che lo distingueva dai compagni di classe che si credevano interessanti ma non lo erano. Aveva costretto il suo migliore amico, Joachim, che lo considerava lo specchio della moda e il modello della forma2, ad andare con lui. Si erano iscritti a un circolo sportivo opportunamente lontano da Karl-Marx-Allee, e con le loro discussioni su Beckenbauer e il Bayern di Monaco facevano sentire esclusi i loro compagni. In seguito, dopo aver visto il fantasma, Andreas cominci ad allenarsi ossessivamente, con gli altri membri del circolo sportivo e da solo alla Weberwiese, perch immaginarsi un grande attaccante lo distraeva dal pensiero del fantasma.
Ma non sarebbe mai diventato un grande attaccante, e il sollievo della masturbazione non faceva che accrescere la frustrazione nei confronti dei difensori che gli impedivano di segnare. Da solo, nella sua stanza, poteva segnare quanto voleva. L dentro, le uniche cose frustranti erano la noia e la depressione di quando aveva segnato troppe volte e non poteva pi farlo per un po'.
Per sostenere il proprio interesse, gli venne l'ispirazione di realizzare disegni a matita di ragazze nude. I primi gli riuscirono molto rozzi, ma poi scopr che aveva un certo talento, soprattutto quando poteva ritrarre la modella di una rivista illustrata, spogliandola mentre la copiava, e che disegnando con una mano e toccandosi con l'altra poteva prolungare per ore quella piacevole suspense. Quando un disegno gli veniva male ci si masturbava sopra, poi lo appallottolava e lo buttava via. I migliori li conservava, li perfezionava e aspettava un po' prima di aggiungervi qualche didascalia oscena, perch, anche se le facce e i corpi idealizzati continuavano a piacergli, il giorno dopo le parole che gli aveva attribuito lo imbarazzavano.
Inform i suoi genitori che intendeva abbandonare il calcio. Sua madre approvava ipso facto ogni sua azione, ma suo padre disse che in tal caso doveva trovarsi altre attivit salutari che lo tenessero impegnato, e cos una sera, mentre tornava dall'allenamento, Andreas salt gi dal ponte sulla Rhinstrae e cadde in mezzo alle sterpaglie dove, guarda caso, aveva visto il fantasma per l'ultima volta. Si ruppe una caviglia e raccont ai genitori che era saltato per una stupida sfida.
L'unica cosa che tutti i cittadini della Repubblica avevano in abbondanza era il tempo. Ci che non si faceva oggi si poteva davvero rimandare a domani. Ogni altro bene poteva scarseggiare, ma non il tempo, soprattutto se avevi una caviglia rotta ed eri molto intelligente. I compiti erano una bazzecola per un ragazzo che leggeva da quando aveva tre anni e faceva le moltiplicazioni da quando ne aveva cinque; la soddisfazione che provava intrattenendo i compagni con la sua intelligenza era limitata, le ragazze non gli interessavano e, da quando aveva visto il fantasma, le conversazioni con sua madre non gli piacevano pi. Katya era interessante come sempre, e intorno al tavolo della cena esibiva quella dote come un frutto succulento che per lui non aveva pi voglia di mangiare. Viveva in un vasto deserto proletario di tempo e noia, e cos non vedeva niente di sbagliato o eccessivo nel dedicare buona parte della giornata a creare bellezza con le mani, trasformando un foglio bianco in una faccia femminile che doveva a lui la propria esistenza, e trasformando il suo vermiciattolo in un coso grosso e duro. Divenne talmente sfrontato che cominci a disegnare sul divano del soggiorno, a volte toccandosi i pantaloni per mantenere un moderato livello di stimolazione, a volte talmente assorto nella propria arte da dimenticare di stimolarsi.
- Di chi  quella faccia? - gli chiese un giorno sua madre in tono civettuolo, arrivandogli alle spalle.
- Di nessuno, - rispose Andreas. -  solo una faccia.
- Deve pur essere di qualcuno.  una ragazza che hai conosciuto a scuola?
- No.
- Mi sembri molto esperto.  questo che fai quando ti chiudi nella tua stanza?
- S.
- Posso vedere altri disegni?
- No.
- Sono molto colpita dal tuo talento. Non posso vedere gli altri disegni che hai fatto?
- Quando li ho finiti li butto via.
- Non ne hai nessun altro?
- Proprio cos.
Sua madre si accigli. - Lo fai per ferirmi?
- A dire la verit non penso mai a te. Se lo facessi dovresti preoccuparti.
- Io posso proteggerti, - disse sua madre, - ma tu devi parlare con me.
- Non voglio parlare con te.
- Alla tua et  normale eccitarsi con le immagini. Alla tua et  sano provare certi stimoli. Mi interessa solo sapere di chi  quella faccia.
- Mamma,  una faccia inventata.
- Eppure il tuo disegno ha un'aria cos personale. Come se sapessi bene di chi si tratta.
Senza dire una parola di pi, Andreas infil il disegno in una cartelletta e and a chiudersi in camera. Quando riapr la cartelletta, la faccia disegnata gli sembr ripugnante. Orrenda, orrenda. Stracci il foglio. Sua madre buss e apr la porta.
- Perch sei saltato gi dal ponte? - gli chiese.
- Te l'ho detto. Per una sfida.
- Volevi farti male?  importante che tu mi dica la verit. Per me sarebbe terribile se tu mi facessi quello che mi ha fatto mio padre.
- Joachim mi ha sfidato, te l'ho detto.
- Sei troppo intelligente per accettare una sfida cos stupida.
- Va bene. Volevo rompermi una gamba per poter passare pi tempo a masturbarmi.
- Non  divertente.
- Per favore vattene cos posso masturbarmi -. Quelle parole gli uscirono di bocca da sole, ma sentendole sub uno shock che gli fece scattare qualcosa dentro. Salt in piedi e si avvicin a sua madre, tremando e sogghignando, e le disse: - Per favore vattene cos posso masturbarmi. Per favore vattene cos posso...
- Smettila!
- Io non sono come tuo padre. Sono come te. Ma almeno sto per conto mio. Faccio male solo a me stesso.
Lei sbianc per quel gol segnato da Andreas. - Non so di cosa stai parlando.
- No, certo che no. Il pazzo sono io. Non so neppure distinguere un falco da una colomba3.
- Basta con quest'Amleto.
- Un po' pi che congiunto e men che figlio4.
- Ti sei fatto un'idea completamente sbagliata, - disse sua madre. - L'hai presa da un libro, ma tutte queste allusioni mi irritano. Comincio a pensare che tuo padre abbia ragione: ti ho lasciato leggere certe cose quando eri ancora troppo giovane. Posso comunque proteggerti, ma devi confidarti con me. Devi dirmi cosa pensi davvero.
- Io non penso niente.
- Andreas.
- Per favore vattene cos posso masturbarmi!
Era lui a proteggere lei, non il contrario, e quando suo padre rientr dall'ennesimo giro di visite alle fabbriche e lo inform di avergli preso appuntamento con uno psicologo, Andreas decise che aveva il dovere di continuare a proteggerla durante le sedute. Suo padre lo avrebbe affidato solo a uno psicologo politicamente solidissimo, certificato dalla Stasi. Malgrado stesse cominciando a odiare sua madre, Andreas non gli avrebbe mai raccontato del fantasma.
La capitale della Repubblica era piatta anche letteralmente, oltre che spiritualmente. Le sue poche colline erano composte di macerie di guerra, e proprio su uno di questi piccoli rilievi, una berma erbosa dietro la recinzione del campo di calcio, Andreas aveva visto il fantasma per la prima volta. Oltre la berma c'erano dei binari in disuso e una piccola striscia di terreno abbandonato, dalla forma troppo irrazionale per rientrare in qualunque piano di sviluppo quinquennale. Il fantasma doveva essere salito dai binari nel tardo pomeriggio in cui Andreas, sfiancato dagli sprint, si era aggrappato alla recinzione e ci aveva appoggiato contro la faccia per riprendere fiato. In cima alla salita, a una ventina di metri da lui, una figura macilenta e barbuta con un logoro giubbotto di montone lo stava guardando. Avvertendo una violazione della sua privacy e dei suoi privilegi, Andreas si era girato, appoggiando la schiena alla recinzione. Quando torn agli sprint e lanci un'occhiata verso la collina, il fantasma era scomparso.
Ma apparve di nuovo il giorno dopo al crepuscolo, e di nuovo lo cerc con lo sguardo e si mise a fissarlo. Stavolta anche altri giocatori lo videro e gli urlarono contro - Schifoso pervertito!, Vai a lavarti!, eccetera - con il disprezzo privo di titubanze che i membri del circolo dimostravano verso chi non si adeguava alle regole della societ. Non si finiva nei guai per aver insultato un barbone, anzi. Uno dei ragazzi, staccatosi dal gruppo, si avvicin alla recinzione per gridare ingiurie da minore distanza. Vedendolo avvicinarsi, il fantasma scomparve dietro la collina.
Dopodich era riapparso solo col buio, fermandosi sulla collina l dove non arrivavano le luci del campo, la testa e le spalle a malapena visibili. Correndo su e gi per il campo, Andreas continuava a guardare per vedere se era ancora l. A volte c'era, a volte non c'era; due volte gli sembr che lo chiamasse con un cenno della testa. Ma al momento del fischio finale era gi sparito.
Dopo una settimana di quel gioco del cuc, Andreas prese da parte Joachim alla fine dell'allenamento, quando tutti gli altri stavano uscendo dal campo. - Quel tizio sulla collina, - gli disse. - Continua a guardarmi.
- Oh, allora  te che ha puntato.
- Come se avesse qualcosa da dirmi.
- Gli uomini preferiscono i biondi, mio caro. Qualcuno dovrebbe denunciarlo.
- Salter la recinzione. Voglio capire cos' questa storia.
- Non fare lo stupido.
- Mi guarda in un modo strano. Come se mi conoscesse.
- Perch vuole conoscerti. Sono i tuoi riccioli d'oro, te lo dico io.
Probabilmente Joachim aveva ragione, ma Andreas aveva una madre per la quale lui non sbagliava mai, e a quattordici anni era ormai abituato a seguire i suoi impulsi e prendere ci che voleva, purch non mancasse di rispetto all'autorit. Gli andava sempre bene: anzich fare figuracce, veniva lodato per la creativit e lo spirito d'iniziativa. Aveva voglia di parlare con il fantasma dal giubbotto di montone e farsi raccontare la sua storia, che sarebbe stata sicuramente meno noiosa di tutto ci che aveva sentito nell'ultima settimana, e cos, con un'alzata di spalle, si avvicin alla recinzione e infil un piede tra le maglie della rete.
- Ehi, vieni via, - disse Joachim.
- Se tra venti minuti non sono ancora tornato, chiama la polizia.
- Sei incredibile. Vengo con te.
Era quello che Andreas voleva, e come al solito lo stava ottenendo.
Dalla cima dell'altura non riuscivano a distinguere granch fra le ombre lungo i binari. Lo scheletro di un camion, erbacce urbane, alberelli senza futuro, alcune linee chiare che potevano essere rovine di muri, e le loro ombre rarefatte proiettate dalle luci del campo. In lontananza si ammassavano file di casermoni socialisti di media altezza.
- Ehi! - grid Joachim in direzione del buio. - Elemento antisociale! Ci sei?
- Sta' zitto.
Videro un movimento intorno ai binari. Si avvicinarono per la via pi diretta possibile, avanzando con cautela nella luce fioca, con le gambe nude che si impigliavano nelle erbacce. Quando raggiunsero i binari, il fantasma era gi sceso fino al ponte sulla Rhinstrae. Non ne erano certi, ma sembrava che li stesse guardando.
- Ehi! - sbrait Joachim. - Vogliamo parlarti!
Il fantasma si rimise in cammino.
- Torna indietro, va' a farti la doccia, - disse Andreas. - Cos lo spaventi.
- Stai facendo una stupidaggine.
- Vado solo fino al ponte. Ci troviamo l.
Joachim esit, ma alla fine faceva quasi sempre quello che voleva Andreas. Il quale, rimasto solo, si incammin rapidamente lungo i binari, godendosi quella piccola avventura. Il fantasma non si vedeva pi, ma era interessante trovarsi in uno spazio non regolamentato, al buio. Lui era intelligente e conosceva le regole, e non ne stava infrangendo nessuna per il fatto di stare l. Era autorizzato a starci, proprio come era autorizzato a essere l'oggetto dell'attenzione di quel personaggio. Non aveva paura; aveva l'impressione di essere invulnerabile. Eppure si sent pi sicuro quando raggiunse il ponte illuminato dai lampioni. Si ferm l davanti, scrutando fra le ombre. - C' qualcuno? - disse.
Nell'ombra, un piede sfreg contro qualcosa.
- C' qualcuno?
- Vieni sotto il ponte, - disse una voce.
- Vieni fuori tu.
- No, qui sotto. Non ti faccio niente.
Il tono gentile e istruito di quella voce non lo sorprese. Sarebbe stato inopportuno che a osservarlo e attirarlo a s fosse una persona non intelligente. And sotto il ponte e scorse una sagoma umana accanto a un pilastro. - Chi sei? - disse.
- Nessuno, - rispose il fantasma. - Un'assurdit.
- E allora cosa vuoi? Ti conosco?
- No.
- E allora cosa vuoi?
- Non posso rimanere qui, ma prima di tornare indietro volevo vederti.
- Indietro dove?
- A Erfurt.
- Be', eccomi qua. Mi stai vedendo. Ti dispiace se ti chiedo perch mi stai spiando?
Sopra di loro, il ponte vibr e rimbomb sotto il peso di un camion di passaggio.
- Cosa diresti, - rispose il fantasma, - se ti rivelassi che sono tuo padre?
- Direi che sei pazzo.
- Tua madre  Katya Wolf, nata Eberswald. Ero un suo studente e collega all'Universit Humboldt dal 1957 fino al febbraio del 1963, quando sono stato arrestato, processato e condannato a dieci anni di prigione per sovversione dello stato.
Andreas, senza volerlo, indietreggi. Aveva una paura istintiva dei lebbrosi politici. Entrare in contatto con loro non portava a niente di buono.
- Inutile dire - aggiunse il fantasma - che non ho sovvertito nessuno stato.
-  chiaro che il Popolo la pensava diversamente.
- No, la cosa interessante  che nessuno l'ha mai pensata diversamente. Sono andato in prigione per il crimine di avere avuto rapporti con tua madre prima e dopo che si sposasse. Il problema era soprattutto il dopo.
Andreas fu colto da una sensazione orribile, in parte disgusto, in parte dolore, in parte rabbia virtuosa.
- Stammi a sentire, stronzo, - disse. - Io non so chi sei, ma non ti permetto di parlare cos di mia madre. Hai capito? Se ti rivedo intorno al campo chiamo la polizia. Hai capito? - Si volt e torn verso la luce, con passo un po' incerto.
- Andreas, - lo chiam lo stronzo. - Ti ho tenuto in braccio quando eri piccolo.
- Vai a farti fottere, chiunque tu sia.
- Sono tuo padre.
- Vai a farti fottere. Sei lurido e schifoso.
- Fai una cosa per me, - disse lo stronzo. - Vai a casa e chiedi al marito di tua madre dov'era fra l'ottobre e il novembre del 1959. Tutto qui. Chiediglielo e senti cosa ti risponde.
Gli cadde lo sguardo su un pezzo di legno. Poteva spaccare la testa allo stronzo, nessuno avrebbe sentito la mancanza di un nemico dello stato, nessuno ci avrebbe fatto caso. Anche se lo avessero preso, poteva dire di averlo fatto per legittima difesa e tutti gli avrebbero creduto. A pensarci gli venne un'erezione. C'era un assassino in lui.
- Non preoccuparti, - disse lo stronzo. - Non mi vedrai pi. Non ho il permesso di entrare a Berlino. Quasi sicuramente finir di nuovo in prigione, solo per essere sparito da Erfurt.
- Credi che m'importi?
- No. Perch dovrebbe importarti. Non sono nessuno.
- Come ti chiami?
-  meglio che tu non lo sappia.
- Allora perch mi dici queste cose? Perch sei venuto qui?
- Perch ho passato dieci anni in prigione a immaginare questo momento. Dopo che sono uscito ho passato un altro anno a immaginarlo. A volte immagini una cosa per tanto tempo che non ti resta che farla. Magari un giorno avrai un figlio. Forse allora capirai meglio.
- I bugiardi schifosi devono stare in prigione.
- Non sono un bugiardo. Ti ho detto cosa devi chiedere.
- Se hai fatto qualcosa di brutto a mia madre, ti meriti ancora di pi di stare in prigione.
- Anche suo marito la pensava cos. Puoi immaginare perch io la pensi in un altro modo.
C'era una nota di amarezza nella voce dello stronzo, e Andreas cominci a intuire quello che pi tardi gli sarebbe diventato chiaro: quel tizio era colpevole. Forse non del crimine per cui era finito in prigione, ma sicuramente di aver approfittato di un lato instabile di sua madre, e poi di essere tornato a Berlino per creare problemi; di avere pi a cuore la vendetta sull'ex amante che i sentimenti del figlio quattordicenne. Era un verme, un nessuno, un ex dottorando in anglistica. In seguito, Andreas non si sarebbe mai sognato di ristabilire i contatti con lui.
In quel momento disse soltanto: - Grazie di avermi rovinato la giornata.
- Dovevo vederti almeno una volta.
- Bene. Adesso torna a Erfurt e fottiti.
Continuando a mormorare quella frase, Andreas fugg da sotto il ponte e si arrampic sul terrapieno fino alla Rhinstrae. Non c'era traccia di Joachim, cos si incammin verso casa, fermandosi due volte all'ombra di un portone per sistemarsi le mutande, perch l'erezione omicida persisteva sotto i pantaloncini da calcio. Non aveva intenzione di rivolgere a suo padre la domanda suggerita dal fantasma, ma all'improvviso ripens a certe scene degli ultimi due o tre anni, scene cos incomprensibili che le aveva coscienziosamente rimosse dai propri pensieri.
C'era stata quella volta che era andato alla dacia di venerd pomeriggio e aveva trovato sua madre seduta in mezzo a due cespugli di rose, completamente nuda e chiusa in un mutismo di origine sconosciuta, finch la sera era arrivato suo padre e l'aveva presa a schiaffi. Quello era stato strano. E poi la volta che, tornato a casa da scuola perch aveva la febbre, si era accorto che la porta della camera dei genitori era chiusa a chiave, e pi tardi aveva visto uscire in tutta fretta due operai in tuta blu. E la volta che era andato in ufficio da sua madre per farsi firmare un permesso e aveva trovato di nuovo la porta chiusa, e dopo qualche minuto aveva visto venir fuori uno studente con i capelli impiastrati di sudore, e lui aveva cercato di aprire la porta ma sua madre l'aveva spinta dall'interno e l'aveva richiusa a chiave.
E quello che aveva detto in seguito, la seducente gaiezza delle sue spiegazioni:
Stavo annusando le rose, ed era una giornata cos bella che mi sono tolta i vestiti per stare pi a contatto con la natura, e quando ti ho visto mi sono talmente vergognata che non sono riuscita a dirti una parola.
Stavano aggiustando un guasto elettrico e avevano bisogno che stessi vicino all'interruttore per alzarlo e abbassarlo, e avevano regole cos sciocche che non mi lasciavano neanche aprire la porta. Sembrava che mi avessero presa prigioniera!
Abbiamo avuto un'orribile, straziante riunione disciplinare, quel povero ragazzo verr espulso... forse lo hai sentito piangere... e dovevo annotarmi alcune cose prima di dimenticarmele.
Andreas ricordava la decisa pressione contro la porta dell'ufficio, la forza irresistibile che lo respingeva. Ricordava di aver ricordato, quando le aveva visto la fica nel roseto, che non era la prima volta che la vedeva, e che quello che aveva creduto un sogno inquietante della sua prima infanzia in realt non era stato un sogno: sua madre gliel'aveva gi mostrata, per rispondere a una delle sue domande precoci. Ricordava che malgrado fosse sdraiato, febbricitante, nel bel mezzo del soggiorno, i due operai in tuta non lo avevano salutato, non gli avevano neppure lanciato un'occhiata mentre si davano alla fuga.
Al suo arrivo a casa trov Katya seduta sul divano finto danese in finta pelle - di pessimo gusto, eppure due spanne sopra la maggior parte dei divani della Repubblica - intenta a leggere la ND e a bere il suo bicchiere di vino post-lavoro. Doveva rendersi conto di sembrare una pubblicit della vita a Berlino Est. La finestra alle sue spalle inquadrava le belle luci di un altro fantastico edificio moderno l di fronte. - Sei ancora vestito da allenamento, - gli disse.
Andreas si mise dietro una sedia per nascondere l'erezione. - S, ho deciso di fare una corsa fino a casa.
- Hai lasciato i vestiti negli spogliatoi?
- Domani vado a prenderli.
- Ha appena chiamato Joachim. Voleva sapere dov'eri.
- Adesso lo richiamo.
- Va tutto bene?
Andreas voleva credere all'immagine che Katya gli stava presentando, visto che lei evidentemente ci teneva molto: la lavoratrice, madre e moglie ideale che si rilassava dopo una giornata produttiva all'interno di un sistema che forniva pi garanzie del capitalismo ed era anche, in senso positivo, pi serio. La sua capacit di leggere ogni noiosa parola della ND con apparente interesse era senza dubbio notevole. Solo adesso che nel vederla provava anche disgusto, Andreas si rendeva conto di quanto l'amava.
- Non potrebbe andare meglio, - rispose.
Poi si rifugi in bagno e tir fuori l'erezione, trovandola deludente rispetto a come gli era sembrata per strada. Tuttavia doveva farsela bastare, e se la fece bastare quella notte, e la notte successiva, e quella dopo ancora, finch non riusc a scacciare il pensiero di chiedere dove fosse suo padre nell'autunno del 1959. Forse il fantasma di Erfurt aveva subto un torto, ma Andreas no, non in modo significativo. Anzich causare problemi inutili, anzich angosciare i suoi genitori, aveva preso quello che sapeva e sospettava riguardo a sua madre e lo aveva usato solamente per giustificare le sue depravazioni solitarie. Se lei aveva il diritto di intrattenere un paio di operai qualsiasi in camera da letto il marted pomeriggio, lui aveva senz'altro il diritto di attribuire parole oscene alle donne che disegnava e di annaffiarle di sperma.
Lo psicologo, il dott. Gnel, aveva uno studio spazioso al pianterreno nel complesso della Charit, e sedeva dietro la scrivania con un camice bianco solennemente disadorno. Prendendo posto davanti a lui, Andreas ebbe l'impressione di trovarsi a un consulto medico o a un colloquio di lavoro. Il dott. Gnel gli chiese se sapeva perch suo padre lo aveva mandato l.
- Si comporta da persona ragionevole e prudente, - rispose Andreas. - Se dovessi commettere un crimine sessuale, potr dimostrare che aveva cercato di intervenire.
- Quindi lei non ritiene di essere qui per un motivo valido?
- Preferirei essere a casa a masturbarmi.
Il dott. Gnel annu e prese nota sul suo taccuino.
- Stavo scherzando, - disse Andreas.
- Gli argomenti su cui scegliamo di scherzare possono rivelare molte cose.
Andreas sospir. - Possiamo stabilire fin da subito che sono molto pi intelligente di lei? L'argomento su cui ho scherzato non rivelava un bel niente. Il vero scherzo  che lei l'abbia trovato rivelatore.
- Ma anche questo  rivelatore, non trova?
- Solo perch voglio che lo sia.
Il dott. Gnel pos penna e taccuino. - Forse non le  venuto in mente che potrei avere avuto altri pazienti intelligentissimi. La differenza fra loro e me  che io sono uno psicologo e loro no. Non devo per forza essere intelligente quanto lei per aiutarla. Mi basta essere intelligente su una cosa sola.
Andreas prov un dispiacere inatteso per lo psicologo. Doveva essere doloroso sapere di avere un'intelligenza limitata. Doveva essere imbarazzante dover confessare i propri limiti a un paziente. Andreas sapeva bene di essere pi sveglio dei suoi compagni di scuola, ma nessuno di loro lo avrebbe ammesso con la pietosa limpidezza del dott. Gnel. Decise che lo psicologo gli sarebbe piaciuto, e che avrebbe cercato di prendersi cura di lui.
Il dott. Gnel ricambi il favore dichiarando che non aveva tendenze suicide. Quando Andreas gli spieg perch era saltato gi dal ponte, il medico si limit a complimentarsi per la sua intraprendenza: - Lei voleva una cosa, non sapeva come ottenerla, eppure ha trovato il modo.
- Grazie, - disse Andreas.
Ma il medico aveva altre domande. Andreas era attratto da qualcuna delle sue compagne? Ce n'era qualcuna che avrebbe voluto baciare, toccare o portare a letto? Andreas rispose sinceramente che tutte le sue compagne di classe erano stupide e repellenti.
- Davvero? Tutte quante?
-  come se le vedessi attraverso un vetro deformante. Sono il contrario delle ragazze che disegno.
- Vorrebbe fare sesso con le ragazze che disegna.
- Certo. Non poterlo fare  molto frustrante.
-  sicuro di non disegnare autoritratti?
- Sicurissimo, - disse Andreas, offeso. - Sono femmine al cento per cento.
- Non ho niente in contrario ai suoi disegni. Li considero un altro esempio della sua intraprendenza. Non voglio giudicare, voglio solo capire. Quando mi dice che disegna creazioni della sua fantasia, cose che esistono solo nella sua testa, non ha un po' l'impressione di descrivere un autoritratto?
- In senso molto ristretto e prosaico, forse.
- E cosa mi dice dei suoi compagni maschi? Prova attrazione per loro?
- No.
- Dal suo tono categorico si direbbe che non ha neppure preso in considerazione la mia domanda.
- Il fatto che mi piacciano i miei amici non significa che voglia andarci a letto insieme.
- Va bene. Le credo.
- Dal suo tono si direbbe che non mi crede.
Il dott. Gnel sorrise. - Mi parli ancora di quel vetro deformante. Come le appaiono le sue compagne attraverso quel vetro?
- Noiose. Stupide. Socialiste.
- Sua madre  una fervente socialista.  noiosa o stupida?
- Niente affatto.
- Capisco.
- Non voglio fare sesso con mia madre, se  a questo che allude.
- Non alludevo a questo. Sto pensando al sesso. Quasi tutti trovano eccitante farlo con una persona vera, in carne e ossa. Anche se li annoia, anche se la considerano stupida. Sto cercando di capire perch lei non la pensa cos.
- Non so spiegarlo.
- Pensa di voler fare delle cose troppo sporche perch una ragazza vera le accetti?
Il medico poteva anche essere intelligente su una cosa sola, ma Andreas doveva ammettere che, nell'ambito ristretto della sua specialit, sembrava pi intelligente di lui. Si sentiva piuttosto confuso, perch aveva le prove che anche sua madre voleva fare cose sporche, e che in effetti le aveva fatte, e questo avrebbe dovuto indicare che anche altre femmine volevano farle, e farle con lui; ma lui chiss perch aveva la sensazione opposta. Era come se amasse tanto sua madre, anche in quel momento, da sottrarle ogni caratteristica inquietante per impiantarla mentalmente in altre femmine, in modo da renderle spaventose, da fargli preferire la masturbazione e permettere a sua madre di rimanere perfetta. Non aveva senso, eppure era cos.
- Non voglio neanche sapere cosa vuole una ragazza vera, - disse.
- Le stesse cose che vuole lei, forse. Amore, sesso.
- Temo di avere qualcosa che non va. Io voglio solo masturbarmi.
- Lei ha appena quindici anni.  molto presto per avere rapporti con un'altra persona. Non le sto dicendo che dovrebbe averne. Trovo solo interessante che non sia attratto da nessuno dei suoi compagni, n femmine n maschi.
Anni dopo, Andreas non sapeva ancora se le sue sedute con il dott. Gnel gli avessero fatto molto bene o terribilmente male. Il risultato immediato, tuttavia, fu che cominci a correre dietro alle ragazze. Il suo desiderio principale era non avere niente che non andava. Ancora prima che le sedute finissero applic la propria intelligenza al compito di essere pi normale, e salt fuori che il dott. Gnel aveva ragione: la cosa vera era senz'altro pi eccitante e stimolante che disegnare ritratti, meno impossibile che diventare un grande attaccante. Dal rapporto con sua madre aveva ereditato un potente arsenale di sensibilit, arroganza e disprezzo che poteva utilizzare con le ragazze. A scuola, con tanto tempo per parlare e poche cose interessanti da dire, tutti sapevano che Andreas aveva genitori importanti. Questo induceva le ragazze a fidarsi di lui e prenderlo a modello. Anzich spaventarsi, si entusiasmavano per le sue battute sulla Libera giovent tedesca, sulla senilit del Politburo sovietico, sulla solidariet della Repubblica con i ribelli angolani, sui corpi eugenici dei tuffatori olimpici, sugli orrendi gusti piccolo-borghesi dei suoi compatrioti. Non che ad Andreas gliene importasse poi molto, del socialismo. Lo scopo delle sue battute era comunicare alle ascoltatrici femminili che sapeva sfidare le convenienze, e valutare quanto fossero interessate a essere sconvenienti con lui. Nei suoi ultimi anni alla Oberschule si spinse parecchio in l con molte di loro. Eppure ogni volta, al momento cruciale, si arenava sulla loro meschina moralit da classe operaia. Tra un ditalino e una scopata c'era un limite invalicabile, cos come tra deridere la fratellanza tedesco-angolana e definire lo stato operaio socialista un fallimento e una truffa. Trov solo due ragazze disposte a valicare quel limite, ed entrambe lo lasciarono sconcertato con la loro visione romantica di un futuro di coppia.
Fu la ricerca di ragazze pi sregolate a portarlo nell'ambiente bohmien di Berlino, al Mosaik, al Fengler, ai reading di poesia. A quel punto studiava gi all'universit, matematica e logica, materie abbastanza scientifiche da risultare accettabili a suo padre e abbastanza astratte da risparmiargli tediose discussioni politiche. Prendeva voti eccellenti, studiava intensamente Bertrand Russell (si era ribellato a sua madre ma non alla sua anglofilia), e gli restava comunque molto tempo libero. Purtroppo non era certo il solo ad aver pensato di dragare quell'ambiente a fini sessuali, e bench avesse il vantaggio di essere giovane e bello, era anche vistosamente privilegiato. Nessuno poteva pensare che la Stasi fosse cos stupida da mandare uno come lui in incognito, eppure, dovunque andasse, percepiva l'insofferenza nei confronti dei suoi privilegi, la sensazione di poter mettere la gente nei guai, che lo volesse o no. Per avere successo con le pseudoartiste, gli servivano le credenziali del malcontento. La prima ragazza su cui mise gli occhi era una sedicente poetessa beat, Ursula, che aveva notato durante due reading perch aveva un culo fantastico. Chiacchierando con lei dopo il secondo reading, gli venne l'ispirazione di dichiarare che anche lui scriveva poesie. Era una bugia clamorosa, ma gli procur un appuntamento per un caff.
Quando si incontrarono, Ursula era nervosa. Un po' per motivi suoi, ma soprattutto, cos sembrava, a causa di Andreas.
- Hai tendenze suicide? - gli chiese di punto in bianco.
- Ah. Solo a Nord-Nord-Ovest5.
- Cosa vuol dire?
-  una citazione da Shakespeare. Significa non proprio.
- Avevo un amico a scuola che si  ucciso. Tu me lo ricordi.
- Una volta sono saltato gi da un ponte. Ma era alto solo otto metri.
- Un autolesionista incosciente, allora.
-  stato un gesto razionale e voluto, non incosciente. E sono passati anni.
- No, ma adesso, - disse Ursula. - Mi sembra di sentire l'odore. Lo stesso che aveva quel mio amico. Sei in cerca di guai, e hai l'aria di non capire che in questo paese possono essere molto seri.
Di faccia non era bella, ma non importava.
- Sto cercando un altro modo di essere, - le rispose con gravit. - Non mi interessa com', basta che sia diverso.
- Diverso come?
- Sincero. Mio padre  un bugiardo di professione, mia madre una dilettante di talento. Se quelli come loro prosperano, cosa significa per il nostro paese? Conosci quella canzone dei Rolling Stones, Have You Seen Your Mother, Baby?
- Standing In The Shadow.
- La primissima volta che l'ho sentita, sulla Rias, ho capito istintivamente che tutto quello che mi avevano raccontato sull'Ovest era una bugia. L'ho capito dal sound: una societ che produceva quel genere di sound non poteva essere oppressa come dicevano. Irrispettosa e depravata, forse. Ma allegramente irrispettosa, allegramente depravata. E cosa dobbiamo pensare di un paese che vuole proibire quel sound?
Stava dicendo quelle cose tanto per dirle, perch sperava che lo avvicinassero a Ursula, ma si rese conto, mentre le diceva, che le pensava davvero. Incontr un paradosso analogo quando torn a casa (viveva ancora con i genitori) e tent di scrivere qualcosa che Ursula potesse scambiare per poesia: l'impulso iniziale era disonesto, ma quello che si ritrov a esprimere era un autentico senso di insoddisfazione e struggimento.
E cos per un po' divenne un poeta. Non concluse mai niente con Ursula, ma scopr di avere un talento per le forme poetiche, forse affine a quello per il disegno realistico di donne nude; nel giro di qualche mese si vide accettare una poesia da una rivista approvata dal governo e debutt in un reading di gruppo. I bohmien maschi continuavano a diffidare di lui, ma non le femmine. Poi venne un periodo felice, in cui Andreas si risvegli nel letto di una dozzina di donne diverse in rapida successione, in tutta la citt, in quartieri di cui neppure immaginava l'esistenza, in appartamenti senza acqua corrente, in camere da letto assurdamente strette adiacenti al Muro, in un insediamento a venti minuti a piedi dalla prima fermata dell'autobus. Esisteva qualcosa di pi dolcemente esistenziale del camminare in cerca di sesso alle tre del mattino in quelle strade desolatissime? Del noncurante massacro del regolare ciclo del sonno? Della stranezza di superare una madre in accappatoio e bigodini lungo lo straziante tragitto verso il suo orribile gabinetto? Andreas scrisse poesie sulle sue esperienze, versi complessi che rappresentavano la sua singolare soggettivit in una terra il cui squallore veniva alleviato solo dal brivido della conquista sessuale, e non fin mai nei guai. Negli ultimi tempi il controllo sugli scrittori si era allentato fino al punto da permettere quel genere di soggettivit, almeno nella poesia.
A metterlo nei guai fu una serie di acrostici che creava quando il suo cervello era troppo stanco per la matematica. Ci che trovava riposante in quel genere di poesia era che limitava la scelta delle parole. Come se, dopo il caos dell'infanzia con sua madre, anelasse alla disciplina degli schemi metrici e di altri vincoli formali. A un'altra serata letteraria per dilettanti, in cui gli avevano assegnato solo sette minuti sul podio, Andreas lesse gli acrostici perch erano brevi e non rivelavano il loro segreto a chi li ascoltava, ma solo a chi li leggeva. Dopo il reading, una redattrice della rivista Weimarer Beitrge gli fece i complimenti per le poesie e propose di inserirne alcune nel numero che stava chiudendo. E perch le disse di s? Forse aveva davvero tendenze suicide. O forse era per via del servizio militare incombente che Andreas aveva gi rimandato una volta, suscitando un piccolo scandalo per via della posizione elevata di suo padre. Anche se, com'era probabile, lo avessero mandato in un corpo d'lite, nell'intelligence o alle comunicazioni, non riusciva a immaginare di sopravvivere all'esercito (un conto era la disciplina poetica, e un altro era quella militare). O forse era solo perch la redattrice della rivista aveva pi o meno l'et di sua madre e gliela ricordava: troppo accecata dall'amor proprio e dai privilegi per accorgersi di essere un fantoccio. Doveva credersi una sensibile sostenitrice della soggettivit giovanile, una donna che capiva davvero i giovani d'oggi, e lei e i suoi supervisori dovevano trovare inconcepibile che un giovane ancora pi privilegiato di loro volesse metterli in imbarazzo, perch nessuno di loro si accorse in tempo di quello che tutti avrebbero visto nelle ventiquattr'ore successive alla sua distribuzione:
Muttersprache / Lingua madre
Io
Ich
osservavo

danke
desideri
es
espressi
deiner
da
immensen
irritate
Courage,
corrette
allabendlich.
omissioni
Trume

ermchtigen.
lasciate

andare
Trume

hten
mentre
eines
in

aria
Muttershnchens

ohnmchtigen
galleggiavano
Schlaf.
le
Trumend
opportune

risposte
gelingt
ipocrite.
Liebe
Ottenevo
ohne
subito
Reue:
affetto
In

Oedipus'
e
Unterwelt
interesse
singt
ammirandola

come
ein
un
jauchzender,
lussurioso
aberwitziger
amico
Chor
zelante.
uns
In
Lgen
ogni
aus
negazione
Trumen
era
ins

Ohr.
ammessa
Nur
la

tags
verit.
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Offrivo

silenzi
Yokastes
tanto
Obsession
rumorosi,
und
origliavo
Rasen

sospiri,
sich,
odoravo
ordnungshalber,
colonie
charakterlich.
ignote,
Ich
amavo
aber
la
liege
illusione
im
senza
Schlaf,
mai
Mutter.
obiettarea.

Il clamore che segu fu uno spasso. La rivista venne ritirata in tutta fretta e mandata al macero, la redattrice fu licenziata, il suo capo retrocesso e Andreas immediatamente espulso dall'universit. Usc dall'ufficio del direttore di dipartimento sorridendo cos tanto che gli faceva male il collo. Da come gli sconosciuti si giravano a guardarlo, da come gli studenti che lo conoscevano gli voltavano le spalle vedendolo arrivare, Andreas cap che l'intera universit aveva gi saputo cosa aveva fatto. Ma certo: parlare era praticamente l'unica cosa con cui gli abitanti della Repubblica, tranne forse suo padre, potevano riempire le giornate.
Quando usc su Unter den Linden not una Lada nera parcheggiata in doppia fila davanti all'ingresso principale dell'universit. I due uomini a bordo lo stavano osservando, e Andreas li salut con un cenno che non venne ricambiato. Non pensava che lo avrebbero arrestato, visto chi erano i suoi genitori, ma comunque quell'idea non gli dispiaceva. Se non altro sarebbe stata un'occasione per non ripudiare le sue poesie. E lui, dopotutto, non adorava il sesso? Non gli piaceva da pazzi venire? E allora sarebbe bastato prenderlo alla lettera per capire quale sincero tributo avesse offerto al socialismo dedicandogli la sua gloriOsa eiaculazIone. Persino il suo uccello ribelle si metteva sull'attenti per rendergli omaggio!
La Lada lo segu fino ad Alexanderplatz, e quando Andreas usc dalla U-Bahn in Strausberger Platz, un'altra macchina, anche questa nera, lo aspettava sull'Allee. Nelle due notti precedenti si era nascosto nella dacia sul Mggelsee, ma adesso che l'espulsione era ufficiale non aveva pi senso evitare i genitori. Era una giornata di febbraio stranamente tiepida e soleggiata, l'inquinamento da carbone era leggero e quasi gradevole, non irritante, e Andreas era cos di buonumore che gli venne voglia di avvicinarsi alla macchina nera e spiegare allegramente ai suoi occupanti che lui era pi importante di quanto loro potessero mai sperare di diventare. Si sentiva un palloncino pieno d'elio che cercava di volar via, trattenuto solo da un filo sottile. Sperava di non dover essere mai pi serio in vita sua.
La macchina lo segu fino alla Karl Marx Buchhandlung; Andreas entr e chiese a un commesso maleodorante se avevano l'ultimo numero della Weimarer Beitrge. Il commesso, che conosceva la sua faccia ma non il suo nome, gli rispose bruscamente che non era ancora arrivato.
- Davvero? - disse Andreas. - Credevo fosse arrivato venerd scorso.
- C' stato un problema con il contenuto. Lo stanno ristampando.
- Quale problema? Quale contenuto?
- Non ha sentito?
- Be', no.
Evidentemente il commesso lo trov cos strano che si insospett. Socchiuse gli occhi. - Dovr chiederlo a qualcun altro.
- Sono sempre l'ultimo a sapere le cose...
- Uno stupido vandalo adolescente ha creato un sacco di problemi e fatto sprecare un sacco di soldi.
Chiss perch i commessi delle librerie avevano un odore cos sgradevole...
- Dovrebbero impiccarlo, - disse Andreas.
- Pu darsi, - rispose il commesso. - Il brutto  che ha messo nei guai degli innocenti. Roba da egoisti. Da sociopatici.
Quella parola lo colp al ventre come un pugno. Usc dal negozio abbattuto e incerto. Dunque lui era un sociopatico? Era questo che sua madre e la madrepatria lo avevano fatto diventare? In tal caso, non poteva farci niente. E tuttavia aveva orrore delle etichette diagnostiche che alludevano a qualcosa di sbagliato in lui. Mentre procedeva lungo l'Allee verso la casa dei genitori, sotto un sole che ora sembrava pallido, si affrett a razionalizzare ci che aveva fatto alla redattrice della rivista - tent di dirsi che aveva avuto ci che ogni apparatcik si meritava, che era stata punita per essere stata cos stupida da non notare quell'evidente acrostico, e che, in ogni caso, lui stava subendo conseguenze almeno altrettanto gravi - ma non riusc ad aggirare il fatto di non aver pensato neppure una volta a cosa le stava facendo mentre le dava le sue poesie. Era come se avesse deciso di suicidarsi in macchina buttandosi a tutta velocit contro una vettura piena di bambini.
Frug nei ricordi, in cerca di episodi in cui aveva trattato un altro essere umano come un mero strumento. Non poteva contare i genitori: la sua intera infanzia era stata un casino senza senso. E il dott. Gnel? Non aveva forse provato compassione per lo psicologo e cercato di prendersi cura di lui? Purtroppo l'etichetta di sociopatico mandava a puttane l'esempio di Gnel. Sedurre lo strizzacervelli che indagava sulla sua sociopatia? Il suo movente era a dir poco sospetto. Pens alle donne con cui era andato a letto nel suo periodo di bagordi favoriti dalla poesia, e a quanto si era sentito grato nei loro confronti: quella gratitudine poteva contare come prova a suo favore? Forse. Ma ora non ricordava neppure la met dei loro nomi, e l'impegno che aveva messo nel dare piacere a quelle donne gli sembrava, col senno di poi, solo un espediente per aumentare il proprio. Si accorse con sgomento che non aveva alcuna prova di averle apprezzate come persone.
Strano che avesse sempre vissuto amando quel che era, godendo di se stesso, apprezzando le proprie risorse e la propria leggerezza, per poi scoprire qualcosa di ripugnante quando un commesso, pronunciando una parola a caso, lo aveva costretto a vedersi con oggettivit. Ricord il salto dal ponte: da principio la deliziosa sensazione di fluttuare nell'aria, poi l'inesorabile accelerazione, il terreno che gli correva incontro maligno, velocit incontrollabile impatto dolore. La gravit era oggettiva. E chi lo aveva spinto a saltare? Era facilissimo incolpare la madre. Lui era il suo strumento, un accessorio della sua sociopatia. C'era una violenza sommersa ma assassina in ci che lei gli aveva fatto, ma essere un'assassina non si conciliava con il suo amor proprio, e per questo, per aiutarla, Andreas era saltato gi dal ponte, per questo aveva pubblicato quelle poesie.
La macchina nera lo tallon fino a casa e si ferm quando Andreas varc la soglia. Di sopra, all'ultimo piano, trov l'appartamento insolitamente pieno di fumo di sigaretta, un portacenere stracolmo sul tavolino in stile finto danese. Cerc Katya in camera da letto, nello studio, nella propria stanza, e infine in bagno. Era sdraiata per terra accanto al gabinetto, nella posizione semifetale di un cadavere di neonato, gli occhi fissi sulla base della tazza.
Per un istante gli si contorsero le viscere. Era di nuovo un bambino di quattro anni, affranto nel vedere in difficolt la sua amatissima mamma dai capelli rossi. Gli torn in mente ogni cosa, soprattutto l'amore. Ma il fatto che gli tornasse in mente lo fece arrabbiare.
- Ah, eccoci qua, - disse. - Che succede... le sigarette ti danno la nausea?
Lei non si mosse e non rispose.
- Bisogna andarci piano, quando si riprende un vizio dopo vent'anni.
Nessuna reazione. Andreas si sedette sul bordo della vasca.
- Proprio come ai vecchi tempi, - disse in tono gioviale. - Tu sul pavimento in fuga dissociativa, io che non so cosa fare. Sei incredibilmente ad alto funzionamento, per una pazza. Sono l'unico ad avere il privilegio di vederti sul pavimento.
Katya soffi fuori l'aria e le sue labbra si aggrapparono fievolmente al respiro, formando qualche debole fricativa ma nessuna parola.
- Scusa, non ho capito, - disse Andreas.
Il respiro successivo parve formare le parole cosa ti prende.
- Cosa mi prende? Non sono io quello sdraiato per terra in fuga dissociativa.
Nessuna reazione.
- Scommetto che in questo momento stai riconsiderando la tua decisione di non abortirmi. Aspettare vent'anni perch lo facessi da solo  stato molto pi doloroso.
Katya non batteva neppure le palpebre.
- Se mi cerchi sono nella mia stanza, - disse Andreas, alzandosi in piedi. - Magari vuoi venire a vedermi mentre mi masturbo... a proposito di riprendere i vecchi vizi.
In realt non aveva voglia di farsi una sega, e non pensava che la voglia gli sarebbe mai tornata. Non era neppure assonnato o depresso, e non gli andava di sdraiarsi. Era in una condizione a lui sconosciuta, la condizione di non avere assolutamente nulla da fare. Non aveva motivo di studiare matematica o logica o di scrivere poesie, non aveva voglia di leggere, non aveva l'energia per mettersi a buttare via roba, non aveva responsabilit, non aveva niente. Pens di fare le valigie, ma non gli veniva in mente nulla che volesse portare con s da qualche parte. Aveva paura che se fosse tornato in bagno avrebbe preso a calci sua madre, e anche se gli schiaffi di suo padre potevano farla tornare in s, dubitava che i suoi colpi sarebbero serviti a qualcosa. Si appollai sul davanzale e guard la macchina nera parcheggiata gi in strada. L'uomo sul sedile del passeggero leggeva il giornale. Andreas avvert l'intensa futilit di quella posa.
Dopo qualche ora squill il telefono. Andreas indovin che era suo padre e che non toccava a lui rispondere. Gli andava bene cos, perch aveva paura di parlare con lui. E forse non era del tutto sociopatico, in fin dei conti, perch al pensiero della rabbia, della vergogna e della delusione di suo padre gli vennero le lacrime agli occhi. Suo padre era il coscienzioso bambino tedesco che credeva nel socialismo. Lavorava sodo, aveva una moglie disturbata, e aveva amorevolmente cresciuto un figlio che non era suo, nemmeno spiritualmente. Oltre alla compassione, Andreas prov anche un senso di identificazione con suo padre, che condivideva con lui il fardello di Katya.
Il telefono continu a squillare. Era un surrogato degli schiaffi, ma cos attenuato dalla distanza che Andreas cont pi di cinquanta squilli prima di sentire sua madre rialzarsi. I passi felpati e incerti dei suoi piccoli piedi. Gli squilli cessarono, e Andreas la sent mormorare qualcosa e poi riagganciare. Dai rumori cap che si stava ricomponendo. Quando infine si avvicin alla sua stanza, camminava con passo svelto e aveva ricostruito la sua falsa identit.
- Devi andartene di qui, - gli disse dalla soglia. Aveva in mano una sigaretta accesa e il portacenere, che aveva svuotato.
- Ma non mi dire.
- Per adesso non ti arresteranno, grazie a tuo padre. Naturalmente la situazione potrebbe cambiare in ogni momento, dipende da come ti comporti.
- Ringrazialo da parte mia. Sul serio.
- Non lo fa per te.
- Ringrazialo ugualmente. Ci guadagno anch'io.  stato un bravo patrigno.
Katya non abbocc, ma aspir il fumo con forza, senza guardare Andreas.
- Che sapore hanno, dopo tanti anni?
- Non  escluso che tu possa partire adesso per il militare. Sarebbe un servizio duro, nella base peggiore, e saresti sorvegliato. Il tuo rinvio  stato costoso e imbarazzante per tuo padre, e ora mi faresti un immenso favore se partissi. Forse ricorderai che ho interceduto in tuo favore.
- Hai mai fatto altro che intercedere in mio favore? Tutto quello che sono lo devo a te. Mamma.
- Ci hai messi entrambi in una posizione terribile. Soprattutto me, visto che sono stata io a intercedere. Ora la cosa migliore che puoi fare  accettare questa offerta cos misericordiosa.
- Un-du un-du. Sei impazzita? - Andreas scoppi a ridere e si diede una pacca sulla fronte. - Scusa, domanda indelicata.
- Accetterai l'offerta?
- Quanto lo desideri? Abbastanza da fare una chiacchierata sincera con me?
Lei aspir una boccata con perizia da ex fumatrice. - Sono sempre sincera con te.
- Lo vedi cosa intendo? Non sar facile per te. Ma basta che tu dica la verit, per una volta, e io partir.
Katya aspir un'altra boccata. - Non  un accordo equo se ti rifiuti di credere alla verit.
- Fidati. Se me la dirai, la riconoscer.
- L'unica altra possibilit  che tu interrompa definitivamente ogni contatto con noi e ti arrangi da solo.
Il fatto che potesse dire una cosa del genere, e dirla con tanta freddezza, fu un colpo inaspettatamente doloroso. Andreas cap che, a suo modo, era davvero sincera: in casa del Sottosegretario Wolf non c'era posto per due squinternati. Suo padre faceva gi abbastanza fatica a coprire lei, a sistemare i suoi casini, a tirarla fuori dai roseti. Aveva fatto incarcerare almeno un suo amante, aveva compiuto altri incalcolabili miracoli di occultamento, e Katya non era cos svitata da non saper riconoscere una cosa preziosa quando l'aveva. Andreas era stato un suo motivo d'orgoglio quando era il bambino pi precoce del mondo, quando era innamorato di lei, quando era il suo bel principino. Ma dopo aver visto i disegni che faceva, Katya aveva subito fatto la spia a suo padre e lo aveva fatto mandare da uno psicologo, e adesso non aveva pi bisogno di lui. Era arrivato il momento di dargli il benservito.
E di nuovo gli venne da piangere, perch, malgrado fosse arrivato a odiarla, stava per cercando, anche adesso, di fare colpo su di lei e guadagnarsi la sua approvazione, costruendo schemi metrici e portandole tesine su Bertrand Russell come prova lusinga-madre del suo straordinario intelletto. Aveva persino creduto, in un certo senso, che l'ingegnosit di Muttersprache le sarebbe piaciuta. Aveva vent'anni ed era gonzo come sempre. E non voleva lasciarla. Quella era la parte pi triste e malata. Era ancora un bisognoso bambino di quattro anni, tradito da qualche stronzata successa al suo cervello prima che avesse un io in grado di ricordare.
Guard le belle dita di sua madre spegnere la sigaretta. L'angoscia dell'abbandono gli dimostrava quanto fosse dipendente da lei.
- Ti sei scopata uno studente per sei anni, - le disse. - Te lo sei scopata per tanto tempo che  diventato un tuo collega.
- No, - rispose lei con calma, quasi annoiata. - Non avrei mai fatto una cosa del genere.
- Sei rimasta a casa da sola per tutto l'autunno in cui sono stato concepito.
- No. Tuo padre non ha mai fatto viaggi cos lunghi.
- E poi, dopo che sono nato, hai continuato a scoparti il tuo collega.
-  completamente falso, - disse Katya. - Ma immagino che non abbia importanza, visto che non hai intenzione di credermi. Ti chiedo, per, di non usare la parola scopare con tua madre.
Quel rimprovero, per quanto lieve, era quasi senza precedenti. Tutto il suo metodo di madre si era basato sul rifiuto della correzione diretta.
- Perch un uomo istruito che non avevo mai visto - disse Andreas -  venuto a cercarmi al campo di calcio per raccontarmi una storia del genere?
La faccia di sua madre si trasform in una maschera.
- Mamma? Perch lo avrebbe fatto?
Lei batt le palpebre e si riscosse. - Non ne ho idea, - disse. - C' un sacco di gente strana al mondo. Se  questo che ti ha turbato per tutti questi anni... - Si accigli.
- S?
- Mi viene in mente che abbiamo una terza possibilit. Possiamo farti ricoverare in un ospedale psichiatrico.
Andreas scoppi a ridere. - Sul serio? Questa sarebbe la terza possibilit?
- Temo che abbiamo ignorato le tue richieste di aiuto per troppo tempo. Ma questa non possiamo ignorarla, e non  troppo tardi per aiutarti. Ora che ci penso, procurarti l'aiuto che ti serve potrebbe essere l'alternativa migliore.
- Mi credi malato di mente.
- Niente affatto. Non si tratta di malattia mentale, ma di estrema sofferenza emotiva. In quel campo di calcio hai subto un trauma di cui non ci hai parlato. Una cosa del genere pu lasciare strascichi pesanti.
- Eh, gi.
Lo sguardo di Katya vag verso il corridoio. - Andreas, pensaci, - disse. - La mia famiglia ha una storia di sofferenza emotiva. Ho paura che ti sia stata trasmessa.
- Saltando una generazione, naturalmente.
- Penso che quello che hai fatto a me e a tuo padre si possa definire un gesto molto disturbato. Penso di avere il diritto di sdraiarmi sul pavimento del bagno.
- Quando ci ritorni portati un cuscino. Il pavimento  duro.
- Ammetto di avere avuto sbalzi d'umore, nel corso degli anni. Ma non sono stati altro che questo, sbalzi d'umore. Mi dispiace se hai fatto fatica a conviverci. Non credo che bastino a spiegare quello che ci hai fatto.
- Ho la mia personale malattia mentale.
- Bene, - disse sua madre, voltandogli le spalle. - Pensaci, per favore. Credo sia un bene che abbiamo parlato in tutta sincerit.
Il fatto che Andreas dovesse soffocare l'impulso di correrle dietro e ucciderla con il primo oggetto a portata di mano non era un buon segno per la sua salute mentale. D'altronde, il fatto che fosse riuscito a soffocarlo era un segno leggermente migliore. E il suo impulso successivo - correre in strada a cercare una ragazza da sbattersi - non era solo ragionevole, ma anche del tutto praticabile. A questo punto le sue credenziali di bohmien erano solidissime. Butt un po' di vestiti e libri dentro una sacca di tela. Nei sette anni successivi avrebbe rivisto sua madre solo due volte, per caso, da lontano.
Continu a piovigginare per tutta la settimana, con acquazzoni intermittenti, e per tre notti Andreas pens ossessivamente alla pioggia, chiedendosi se fosse un bene o un male. Quando riusciva ad addormentarsi per qualche minuto faceva sogni che di norma avrebbe trovato ridicolmente ovvi - un corpo che non era pi nel posto dove lo aveva lasciato, un paio di piedi che spuntavano da sotto il letto quando qualcuno entrava nella sua stanza - ma che in quelle circostanze erano veri incubi, da cui generalmente sarebbe stato contento di risvegliarsi. Ma ora essere sveglio era anche peggio. Consider il lato positivo della pioggia: niente luna. E il lato negativo: impronte di piedi e pneumatici. Il lato positivo: scavo facile e gradini scivolosi. E il lato negativo: gradini scivolosi. Il lato positivo: la pioggia puliva. E il lato negativo: il fango... L'ansia aveva una vita propria, gli ribolliva dentro. L'unico pensiero che gli dava sollievo era che Annagret stava sicuramente peggio di lui. Il sollievo era nel sentirsi collegato a lei. Il sollievo era nell'amore, nello sconcerto di avvertire la sua sofferenza pi intensamente della propria; di tenere a lei pi che a se stesso. Finch riusciva ad aggrapparsi a quel pensiero e a esistere dentro di esso, poteva pi o meno respirare.
Una divinit d forma ai nostri piani6...
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FINE Parte 1.